Chi si aspettava il solito Max Gazzè nell’esibizione al Ciak del
nuovo tour del cantautore romano è rimasto spiazzato sin dal primo accordo.
Della sua ispirazione a metà tra rock e canzone d’autore si percepisce solo
qualche accenno e il Ciak si trasforma in un grande laboratorio sonoro. Il
nuovo spettacolo dell’artista romano è sorprendente, l’idea di portare sui
palchi d’Italia “Casi ciclici”, un “concept live elettroacustico” distorce le
sue deliziose ballate, ma non lascia deluso il pubblico. Mescolare sonorità elettroniche
e arrangiamenti acustici è un’altra delle azzardate ma felici intuizioni di Gazzè,
che per l’occasione ha voluto accanto musicisti esperti e creativi, in grado di
sintetizzare magistralmente due anime musicali. Avvolti da un fascio di luce bianca
e fluorescente si materializzano sul palco Megahertz
(al secolo Daniele Dupuis, polistrumentista padovano già al lavoro con Morgan)
che mette mano a sintetizzatore e theremin e un elegante Sergio Carnevale, batterista dei Bluvertigo, da sempre attento alla
sperimentazione sonora. I due accolgono Gazzè che si presenta basso tra le
braccia e chioma di capelli arruffati. Uno dopo l’altro sfilano senza
interruzione pezzi tratti dal recente album “Tra l’aratro e la radio” e brani
storici: fa uno strano effetto non riconoscere subito cose note come L’uomo più furbo, Una musica può fare, Annina, La favola di Adamo ed Eva o le
sanremesi Il timido ubriaco e Il solito sesso stravolte da un
arrangiamento eccentrico e zeppo di rumori sinuosi. Eppure nessun brano perde
d’ironia e grazia originali. Ci si abitua al groove “sintetico-sinfonico” in
cui Gazzè trascina il pubblico, che partecipa in crescendo. Alle spalle dei tre
musicisti è schierato il quartetto d’archi EdoDea
che aggiunge quella giusta dose di pathos ai brani in scaletta. Una graziosa
fanciulla di nome Silvia Catasta guida il quartetto ed è sua la mano sugli
arrangiamenti sinfonici di tutto il live. Il palco è scarno, dominato da luci e
sonorità sempre diverse ma soprattutto da un unico ledwall su cui appare lo
stesso Max, che interviene come un irriverente alter ego con commenti
esilaranti allo spettacolo in corso. L’idea surreale è del duo Pastis (Marco e Savrio Lanza). Il
momento più suggestivo è nel finale: Cara
Valentina diventa un piccolo capolavoro, sintetizzatori e sezione ritmica
tacciono e sono solo archi e voce a restare accesi come una fiamma.
Max Gazzè
Teatro Ciak, Milano
28/03/2009
