Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

Sede Legale:
Piazza della Pace, 9
25039 Travagliato (BS)

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Prendete i sogni di più
generazioni, i desideri di una moglie sempre innamorata come Dori Ghezzi, la memoria di un
“televisionario” come Vincenzo Mollica,
l’aplomb e la cura di un “serioso” Vittorio
Bo,
la perizia di uno “scenografo” quale Pepi Morgia. Unite il tutto alle pagine di un libro seminale e
definitivo come “Una goccia di splendore”, scosso e sfogliato da un curatore
della caratura di Guido Harari e
“vivificato” dall’apporto di Studio
Azzurro
e vi ritroverete di fronte ad una sorta di opera d’arte nell’opera
d’arte. Ovvero, la rievocazione che non cristallizza il suo soggetto ma lo
anima riportandocelo alla dimensione del presente, del reale, del concreto.
Questa, in sintesi molto stretta è la mostra presentata il 30 dicembre al Palazzo Ducale di Genova e che terrà
compagnia ai genovesi, ed a tutti coloro che vorranno visitarla, (per
informazioni www. palazzoducale. genova. it)
fino al 3 maggio 2009. Ovviamente è chiaro a tutti che stiamo parlando di una
mostra dedicata a Fabrizio De André
di cui il giorno 11 gennaio ricorrerà il decimo anniversario dalla sua
scomparsa. Un giorno infausto per la sua famiglia, ovviamente, ma anche per la
cultura del nostro Paese che in questi momenti avrebbe bisogno di un parola
profonda e fuori dal coro quale la vita di Faber è sempre stata. E questa voce,
questa figura, indimenticabile e straordinaria, riappare in maniera esuberante
e suggestiva in questa mostra fortemente voluta dalla Fondazione De Andrè,
dalle Istituzioni genovesi e dalla Fondazione Palazzo
Ducale a suggello di un rapporto mai interrotto tra il cantautore e la
sua città. Un rapporto inscindibile tra chi utilizzava la parola precisa e
cristallina per comunicare i suoi pensieri ed una città che dalle differenze
linguistiche, dovute alla sua collocazione geografica ed alla storia, ha sempre
tratto uno degli elementi di forza. L’apertura della Mostra, lo scorso 30
dicembre, ha avuto due prologhi. La conferenza stampa del mattino, alla
presenza di Claudio Burlando, Presidente della Regione, di Marta Vincenzi
Sindaco di Genova, di Luca Borzani, Presidente della Fondazione palazzo Ducale,
e di Dori Ghezzi insieme ai  curatori Guido
Harari e Vincenzo Mollica, ed il saluto pomeridiano con Dori Ghezzi, Marta
Vincenzi, Luca Borzani e degli altri due curatori Vittorio Bo e Pepi Morgia.
Una presentazione sobria che ha raggiunto il pubblico, folto ed attento, che ha
riempito il grande salone di Palazzo Ducale. La presentazione ha ribadito che,
attraverso De Andrè, si ha “la necessità di ricordare ed esaltare i vinti, gli
esclusi” ed anche “di sensibilizzare a quella solidarietà che tiene insieme una
comunità” (Borzani); che questa mostra “ha voluto presentare De Andrè come un
ricopritore di linguaggi e desideri, bisogni e necessità. Questa mostra non è
un atto celebrativo formale ma il rispetto della contemporaneità di De Andrè” (Bo).
Vincenzo Mollica ha enfatizzato quanto l’evento abbia schivato la “pallosità” e
la ridondanza di celebrazioni di questo genere, mentre Guido Harari ha spiegato
come l’impianto tecnologico e interattivo, elaborato da Studio Azzurro, una
delle strutture da tempo più rilevanti in campo internazionale nell’ambito
della video arte, consegni De André al futuro attraverso un linguaggio che è
proprio delle nuove generazioni, avvezze ormai a navigare in rete e su YouTube. Il Sindaco di Genova ha
sottolineato come sia “commovente il fatto che De Andrè unisca cultura e
generazioni diverse al Paese” ed ha ricordato che “tante sue canzoni parlano di
sfide ancora oggi attuali nel nuovo millennio”. La parola di Dori Ghezzi,
visibilmente emozionata, ha aggiunto una domanda ed una risposta a tutte le
parole spese: “Fabrizio sarebbe contento di una mostra come questa? Si, perché
nella stanza dei Tarocchi ho visto delle persone ballare ed a lui questo
sarebbe piaciuto davvero tanto”. E dopo le parole di presentazione la mostra si
apre in tutta la sua bellezza. Cinque sale, in penombra come sarebbe piaciuto a
Faber, dove è possibile scorrere la vita e la poetica dell’artista genovese,
dove è possibile concepire la strategia del ricordo ed, al contempo, quella del
futuro. Già, perché l’aspetto più importante di questo evento è che, quasi
immediatamente, ci si rende conto che non si tratta di “un’opera” che
cristallizza un artista, la sua storia, le sue canzoni, le sue idee. Non si
tratta di un luogo/evento che erige un monumento bensì di un lavoro, accorto,
preciso, affettuoso, rispettoso, competente e coerente che rende questa mostra
un corpo vivo, in continuo divenire. Andando nel vivo del progetto segnaliamo
che “l’opera” è strutturata in una sala proiezioni nella quale è possibile
assistere ad una proiezione non stop di quasi cinque ore di video dedicato a De
Andrè con tutti i filmati dell’archivio Rai, raccolti da Vincenzo Mollica e
