Terzo capitolo
di un fertilissimo dialogo a quattro mani, questo Pastorale conferma tutta la bontà di un binomio che si era capito subito,
dal primo “Stravagario” pubblicato da Via Veneto nel 2001 (così come il
secondo, nel 2003), fosse destinato a dar frutti molto saporiti. La conferma
sta, oltre che nella qualità, nell’indole stessa del progetto, quel mantenersi
costantemente in bilico fra improvvisazione di marca jazzistica e un concettualismo
più squisitamente contemporaneo-colto, il tutto perseguito mediante una musica
dai toni scuri, a tratti quasi disadorni, sempre concentratissima, per nulla
consolatoria (ma non per questo ostica), coerente fino alle estreme
conseguenze. Il più pensoso (ma non per questo scevro da abbandoni lirici) Battaglia vi si sposa ottimamente con
l’estro mai fine a se stesso di Rabbia,
tanto imprevedibile, spesso, quanto lucido.
all’elettronica (così come Battaglia al piano preparato, ma questa non è una
novità), offrendo un binario in più – a volte alternato, altrove sovrapposto –
all’interloquire col suo dirimpettaio. Paradigmatico di questo stato di cose è
già l’iniziale Antifona libera, dalla
raffinata (e un po’ rarefatta) suggestione. Abissale, quasi spettrale,
l’epilogo per piano solo. Lievemente statici risultano i due brani che seguono,
in un clima che si precisa ulteriormente – aereo, vaporoso – nel breve Oracle, innervato però da fremiti più
palpabili, ad allargare lo spettro espressivo del dialogare. Magistrale, a
seguire, Cantar del alma, quieto e
cogitabondo, sospeso e carico di pathos. Dopo il nebuloso, quasi oltretombale, Spirits of Myths, ecco Pastorale (titolo quanto mai emblematico
per l’intero album), dal prologo tanto pacato da apparire quasi elusivo. Come
spesso accade, il brano lievita poi senza fretta (elemento che non tocca certo
i Nostri, almeno in questo contesto), abbracciando anche il successivo Sundance in Balkh, ovattato (quasi
ipnotico) e bellissimo. Tanztheater,
che segue, è fra tutti l’episodio più ampio e composito, dal pianismo
martellato dell’avvio, all’insinuarsi di una trama elettronica che si fa strada
via via, sino a un finale quasi giocoso (con Rabbia che recupera le
percussioni). Il breve Vessel of Magic,
concentrato e a tratti nervoso, suggella un album assolutamente esemplare.
Stefano Battaglia & Michele Rabbia
ECM/Ducale
01.
Antifona libera
02. Metaphysical Consolations
03. Monasterium
04. Oracle
05. Kursk
Requiem
06. Cantar del alma
07. Spirits of Myths
08. Pastorale
09. Sundance in Balkh
10.Tanztheater
11.Vessel of Magic
Manfred Eicher
Stefano Battaglia: pianoforte
Michele Rabbia: percussioni, elettronica
2010
61:24
