Quanto tempo ci ha fatto aspettare Piji per poter ascoltare il suo disco d’esordio. Pierluigi Siciliani si presenta a ridosso degli anni Dieci del 2000 come uno degli enfant prodige della musica italiana: vincitore di numerosi premi (tra cui l’artista che non c’era nel 2007 e il Premio Bindi nel 2009), pubblica un acclamatissimo Ep, Lentopede, nel 2008. Insomma, tutti si aspettano il primo vero album in studio. E invece nulla. Intendiamoci, non che Piji, nel frattempo, non continui a scrivere ottima musica, pubblicando diversi singoli, o a calcare i palcoscenici con opere teatrali e musicali. Solo che sto benedetto “esordio” discografico non arriva. Quasi temesse, chissà, il grande salto. Quanto tempo ci ha fatto aspettare Piji. Ma alla fine ne è valsa la pena, perché Sto registrando audio… – fresco vincitore della Targa Tenco – è un disco bellissimo, ricco di musiche e parole che si innalzano ben sopra la media discografica attuale. Per certi aspetti, il disco si presenta come una sorta di summa di tutto ciò che l’artista ha fatto in questi anni (e d’altronde sono qui presenti diversi singoli lanciati nel corso del tempo), per cui l’ascoltatore è preso e rapito in un ottovolante dove si spazia dalla canzone d’autore al teatro canzone, dal jazz allo swing, dal rock al rap, in un vorticoso gioco di citazioni. Il tutto condito con amaro sarcasmo, divertimento e momenti più dolorosi. Ma, attenzione, non ci troviamo qui di fronte a un “meglio di” (definizione che in effetti farebbe un po’ sorridere per un disco d’esordio), perché Sto registrando audio… è un lavoro compatto e ogni tassello che lo compone si colloca nella cella giusta.
Il disco, così, si può anche leggere come una sorta di concept album sul tema dell’incomunicabilità (il titolo rimanda, ovviamente, alla temibile scritta che appare nei servizi di messaggistica) dei nostri giorni. Il nostro mondo sembra completamente impazzito vicino all’autodistruzione (Le cavallette); le relazioni sociali sono sostituite dalla vacuità della comunicazione social, che porta ancor più all’isolamento (Misanthropy village); le classi politiche si dimostrano totalmente inadeguate a dare risposte al degrado culturale in corso, anzi si presentano esse stesse come degradante e degradanti (Swing politik). Di fronte a tutto questo, la tentazione è quella di rifugiarsi in un proprio bunker isolato da tutti (la title track) o immergersi in una sorta di tempo passato mitico, dove – come in un famoso film di Woody Allen – si possano ritrovare a Parigi i propri idoli (Bateau-Manouche), oppure immaginarsi proprio protagonista di un film, fuggendo quindi al flusso vitale (Come woody Allen). Il problema è che – per dirla con le parole di un altro grande cantautore – usciti da quel cinema ci si accorge “che eravamo noi gli attori”. Per cui l’unico rimedio possibile sembra essere quello di prendere coscienza dello sfacelo in corso e cercare disperatamente rapporti più autentici, per poter approdare finalmente nel senso ultimo di un vero amore. In effetti, detta così, sembrerebbe che Sto registrando audio… si configuri come un disco privo di speranze; dove l’artista può solo rifugiarsi nella sua torre d’avorio. E, invece, – nonostante tutto, verrebbe da dire – sacche di resistenza sono ancora possibili. La ricerca dell’amore non va inteso come un gesto meramente privato, ma come una sorta di ribellione quasi “politica”, perché solo recuperando il privato si può agire (con la partecipazione, la ribellione) al pubblico. Per dirla con uno slogan degli anni Settanta, davvero qui il privato è anche pubblico e viceversa. E non a caso scorrendo la playlist si vede come chiaramente Piji alterni brani più lirici e intimisti a rimandi sociali. Alla fine – e chissà se Piji aveva in mente The Wall dove Pink compie lo stesso percorso – il protagonista del disco decide di uscire fuori dal proprio bunker e rigettarsi in braccio alla vita.

Apre l’album la title track, una splendida ballata in cui – come detto l’Io lirico è chiuso nella sua casa prigione dopo essere stato abbandonato dalla compagna. Se il dentro della casa si presenta come una comfort zone rispetto al fuori che ha uno scenario post atomico, al tempo stesso non si aspetta altro che la possibilità di ritrovare la persona amata, perché solo lei potrà in qualche modo “trasformare” il mondo. Bellissima la contrapposizione (anche linguistica) tra “lei” che comunica per messaggio (da qui, come detto, il titolo) e il protagonista che registra ben altro tipo di audio, quasi fosse un messaggio in bottiglia: “Sto registrando un audio/ che senti da uno stereo, / come se fosse possibile parlarsi tramite canzoni/ lo chiamano “distopico” nei film americani/ quello che vedo io da quando un giorno ti sei chiusa fuori.”
