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Come ogni anno il premio Piero
Ciampi-Città di Livorno
organizza una parte convegnistica legata non solo a
Ciampi ma anche ad altri argomenti. Un pomeriggio che dal 2004 si tiene nello
spazio della Goldonetta e che culmina con le premiazioni alla presenza delle
autorità, svoltesi in questa edizione il 28 novembre, primo dei tre giorni del
Premio.
Mai come quest’anno questo appuntamento è stato motivo di interesse: è stato
infatti presentato il primo libro di spartiti di Piero Ciampi. «Mi sono trovato
di fronte a  Un grande patrimonio da cui
ho preso questo materiale»: è stato Rinaldo Prandoni, delle edizioni Universal, a spiegare così la genesi
della stampa per la prima volta di venti canzoni del cantautore livornese morto
nel 1980. Prandoni ha specificato che la Universal aveva assorbito le edizioni BMG che a sua volta avevano i diritti
di quelle RCA. Le canzoni
di Ciampi, un autore che come ha sottolineato Prandoni non è certo commerciale, hanno comunque una grande
valenza storica nella musica popolare italiana e per questo l’Universal ha
deciso di compiere questo importate passo nella riscoperta dell’opera
ciampiana.
Ernesto de Pascale, membro della giuria del premio, ha aggiunto che la
stampa degli spartiti di Ciampi deve essere di stimolo per la ristampa dei
dischi in vinile del cantautore, oggi divenuti rari. Prima della presentazione
è stato il turno di musicisti tornati a Livorno dopo la vittoria al Ciampi in
tempi recenti. Stefano Tessadri, che aveva vinto il premio per la
miglior cover nel 2008, ha presentato  Non
ho mai smesso di piangere…. . dal ridere
 
insieme al poeta metropolitano Vincenzo Costantino Chinaski. Un
convincente momento di letture e canzoni che ha 
ripercorso in pochi minuti il mondo di Piero Ciampi: forse un abbozzo di
spettacolo che può vivere di luce propria se sviluppato con il gusto musicale
che Tessadri ha dimostrato con i suoi album da “Malocuore” a “Passione e veleno”. Bella la voce roca (specie
in Ha tutte le carte in regola) e lo stile tex-mex che Tessadri
dimostra di amare in particolar modo.
A un solo anno di distanza dal premio dedicato a Stefano Ronzani sono tornati a Livorno anche i Gatti
Mézzi
. Si tratta di un duo pisano che aveva vinto il riconoscimenti, e
divertito sul palco, grazie alla caratterizzazione delle questioni di campanile
in Toscana. Non per niente il sindaco di Livorno nel 2007 li aveva premiati
facendo loro i complimenti perché si trovavano «all’estero». Ma al di là della
battuta, i Gatti Mézzi (giusto l’accento acuto sulla e, perché vuol dire
bagnati nella parlata toscana), sono eccellenti musicisti. Alla Goldonetta
hanno presentato alcuni brani del nuovo album Struscioni (Sam Records)
mostrando la bravura nell’abbinare testi destinati all’ironia a una musica
posta tra minimalismo e vaudeville. Tommaso
Novi e Francesco Bottai,
questi i loro nomi, hanno forse il limite della caratterizzazione regionale ma d’altra
parte anche il Vernacoliere
(celebre settimanale livornese di satira) viene letto in tutta Italia.
Il convegno è iniziato con un omaggio a Franco
Basaglia a trent’anni dalla entrata in vigore della Legge180 a cura del
professore Mario Serrano seguito,
in tema, da E’ meglio la luna o è meglio il treno? , uno spettacolo di
prosa poetica quotidiana di un anonimo dipendente di un’azienda pubblica a cura
di Alberto Nocerino e Laura Accerboni. Alla fine le premiazioni
con il saluto di Jack Bruce:
«Sono molto grato a questa città non solo per il
premio dedicato a un grande cantautore, ma perché in tutta la mia attività ho
cercato di essere coerente facendo solo buona musica tra blues, rock e jazz. Ed
è quello che continuerò a fare», è quanto ha detto l’ex bassista dei Cream e dei Bluesbreakers ricevendo la targa per il premio
internazionale alla carriera.
(Michele Manzotti)