Non ci poteva essere un binomio meglio assortito
per dare conto alla città di Bologna di quali siano le potenzialità della
musica italiana di oggi. Mentre le case discografiche continuano a sciorinare i
loro peana sul fallimento del business dietro alla musica, c’è chi come i Bachi da Pietra e Moltheni ha imboccato da anni una via, quella della qualità e della
personalità, dimostrando che si sbagliano. E di grosso. Che ascoltassero, i disfattisti, il set
infuocato di Bruno Dorella e Giuseppe Succi, che si facessero prendere per mano
da Lui verrà per essere trascinati nel sabba. Perché la musica dei Bachi
non è che l’unico blues possibile (vedi l’esecuzione Primavera di sangue)
di questi “cazzo di anni zero”. La desolazione cui stiamo assistendo è
musicabile solo con una chitarra così animata (nel senso che riceve un’anima) e
sapientemente violentata. Tarlo della sete e FDB dall’ultimo cd
attraggono sotto il palco anche chi è qui solo per ciò che avverrà dopo
(ragazzine che hanno mandato a memoria L’amore acquatico come se fosse
Battisti-Mogol). Il rito del sangue è compiuto. Quando
sul palco sale Moltheni, agghindato sempre più come un menestrello di
altre pianure, più vaste e magiche, il pubblico è cresciuto tanto in numero da
fargli esclamare di non aver mai visto tanta gente a un suo concerto bolognese.
Il set spazia lungo tutta l’oramai vasto repertorio, ma si concentra
soprattutto sui brani che permettono al gruppo sul palco di variare sul tema,
come quelli di “Toilette memoria”. Non sono rare le code psichedeliche (La
mia bocca da urlo, sapientemente colorata di ’67 o giù di lì) che mostrano
come la capacità live di Moltheni e della sua band siano oramai affinate e
mature, con un sezione ritmica trascinante. Che vengano quelli che dicono che il rock è
morto e si rendano conto di quanto il pubblico abbia aspettato Eternamente,
nell’illusione di te, quasi si trattasse di un orgasmo trattenuto. Che
vengano a sentire le canzoni scritte da un ragazzo venuto praticamente dal
nulla dieci anni fa, che vengano a sentire la forza ieratica della sua voce.
Che vengano i sedicenti critici a sentire che suono ha la musica di oggi e si
rendano conto di quante ragnatele ostruiscono le loro orecchie.
Moltheni+Bachi da Pietra
Estragon, Bologna
07/03/2009
