Torniamo ad occuparci di folk metal sulle pagine virtuali de L’Isola che non c’era, questa volta con i Kanseil, formazione trevigiana attiva dal 2010. Vaia, il loro terzo lavoro in studio di recente uscita, li conferma come una delle band più autorevoli, insieme ai “padri” Folkstone e ai brianzoli Furor Gallico – dei quali abbiamo avuto occasione di parlare qui di recente e con i quali i Kanseil hanno condiviso il palco in diverse date del loro tour estivo – tra i rappresentanti del genere nel panorama “metallico” nostrano.
Il settetto prende nome dall’altopiano del Cansiglio, da cui proviene. Situato tra le province di Belluno, Treviso e Pordenone, questo luogo è circondato dall’omonima foresta e costituisce la fonte di ispirazione per molte delle composizioni del gruppo, che trae linfa vitale per le liriche e le atmosfere dei brani dalla storia, dai paesaggi e dal folklore della propria terra. Ricordiamo, ad esempio, Vajont, la lunga suite che chiudeva il loro primo full-length, Doin Earde, dedicata al terribile disastro che sconvolse la zona nel 1963.
Il titolo dell’ultima release, “Vaia”, fa invece riferimento ad un’altra catastrofe, vale a dire l’evento meteorologico estremo che colpì il Triveneto nel 2018: fortissimi venti di scirocco causarono la caduta di milioni di alberi di conifere, con la conseguente distruzione di migliaia di ettari di foreste alpine. Questa tragedia è raffigurata anche nell’artwork del disco (opera di Manuel Scapinello e Eddy Talpo) che raffigura la desolazione di un bosco in seguito alla tempesta, con la presenza di una lupa che tiene il suo cucciolo in bocca, metafora del ciclo di rinascita che caratterizza la Natura.
A livello musicale, la band mantiene una base black/death metal, con epici assoli di chitarra (segnaliamo la presenza del nuovo ingresso Marco Salvador alle sei corde) e una componente ritmica pulsante, che si intreccia con gli interventi degli strumenti tradizionali – cornamusa, bouzouki, flauti, kantele (strumento nazionale finlandese) e bombarda (strumento in legno ad ancia doppia). La vocalità di Andrea Facchini utilizza due registri – la voce pulita e il growl – con un buon equilibrio tra le due componenti, spesso all’interno dello stesso brano. Episodi più meditativi si alternano nell’album a momenti più energici, con sonorità che vanno a rivestire i testi in modo differente a seconda del mood veicolato dalle liriche. A voler rinforzare il legame dei Kanseil con la loro terra di origine, inoltre, la maggior parte dei pezzi sono cantati in italiano ed alcuni sono in dialetto veneto.
La breve intro strumentale Solitaria Quiete è emblematica: la componente introspettiva che traspare dal titolo percorre infatti gran parte del lavoro. La dimensione del contatto con la natura come fonte di energia rigenerante e purificatrice è un leitmotiv del folk metal e il breve brano invita l’ascoltatore, idealmente, ad immergersi nel silenzio e nella solitudine dell’ambiente montano e boschivo. Alla fauna alpina è dedicata la successiva Pian dei Lovi, che racconta del ritorno dei lupi sulle alture del Nordest: qui è apprezzabile il featuring di Davide Cicalese ed Elisabetta Rossi degli amici Furor Gallico a supportare la parte vocale.
Come si è detto in precedenza, i brani attingono spesso a vicende legate alle tradizioni e alla cultura della regione di provenienza della band. Così, ad esempio, Rivus Altus racconta della nascita del Carnevale di Venezia, mentre La strada dei cento giorni fa riferimento alla costruzione in poco più di tre mesi della strada del passo San Boldo su iniziativa dell’esercito austro-ungarico nel 1918 (per realizzare l’opera vennero impiegati prigionieri italiani, russi e la popolazione locale). Kosakenland rimanda alla presenza delle truppe russe filonaziste che avevano invaso il territorio friulano durante il secondo conflitto mondiale e la volontà delle popolazioni carniche di resistere agli oppressori, mentre Hroudgaud è dedicata alla figura di Rotgaudo, duca di Cividale del Friuli, che si ribellò a Carlo Magno nel 775 e fece parte di una congiura volta a deporre il sovrano franco e ad installare sul trono quell’Adelchi di manzoniana memoria figlio del re longobardo Desiderio. La ribellione, alla quale partecipò anche Paolo Diacono, autore dell’Historia Langobardorum in cui i fatti vennero narrati, fu però sedata dalle truppe di Carlo l’anno successivo. Il testo della canzone descrive il punto di vista degli oppressi e la loro volontà di riscatto, purtroppo vanificata, e risulta coinvolgente e trascinante sia su disco che in versione live:
“Treviso e Cividale stringono un legame
Risuona nella valle un urlo di rivolta
Da valorosi corpi la Livenza è sepolta
Il franco oppressore brucia gli stendardi
Trafigge lo spirito degli avi longobardi”.
A chiudere l’ascolto, dopo la title track – quasi una suite, vista la durata di ben 8 minuti – che allude alla forza distruttrice della Natura che travolge tutti gli esseri con la propria improvvisa ed incontrollabile potenza, la conclusione è affidata all’acustica e breve Landro, in cui gli strumenti tradizionali creano un clima malinconico che spinge l’ascoltatore alla riflessione sul rapporto tra essere umano e ambiente, sempre meno armonioso rispetto a quanto avveniva nel passato evocato dai brani di ispirazione storica. L’azione a volte dissennata dell’uomo può portare a disastri di portata inimmaginabile, come quello del Vajont stesso, ed è pertanto necessario cercare di ristabilire un equilibrio più autentico con l’ecosistema attraverso stili di vita più sostenibili. E qui torniamo all’immagine di copertina dell’album: la figura della lupa collega idealmente la seconda alla penultima traccia, a volerci ricordare che dopo le catastrofi la Natura è sempre in grado di rigenerarsi nell’eterno ciclo vita-morte; tuttavia ciò che i Kanseil rivolgono al loro pubblico è un monito, in un’epoca caratterizzata dal cambiamento climatico, ad avere cura non soltanto degli splendidi paesaggi dolomitici, ma della nostra Madre Terra, giorno dopo giorno.
Non solo energia metallica e delicati intrecci di timbri tradizionali, dunque, ma un invito a rispettare l’ambiente, un messaggio quanto mai attuale e importante, è ciò che emerge dall’ascolto di “Vaia”.

Kanseil
Bagana B District
01. Solitaria Quiete
02. Pian dei Lovi
03. Antares
04. Haereticalia
05. Rivus Altus
06. La Strada dei Cento Giorni
07. Kosakenland
08. Hrodgaud
09. Vaia
10. Landro
2024
51:23
