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In concomitanza con
l’ultimo Bergamo Jazz e col suo ottantesimo compleanno (traguardato
in una forma del tutto invidiabile), Gianni Bergamelli ha
tenuto presso il Centro S. Bartolomeo una bellissima mostra,
collegato alla quale era il lussuoso volume di cui ci occupiamo,
ancor più prezioso se considerato che vi è allegato un cd che dà
conto anche dell’altra pelle dell’artista bergamasco: il jazz,
appunto. Partendo di qui, diciamo dunque che il pianoforte di
Bergamelli vi si ascolta nelle situazioni più disparate (la sua
discografia, di cui questo è un compendio, vanta del resto svariati
titoli), che avrebbero peraltro meritato un minimo di booklet,
una scaletta esplicitata, che invece mancano. C’è l’illustre
collega Gianluigi Trovesi, anzitutto, che proprio nei gruppi
di Bergamelli mosse i primi passi nel jazz e che qui, al sax alto,
duetta con lui, o è solista di formazioni più larghe (in primis
l’Orchestra Salmeggia di cui Gianni è un po’ il
factotum), mentre altre presenze di spicco sono la fisarmonica
di Gianni Coscia, il trombone di Dino Piana, forse su
tutte il sax tenore di quel Gianni Basso, scomparso l’estate
scorsa, cui va l’ultimo pensiero (sotto forma di quadro,
ovviamente) rivolto nel volume da Bergamelli, suo grande amico. Il
terreno è per lo più quello della canzone riletta in jazz (o
comunque lì vicino), da Parole parole a Ma l’amore no,
da Kramer a Trenet, da Malafemmena a un’Estate in
piano solo. Un ascolto del tutto godibile.

Venendo al volume, il
corpus centrale – e il vero motivo d’interesse – vi è
costituito dalle decine di tavole a colori che riassumono la più
recente produzione bergamelliana (al cui centro – rilievo quasi
ovvio – sta da sempre l’universo musicale), con quegli
agglomerati polimaterici così particolari (e riconoscibili),
quell’impeccabile senso dell’ordine e della pulizia formale,
peraltro “intinto” in un sense of humour che lo
alleggerisce (lo umanizza? ) non poco.

Decisamente meno felice,
per contro, tutto l’apparato “letterario” che fa da cornice
alle opere, e non tanto per il brillante florilegio di pareri – a
volte fulminei – espressi da musicisti (Angeleri, Trovesi, Gaslini,
Basso, Cerri, Humair), pittori (Treccani, Longaretti, Tadini, ecc. ),
giornalisti e critici (Argan, Feltri, ecc. ), ma proprio per i testi
più corposi (dei due curatori ma non solo), quelli che avrebbero
dovuto infiorettare il volume e invece lo appesantiscono non poco.
Soprattutto perché privi di quella poderosa opera di restyling
(più che di editing in senso stretto) di cui avrebbero
largamente necessitato e che invece brilla per la propria –
fatidica – assenza.

Artista:
Cristina Moro & Tullio Leggeri
Editore:
Hotel Milano
Anno:
2010
n° Pagine:
112