Citazioni e riferimenti: “come se fosse possibile scappare dalle mie prigioni” rimanda al famoso libro di Silvio Pellico.
Eccoci al primo cambio di scena, perché Swing politik mostra il lato sarcastico e ironico di Piji. Uno swing trascinante – con la presenza di Simona Molinari – in cui viene messa alla berlina la politica italiana, che ci informa che la crisi è finalmente finita, in uno scenario tanto carnevalesco quanto grottesco: “Sottosegretari e onorevoli che ballano la “Swing Politik”/ Vicepresidenti e ministri come suonano la “Swing Politik”/ Fanno bim bum bam per i debiti, indicono un referendum,/ vogliono rifare il New Deal!”. La canzone musicalmente trae spunto dallo standard swing Sin sing sing (with a swing), forse giocando – come aveva già fatto De Gregori – con l’allusione alla mitica prigione di Sing Sing.
Citazioni e riferimenti: “siamo fuori dal tunnellellellellellellellel/ comincia la risalita Ah, l’Italia s’è desta”, viene ripreso il tormentone di Caparezza e unito al Canto degli italiani di Mameli; il New Deal era il piano di riforme economiche e sociali promosso dal presidente statunitense Franklin D. Roosevelt.
Dal pubblico si torna al privato con Non ho capito cosa mi capita quando mi capita che capita che capiti qua, un vero e proprio rap (in chiave swing) che si configura quasi come il prequel della title track. Qui la presenza della persona amata dà letteralmente vita agli oggetti, ai mobili, agli infissi (in una vera e propria personificazione o prosopopea). Il problema, appunto, è che lei non “capita” più lì e così assistiamo a un rovesciamento di quanto cantato nella prima parte: “Quello che conta è che poi non sei capitata più/ E vaglielo a spiegare alla coperta che quest’inverno le tocca un lavoro extra,/ che questa casa sarà fredda/ Ce l’hanno tutti con me, lo scaldabagno brontola, l’attaccapanni attacca, il letto cigola, il divano mi psicanalizza, il lavandino piange ed il telefono mi grida “Chiamala, chiamala!”.
Citazioni e riferimenti: “La cucina sembra un Pollock“ è un omaggio al pittore statunitense Jackson Pollock e al suo inconfondibile stile artistico basato sul dripping (lo sgocciolamento del colore).
La presenza della donna diventa una vera e propria rivoluzione nella jazzata Vai, Valeria! che vede la presenza di Sergio Cammariere (autore della musica). Sempre jazz, ma questa volta in chiave molto più da ballad in minore è Non si uccidono così’ anche i cavalli. Una splendida riflessione impietosa del mondo sul spettacolo, in cui attori, cantanti e ballerini sono trattati come criceti a cui far fare la ruota in nome dello show business: una sorta di gabbia apparentemente dorata in cui non si vede, però, la realtà della vita stessa.
Citazioni e riferimenti: il titolo rimanda all’omonimo libro di Horace McCoy del 1935 e quindi film di Sydney Pollack del 1969.
Tra jazz e swing si muove Come Woody Allen, una vera e propria dichiarazione d’amore nei confronti del regista newjorkese (tanto che il brano starebbe benissimo in una sua colonna sonora).
Citazione e riferimenti: sono citati ben 29 film di Allen (d’altronde anche la copertina del disco rimanda alla famosa scena finale di Manhattan); a questi si aggiunge il riferimento ad un altro regista amatissimo da Allen, Billy Wilder: Baxter, infatti è il protagonista del capolavoro L’appartamento; “Io sono Gatsby” cita il protagonista del capolavoro letterario Il grande Gatsby di F. Scott Fitzgerald.

Altra svolta musicale in Sara e le altre, in cui Piji si cimenta in un pop di grande spessore melodico. La canzone è un omaggio al movimento del calcio femminile e faceva già parte dello spettacolo teatrale No Wags. Il calcio (non) è uno sport per signorine ideato e diretto dallo stesso Piji.
Citazioni e riferimenti: Sara Gama è l’ex capitana della nazionale italiana di calcio.
