Ass. Culturale
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Luigi Maieron vive in un piccolo paese a ridosso delle Alpi
Carniche. Quando va all’unica osteria di questo paese, la gente gli chiede come
sia possibile che qualcuno fuori dal Friuli possa venire ad ascoltare le sue
canzoni in dialetto carnico stretto. Effettivamente queste persone non hanno
torto, perché a meno che non lo si parli quel dialetto, delle canzoni di
Maieron non si capisce quasi nulla. Eppure la gente va ad ascoltarlo, pur non
riuscendo a comprendere più di mezza frase in ciò che canta. A questo punto
verrebbe facile dire che la musica supera i confini linguistici, che la forza
delle storie va ben oltre gli steccati culturali e via dicendo, come se tutti
avessimo in casa quel tal disco di quel tale cantautore maghrebino o di quel
talaltro folk-singer gaelico. In realtà la questione è molto meno, diciamo
così, antropologica e molto più umana, e quindi semplice: Luigi Maieron,
semplicemente, è una persona vera. A Bergamo, per il concerto organizzato dall’Associazione Culturale Soffia nel Vento, sale sul palco accompagnato da
Franco Giordani al mandolino e bouzouki, da Michele Gazich al violino e addirittura da Ellade Bandini alla batteria (che farà spettacolo per tutta la
serata). Imbraccia la chitarra, spiega la prima canzone (A passo di donna, una delle poche in italiano) e la canta. Spiega
la seconda (Ognun bale cun so agne) e
la canta. E via così. Sobrio ma profondo, a volte retorico ma estremamente
sincero. Ribadisce più volte che col dolore bisogna fare i conti e che sarà
sempre la parte femminile del mondo a salvarci. Parla di un uomo che ha perso
una gamba e per tirare su qualche soldo si è messo a predire il futuro tentando
di consolare le persone dai loro travagli (Mago
Tiraca
) e di una donna che è andata a cercarsi il marito via per lavoro di
là dalle Alpi e l’ha trovato tra le braccia di un’altra (La neve di Anna). Circonda il tutto con poche e umili note che
balzano rapide tra country e folk irlandese, musiche di pochi fronzoli come lui
ma anche accoglienti come lui, che approccia il pubblico piano piano, con
discrezione, come se non fosse normale che la gente venuta in teatro stesse lì
per ascoltarlo. E alla fine riesce pure a fare cantare – in dialetto carnico –
il ritornello di Mago Tiraca al
pubblico bergamasco, non prima però di aver tirato fuori dai tempi più remoti
una canzone popolare che si chiama come un paesino dei suoi luoghi, Mieli, e nella quale si sente tutta la
sconfitta e il dolore possibile. E non fa proprio nulla se, ancora una volta,
del testo non abbiamo capito una parola che sia una.

Artista:
Luigi Maieron
Location Concerto:
Auditorium P.zza Libertà, Bergamo
Data Concerto:
25/10/2008