A meno di un anno da ‘CSI – È stato un tempo il mondo’, pubblicato in occasione del trentennale dell’album “Ko De Mondo”, Donato Zoppo torna in libreria con un nuovo volume, Eroi nel vento, edito sempre da Aliberti e dedicato ad un altro illustre esordio, quello di “Desaparecido” dei Litfiba, uscito esattamente quarant’anni fa, nel 1985.

L’Autore adotta anche questa volta un punto di vista “corale”, ripercorrendo la genesi e la realizzazione del disco insieme a molti dei suoi protagonisti: Piero Pelù, cantante e frontman del gruppo, il bassista Gianni Maroccolo, il chitarrista Ghigo Renzulli, il tastierista Antonio Aiazzi e il produttore Alberto Pirelli. Sono presenti anche Francesco Magnelli, il “sesto Litfiba” coinvolto nella produzione, e Federico Fiumani, esponente della band “rivale” (nessuna competizione ci fu, in realtà) dei Diaframma, oltre a una serie di figure che, a vario titolo, gravitavano intorno alla formazione e contribuirono alla produzione di quello che si rivelò il disco più importante della prima new wave italiana (insieme, a giudizio di chi scrive e non solo, a “Siberia” degli stessi Diaframma). Non può mancare un commosso ricordo di Ringo De Palma, batterista scomparso nel 1990, forse non ineccepibile dal punto di vista tecnico ma in grado di dare la giusta coesione ai brani dei Litfiba con il suo collante ritmico e, soprattutto, persona unica nell’animare le situazioni con il proprio umorismo e la sua personalità eclettica. A ciascuno di loro viene dato spazio in un capitolo: ne risulta una narrazione stratificata, sfaccettata, quasi “cubista” poiché la medesima vicenda viene presentata, a più riprese, da molteplici punti di vista.

I Litfiba, nel 1985, erano una band con una discreta esperienza alle spalle: avevano pubblicato alcuni singoli e l’album “Eneide di Krypton”, colonna sonora di uno spettacolo teatrale di Giancarlo Cauteruccio. Nati cinque anni prima, avevano totalizzato oltre un centinaio di concerti, dal vivo avevano una grandissima forza e i loro live erano eventi unici, memorabili, anche grazie alla carismatica presenza scenica del vulcanico Pelù, con la sua chioma fluente, il torso nudo, i suoi fantasiosi costumi e monili e i clamorosi tuffi sul pubblico.
La Firenze di quegli anni, mirabilmente descritta da Pier Vittorio Tondelli nel suo ‘Un weekend postmoderno – Cronache dagli anni Ottanta’, era una città strabordante di energia, ricchissima di fermenti musicali e culturali: il capoluogo toscano aveva dato i natali a band come i già citati Diaframma e i Moda e a etichette indipendenti come Materiali Sonori, Contempo e la stessa IRA, fondata da Alberto Pirelli. Uno dei luoghi emblematici della vitalità fiorentina era la cantina di Via De’ Bardi 32, buia, umida e fumosa, in cui la band si riuniva per comporre e alla quale si accedeva tramite una ripidissima scalinata. Non si trattava di una semplice sala prove ad uso esclusivo del quintetto, ma di una autentica fucina in cui forgiare nuovi brani e perfezionare quelli già esistenti; da qui, poi, transitavano anche altri esponenti del panorama musicale locale. Essa era, per dirla con Bruno Casini, “l’open space della new wave cittadina, un luogo tellurico”, un autentico punto di riferimento per l’intera città.

Nel 1985 i tempi erano maturi per la realizzazione di un album, dato che la band aveva già da parte moltissimo materiale. Solitamente i pezzi prendevano forma in cantina, in lunghe jam session, e i testi di Piero si “incastravano” nella fase finale. Le composizioni venivano poi sperimentate e rodate durante i live. Nello studio GAS ebbero luogo la registrazione e la selezione delle tracce da inserire nel disco. Tematica ricorrente in “Desaparecido” è quella antimilitarista, particolarmente cara a Pelù, “disertore” convinto (aveva prestato il servizio civile quando all’epoca questa scelta era relativamente poco diffusa) e da questo spirito erano nati testi come Eroi nel vento e Guerra. Di ispirazione autenticamente psichedelica è invece Pioggia di luce; Lulù e Marlene fa riferimento alle algide e affascinanti figure di Louise Brooks e Marlene Dietrich, mentre Tziganata è un omaggio di Piero, da sempre affascinato dal mondo rom e sinti, alla cultura gitana. Istanbul, infine, rievoca atmosfere mediterranee e orientali.

I diversi contributi raccolti da Zoppo, e quello di Pelù in particolare, lasciano trapelare una certa insoddisfazione verso il prodotto discografico finito, che risultò inferiore, a livello di suono, rispetto alla potenzialità espressiva che i brani avevano dal vivo. Qualche vicissitudine si lega anche alla realizzazione della copertina: quella ufficiale italiana, con il logo blu su uno sfondo di pietre, non venne ritenuta all’altezza per il mercato francese, che adorava la band fiorentina, e per il quale fu prescelto un ritratto del gruppo.
L’indagine di Donato Zoppo conferma, attraverso le testimonianze e i riscontri, come “Desaparecido” sia una pietra miliare del rock nostrano e uno dei prodotti più significativi della nuova ondata di “nuova musica italiana cantata in italiano” generata da quella Firenze che negli anni Ottanta esplodeva di creatività. Sottolinea inoltre l’importanza del luogo in cui l’album venne concepito, il seminterrato di Via de’ Bardi, del quale il palco era il “prolungamento carnale”; lo scantinato fu fondamentale nella nascita del progetto ed è tuttora meta di pellegrinaggi da parte degli aficionados dei Litfiba, al punto da recare una targa commemorativa.
L’album andò poi a comporre, insieme ai successivi “17 re” e “Litfiba 3”, la cosiddetta ‘trilogia del potere’, che affrontava in modo inedito tematiche quali guerra, diserzione, rivoluzione e dittatura: ma questa è un’altra storia, ancora tutta da raccontare.

Litfiba
Aliberti Editore
2025
176
16.90