Gargantua: in un mondo dove i valori sembrano carnevalescamente rovesciati (ma in cui tutti parlano a vanvera di morale), Piji celebra gli eccessi del vizio e della fame del mitico personaggio nato dalla fantasia dello scrittore francese Rabelais (1532), nato dall’orecchio della madre Gargamella, mentre il padre Grangola urla tutto fiero: “Sarà un ottimo gottiere, un eccellente crapulone”. D’altronde se la vita è “spaventevole” solo “Bacco, Tabacco e Venere/ viziano l’uomo a vivere.”
Misanthropy village (che vede la partecipazione di Stefano Di Battista) sembra invece uscita dalla penna di Caparezza, un altro rap in chiave swing geniale. Con una serie funambolica di giochi di parole (“tutti chiusi, tipo catenaccio/ tipo tutti in difesa e che faccio?/ Io che tifavo Zeman m’attacco!”), Piji ridicolizza il mondo dei social (che ci fa diventare asocial) e dei villaggi vacanze dove ci si deve divertire a tutti i costi (“Mi sa che sto già un fiore/ senza l’animazione/ gioco aperitivo da solo/ poi tennis battimuro”). Inevitabile che l’unico antidoto sia frequentare il vero villaggio vacanza, il Misantrophy Village appunto, oppure uscire per cercare la vita vera.
Citazioni e riferimenti: Cyrano, dall’opera Cyrano de Bergerac di Edmond Rostand; “Caro Diario, c’è una novità” rimanda all’omonimo film cult di Nanni Moretti; La frase “People have the power, d’accordo“ è una citazione diretta del celebre inno rock People Have the Power di Patti Smith; “Faber dice come la maggioranza sta” rimanda a Smisurata preghiera di De André (e Fossati); Il verso “La storia siamo noi, che guaio!“ gioca ironicamente stravolgendo il titolo e il testo del capolavoro La storia siamo noi di Francesco De Gregori; “Madonna che silenzio c’è stasera” è il titolo di un film di Maurizio Ponzi del 1982 interpretato da Francesco Nuti”; Zdeněk Zeman è stato un noto allenatore calcistico, famoso per il suo spiccato gioco offensivo; la Linea Maginot era un sistema di fortificazioni che avrebbe dovuto impedire alla Germania di invadere la Francia nella seconda guerra mondiale; “Hey, fratello, siamo nella merda” è la quasi letterale ripresa dell’incipit di A wonderful word di Zucchero (in Oro, incenso e birra).
Bateau-Manouche è un piccolo capolavoro e al tempo stesso un “esercizio di stile” in cui si omaggia il jazz gitano e la figura di Django Reinhardt. Il celebre bateau mouche (gioia dei crocieristi parigini) si tramuta in Bateau-Manouche con rimando ad un certo tipo di jazz gitano (così sono chiamati i sinti in diverse parti d’europa). Insomma, Piji si immagina che il battello da lui condotto si riempia di musicisti che lo accompagnano con la loro musica per tutto il tragitto.
Citazioni e riferimenti: I termini “zingarata” e “come se fosse antani” sono omaggi diretti al film Amici miei di Mario Monicelli; “tu connait un certain Reinhardt”, esplicito tributo a Django Reinhardt, leggendario chitarrista capostipite del jazz manouche; The Clash, storica band punk inglese; “Non voglio pane, voglio briosche” riprende il celebre stereotipo storico attribuito (del tutto erroneamente) alla regina Maria Antonietta durante la Rivoluzione Francese; la Caran D’Ache è una famosa azienda svizzera di prodotti artistici; i dervish sono religiosi sufi, famosi per le loro danze rotanti.
Dalla leggerezza di Bateau-Manouche si passa senza soluzione di continuità ai toni cupissimi de Le cavallette, un rock potente in cui viene descritto un mondo distopico in cui tutto è ormai divorato dalle cavallette. Così Il racconto biblico si trasforma in un horror in cui le cavallette sono allegoria di chi ci ha mangiato tutte le risorse.
Citazioni e riferimenti: “Le rane di Anderson“ fa riferimento alla celebre pioggia di anfibi che caratterizza il finale del film Magnolia di Paul Thomas Anderson; L’espressione “Gli uccelli di Hitchcock“ cita direttamente il capolavoro horror Gli uccelli diretto da Alfred Hitchcock; Attila è il leggendario condottiero degli unni che laddove passava non cresceva più l’erba.
