Da parte mia grande attesa per
gli Afterhours. Canzone complessa,
rischiosa in vista dell’esclusione dei tre. Ottima l’interpretazione di
Agnelli, grande Enrico Gabrielli che dirige con la bacchetta dello xilofono. Il
resto lo dico dopo. Non posso non scriverlo: nelle
foto promozionali diffuse prima del Festival a Iva Zanicchi sono stati tolti vent’anni, ma con il viso di oggi. L’effetto
è straniante, come di una foto a quattro dimensioni (la quarta è ovviamente il
tempo). Sul testo ha già detto tutto Benigni. Ammetto che la prima volta che ho
sentito il titolo della canzone di Povia
ho fatto gli scongiuri. Con quel titolo al passato per me Luca era morto,
altroché assurdi cambiamenti sessuali. Oscar della volgarità ai vocalizzi
ansimanti della corista di Povia quando il testo racconta del rapporto pedofilo
di Luca con un uomo anziano. Sulla canzone mi associo al gesto
di Grillini passato sullo schermo subito dopo la fine della canzone. Se fosse
tutto così semplice, e così automatico, nella biografia di una persona gay
probabilmente avremmo anche chiari i motivi per i quali Povia può salire sul palco a sentenziare sulla felicità di una
persona in base a un cambio di orientamento sessuale. Purtroppo però c’è sempre
un qualcosa di misterioso nella disonestà intellettuale. Comunque Benigni ha
già detto tutto. Che il pubblico fischi Grillini e
che poi Bonolis la chiuda a pari e patta è la dimostrazione che l’Italia è
semplicemente nel medioevo. Non so quali reminescenze di
gioventù mi facciano associare Alexia
di biondo tinta ad un’insegnante di aerobica. (LB)
