Ispirato; non è possibile trovare nessun’altra definizione per Miserie, l’ultimo lavoro del ligure Gioacchino Costa, autentico talento, ex enfant prodige – ha girato il mondo col gruppo folk U castellu de Ciavai -, poi scoperto dal mai abbastanza compianto Armando Corsi, che gli ha fatto incontrare il meglio della “scuola genovese”, da Max Manfredi a Mario Arcari, fino a Roberta Alloisio e al produttore Raffaele Abbate. E su questo solco continua la sua produzione, presentando otto composizioni intense, profonde, che, pur rendendo omaggio alla migliore tradizione cantautorale (Dalla in primis, e non suoni strano, per un ligure), si smarcano da qualunque ascendenza, grazie a una serie di tocchi esperti, originali, a volte sorprendenti.

Si ascoltino, ad esempio, il coro e i fiati in Stella, che improvvisamente irrompono, per dare fiato a una storia d’amore e di tormento; oppure Senza Fiato, una ballata in punta di corde, in cui la chitarra sembra essere l’ombra dell’anima del musicista, in un controcanto emozionante, che travalica ogni genere, per arrivare al cuore, con un parlato che dona più di un brivido. Merito di Costa, che sa dare voce ai propri sentimenti, con testi poetici, interpretati in modo duttile, dai toni bassi fino al falsetto, senza scimmiottare nessuno, restando solo, semplicemente, se stesso: un uomo di fronte alle proprie insicurezze, come in Un Cane, “nata parlando di cose pesanti tra il fumo e le paranoie di ognuno dei presenti”, descrizione perfetta del dolore e di “disastri segreti” impossibili da condividere, da esprimere solo per immagini oniriche. E merito di Sergio Vallarino, alias Zibba, che non si è limitato a spingerlo a ritrovare, dopo anni, la motivazione per tornare a comporre – e meno male! -, ma ha anche composto con lui le tracce del disco e ne ha seguito la direzione artistica. Così l’ascoltatore si trova coinvolto nel mondo di Costa, tra palpiti al pianoforte che dialogano con l’elettrica, come in Maledetta, e versi che si incidono in noi con autorevolezza, sottolineati come sono da percussioni vibranti e dal sax, che ci trascina con sé in un assolo conclusivo, come in Cosa siamo.
La lettera che il cantautore scrive all’”amico mio” in Salvo potrebbe essere una sorta di mantra, da ripetersi ogni qualvolta ci sentissimo soli: “la solitudine è la verità, è la canzone che ci salverà”. Salvarsi ascoltando una canzone: la bella musica sa fare anche questo.

Altafonte/BOC music/Lab22
01. Perso
02. Senza fiato
03. Un cane
04. Stella
05. Salvo
06. Macerie
07. Maledetta
08. Cosa siamo
Zibba
Gioacchino Costa: chitarra e voce - Stefano Riggi: sax - Alice Nappi: violino - Gianka Gilardi: batteria - Valentina Lattanzi, Camilla J. Folino: cori
2024
24:28
