Si può emergere nascondendosi? Nicolò Piccinni vorrebbe celarsi dal presente, dalle storture che affastellano il nostro tempo. Per farlo ha deciso di nascondersi sotto il mare. Ma lungi dall’essere un locus amoenus, le profondità dell’acqua possono nascondere insidie. Come sempre siamo noi i peggiori nemici di noi stessi, siamo noi stessi che creiamo l’acqua nera che ci perseguiterà. L’album mareAmare non segue una scia ben precisa, ma nasconde le sue smanie da concept nelle pieghe semantiche, in piccoli gruppi di canzoni collegate tra di loro.

Però c’è innanzitutto da apprezzare ciò che non si sentiva da un bel po’ di anni: le tracce non tagliate, ma che si collegano tra loro, sfociano una nell’altra, ci trasportano già in un abisso, o meglio in un luogo underground dove conta l’oggetto album, o almeno la confezione di opera, non l’immediatezza della canzonetta da radio.
E la tecnica è sicuramente collegata alla fluidità del tema. Se si prende ad esempio il gruppetto di più esplicito collegamento, ovvero ciò che parte da Malladrone e arriva almeno fino a Pesce nero (ma forse ingloba anche Lampade ad olio), si nota un’evoluzione dell’immersione in un pozzo lurido, fatto sì di rifiuti da fognatura, ma anche di scarti da cloaca della società. In fondo a Il pozzo il protagonista è costretto a bere l’acqua putrida dei rifiuti della società, bere o affogare: è il tema alla Genesis del we’ve got to get in to get out, bisogna entrarne per uscirne, da Carpet crawlers quindi alla Chamber of 32 doors che ci permetta di uscire.
Qui si esce attraverso uno strumentale (Pesce nero), non improntato sul virtuosismo, ma sulla struttura, in cui alcuni parlati da marinaio, ci danno comunque il conforto di essere usciti allo scoperto. Lampade ad olio è un’uscita abbastanza ottimista, o almeno scanzonata, in cui la voce di Federico Sirianni ci aiuta a tuffarci in un mar Egeo, in un’atmosfera da rebetico, anche se musicalmente siamo lontani. Sembra uno di quei blues ironici tipici di Max Manfredi; e così Piccinni si tuffa proprio in questo mondo underground.

Infatti sono anche tante le collaborazioni: oltre a Sirianni ci sono Liana Marino, Rossana De Pace, Bunna degli Africa Unite e altri cantanti o performer più o meno noti. Inoltre esiste anche un libro ispirato all’album e illustrato da Sara Zollo (Morsi Editore).
E non c’è solo un punto di vista: il mare è anche quello di internet, del presente che ci dà l’illusione di essere sempre collegati col mondo; e così gli Internauti che accompagnano il cantante nella realtà, entrano anche prepotentemente come personaggi nei contenuti, come si esplicita nel pezzo Internauta.
C’è da dire che però non tutte le canzoni presentano un arrangiamento originale: si indugia un po’ troppo a volte nello standard che impone oggi il sound delle registrazioni. Con queste potenzialità e questo progetto, avremmo osato un po’ di più. Ma alcuni brani invece sono proprio confezionati bene. E oltre a questo sono canzoni singole interessanti, incastonate perfettamente nella trama dell’album. È il caso di quello che reputo il brano migliore, Cura di te: nell’economia dell’album “l’io” ritrova un senso isolato dal mondo esterno, ed è quello di prendersi cura del “tu”; fuori dalla storia, è un brano molto gradevole, con una melodia che sta nelle orecchie, eppure non mi sembra di ravvisare nessun antecedente diretto. Insomma Cura di te è un’ottima intuizione melodica, una perla nel mare dell’opera.

Nicolò Piccinni & gli Internauti
MAM Recording Studio
01. Arianna
02. Sott’acqua
03. Cura di te
04. Aldiqua
05. Internauta
06. 11 anni dopo
07. Malladrone
08. Il pozzo
09. Pesce nero
10. Lampade ad olio
11. Messaggio per nessuno
12. Pugile di mare
Nicolò Piccinni & gli Internauti
2024
52:47
