“Ci sono molti
Bollani che scorrazzano per l’Italia. Ce n’è uno che fa il
conduttore radiofonico. Un altro fa l’imitatore di cantanti e non
solo (favolosa la sua imitazione di Paolo Conte e straordinaria
quella di Enrico Rava). Poi ce n’è uno carioca che impazza nelle
favelas di Rio de Janeiro. C’è pure uno scrittore un po’ così.
Un altro fa il pianista di musica classica. Hanno tutti un elemento
in comune: si chiamano Stefano e si assomigliano paurosamente”.
Con queste parole quasi
woodyalleniane Enrico Rava, nella sua postfazione, fotografa
con ironica sintesi le direttrici lungo le quali si muove questo
volume realizzato “per” e “con” Stefano Bollani, un
libro in cui il pianista interloquisce, spiega, racconta, viene
raccontato, descritto; non una biografia nel senso classico del
termine, anche perchè l’andamento cronologico della narrazione è
un filo sottile, una sorta di traccia lungo la quale l’artista si
racconta con aneddoti, flashback, battute, “duellando” con gli
autori sul filo del sorriso.
La prefazione di David
Riondino, del resto, lascia intendere da subito quale sia il
senso di “La Sindrome di Bollani”: non solo, dunque,
Bollani pianista, ma anche Bollani uomo di spettacolo, uomo curioso,
persona che non si accontenta di essere un pianista in senso stretto
ma, sull’onda della propria inesauribile curiosità, cerca sempre
di allargare i propri orizzonti artistici, accetta, anzi ricerca
collaborazioni con altri musicisti non tanto nell’ottica del
confronto, quanto in quella dello scambio di esperienze, di
attitudini, in una sorta di continua sperimentazione artistica ed
umana.
L’elemento che,
peraltro, risulta evidente leggendo queste pagine è la profonda
coerenza di Bollani nell’affrontare esperienze artistiche
decisamente differenti; mondi musicali apparentemente lontani, dal
jazz con Enrico Rava alle collaborazioni con la Banda Osiris o
Elio e Le Storie Tese, le varie esperienze nelle band in cui
ha suonato, le apparizioni televisive, questo bagaglio di conoscenze
filtrato da un approccio che abbiamo detto essere sincero e
genuinamente esplorativo testimonia l’onestà intellettuale ed
artistica di un uomo che, comunque sia, ci tiene ad essere prima di
tutto un pianista… anche se con diversi sdoppiamenti di
personalità!!!
Vincenzo Martorella
Vanni Editore
2009
227