presentati qui per la prima volta in versione integrale. Un’emozione che non
mancherà di toccare anche i più “istruiti” sull’artista genovese. La Sala della Musica (in cui
campeggia un originale del suo primo 45 giri ufficiale Nuvole barocche, la lacca de La
ballata del Michè
con il testo scritto a mano su un quaderno) è formata da
tre postazioni multimediali su ciascuna delle quali sono segnati tre spazi
dedicati agli album prodotti da Faber, ai suoi collaboratori, al periodo
storico interessato. Su ciascuno di questi tre spazi vanno appoggiati gli  album (si tratta di riproduzioni delle
copertine degli album con all’interno un microchip) che fanno partire video
(con audio) in cui viene raccontata la storia del disco interessato, sono
raccolte le testimonianze dei vari collaboratori, è ricordato il periodo
storico di riferimento con testimonianze e documenti relativi. La Sala della Vita (impreziosita
da una grande foto di Fabrizio bambino intento a remare su una barca a
Bardonecchia con a fianco Fabrizio adulto, anch’egli intento a remare su una
barca nel laghetto della tenuta in Sardegna, L’Agnata) è imperniata sul
racconto della vita e del percorso artistico di Faber che è possibile rivivere
grazie alle testimonianze di coloro che lo hanno conosciuto più da vicino,
familiari, amici, musicisti, collaboratori, discografici, etc. Queste
testimonianze sono racchiuse in ventinove lastre, ciascuna contenente un
microchip che fa partire un programma video/audio con le registrazioni di
momenti ben precisi della vita di De Andrè. La Sala dei Personaggi è uno straordinario viaggio
tra i protagonisti delle canzoni deandreiane.
Su tre schermi alti circa due metri appaiono in trittico, tra i tanti, Geordie,
Carlo Martello, Piero, Marinella, Tito, Giovanna d’Arco, Sinan Capudan Pascià,
Bocca di rosa, Princesa, Sally, Il suonatore Jones, Un giudice, e via via tutti
coloro che hanno riempito le storie narrate dalle sue canzoni. Immagini che si
completano tra loro in un caleidoscopio di straordinaria bellezza a cui Studio
Azzurro ha lavorato con grande cura utilizzando, per il casting, anche persone
tratte letteralmente dalla strada che hanno partecipato con grande impegno e
dedizione ai filmati proposti. Unito a questo spettacolo nella mostra vi è
l’Angolo dei Tarocchi che consiste in una postazione multimediale, con uno
schermo interattivo sul quale il visitatore può preparare un Tarocco
utilizzando i personaggi delle canzoni e poi può spedire un messaggio a chi si
vuole, oltre che inserire il Tarocco stesso in una grande collezione che
entrerà a fare parte del “vissuto” della mostra. Abbiamo lasciato per ultima,
anche se è la prima che il visitatore incontra, la Sala della Poetica in quanto
lì vi è l’essenza della vita artistica di Fabrizio De Andrè. Alle pareti
documenti che testimoniano la sua vita personale: da una pagella delle
elementari ad una lettera scritta a Gesù
bambino
; da libri e agende con appunti e manoscritti vari ad una lettera di
sua mamma in cui si legge della nascita di Fabrizio al suono del Valzer campestre del Maestro Gino
Marinuzzi. Musica che entrerà a far parte di Valzer per un amore. All’interno della sala si apre un percorso
multimediale su sei schermi, legati ai principali temi della poetica di De
André (la Morte,
l’Amore, la Guerra,
Genova, la Libertà,
gli Ultimi)  con interviste, filmati di
attualità e i testi manoscritti di alcune canzoni rimandati anche sul
pavimento, ed immagini e parole, racconti, suggestioni, sogni, desideri.
Insomma, Poesia. All’inizio del percorso è bene segnalare la presenza della sua
postazione originale sul palco: una sedia, le spie, la giacca, il leggio, il
microfono e, alla fine, il suo vecchio pianoforte di Villa Paradiso, come ben
definito dalla grande foto degli anni Sessanta che lo sovrasta. Nella Sala
della Poetica era imprescindibile la presenza della parte musicale perché, come
Fabrizio affermava, lui non si sentiva (bontà sua) un poeta, ma un cantautore.
Ed a questo suo “mandato” dobbiamo comunque attenerci…Una ricca dispensa di
libri e cd, unita al catalogo, imperdibile, 
è ospitata nell’ingresso della mostra per rendere possibili ulteriori
approfondimenti sulla figura dell’artista genovese che nella sua città è
tornato e che dalla sua città ci ricorda che la canzone, la musica, la poesia
sono “cose” dannatamente serie, da maneggiare con cura, attenzione ed
amorevolezza. Che le canzoni di Faber sono elementi che riescono a scardinare
le nostre rassegnazioni e, a distanza di anni, mantengono vivo il loro afflato
di indignazione ricordando a tutti noi che “per quanto voi vi crediate assolti,
siete per sempre coinvolti”. Proprio per questo l’augurio più grande, per chi
visiterà la mostra, è quello di leggere la storia e l’arte di quest’uomo
straordinario, come l’incitamento all’impegno per rendere la propria vita
d’essere vissuta con un occhio sempre pieno di attenzione e pietas verso i
cosiddetti ultimi. Tra  i quali, a
guardare bene, spesso ci siamo anche noi. (Rosario Pantaleo)