A stemperare il tutto – almeno a livello musicale – arriva subito dopo la splendida ballad (molto alla Jannacci) Vai a giocare, in cui il nostro torna nel privato anche con una bellissima e struggente confessione: “Non è che se mi vedi divertito, sorridente vuole dire veramente che io non abbia niente/ di peggio a cui pensare/ Non è che se mi vedi sopra un palco mascherato da elegante/ vuole dire veramente che io/ veramente me lo possa permettere”. La canzone è giocata sulla contrapposizione tra un Io lirico introspettivo, profondo ma soprattutto autentico e un fantomatico Tu che – immagino – rappresenti lo stereotipo del cantante alla moda e mainstream.
Citazioni e riferimenti: possibile rimando a Guarda che non sono io di De Gregori.

Umano troppo umano è forse l’acme di tutto il disco, un pezzo splendido in cui – quasi in un flusso di coscienza – vengono elencate tutte le brutture del mondo attuale e la miseria del genere umano. Anche in questo caso assistiamo a un vero rovesciamento dei valori che dovrebbero guidare la società: “E i ladri giudicano i giudici/ E gli ignoranti sono agli apici/ E i criminali sono celebri/ E gli ultimi saranno gli ultimi degli ultimi”. Eppure quello che sembra una canzone disperata si ribalta nel finale in un vero manifesto di resistenza, dal momento che Piji si annovera tra gli utopisti, tra coloro che credono che ancora – anzi soprattutto – oggi ci sia bisogno di essere vitali, vigili e soprattutto: “studiare, dire, fare, baciare, scrivere, partecipare e poi incontrarsi e costruire, innamorarsi, organizzarsi e poi cercare di capire”. Un pezzo che in più punti – almeno a livello prosodico – ricorda Gaber.
Citazioni e riferimenti: “Umano troppo umano“ riprende fedelmente il titolo dell’opera del filosofo Friedrich Nietzsche; “L’espressione “l’uomo è lupo all’uomo“ è la traduzione della celebre locuzione latina Homo homini lupus, storicamente ripresa dal filosofo Thomas Hobbes”; “Soltanto un piccolo passo indietro per un uomo/ Soltanto un passo gigante indietro per l’umanità“ ribalta in chiave negativa la storica frase pronunciata dall’astronauta Neil Armstrong sulla Luna nel 1969; “se questa è una donna, se questo è un uomo“ è un omaggio diretto al testo-testimonianza sulla Shoah Se questo è un uomo di Primo Levi; “cercare di capire in questo inferno chi e che cosa non è inferno“ è una citazione quasi letterale delle celebri righe conclusive del romanzo Le città invisibili di Italo Calvino; “Lo sai che come tra i papaveri”, sembra riprendere la celebre Papaveri e paperi portata al successo da Nilla Pizzi nel 1952.
Chiude il disco un’altra perla, Hikikomori; una ballad di altri tempi (dai vaghi colori del De Gregori de La valigia dell’attore), con un crescendo armonico e melodico da brivido. Il viaggio dentro le miserie umane è giunto al termine e il protagonista rovescia l’assunto iniziale (“Non esco più,/ tanto gli amori poi finiscono,/ tanto i lavori non li pagano,/ tanto gli amici poi tradiscono,/ sparisco, non esco più), perché alla fine nonostante tutto questa vita va vissuta e lo si può fare tenendo il contatto reale con gli altri. Se all’inferno in Terra non si può sfuggire, tanto vale affrontarlo con le proprie armi e con la propria sensibilità: “E allora esco, sì,/ voglio vedere come vivono/ perché magari poi so farlo anch’io/ di camminare in questo inferno qui/ bellissimo”.
Riferimenti e citazioni: hikikomori in Giappone è una persona che sceglie volontariamente l’isolamento sociale.
Ma non finisce qui, perché Piji ci regala l’ultimo coup de theatre, assemblando i messaggi audio (inevitabile per un album chiamato Sta registrando audio…) di tutti coloro che hanno preso parte alla realizzazione del disco. E così, per la prima volta, i credits diventano Credits, essi stessi un prodotto artistico.
Insomma Piji regala alla discografia italiana un vero gioiello che ripaga ampiamente di tutta l’attesa. La speranza, però, è che non impieghi così tanto tempo per il suo secondo capitolo discografico!
(Foto: Tamara Casula)

Piji
Azzurra Music
01. Sta registrando un audio...
02. Swing Politik (feat. Simona Molinari)
03. Non ho capito cosa mi capita quando mi capita che capita che
capiti qua
04. Vai, Valeria! (feat. Sergio Cammariere)
05. Ma non si uccidono così anche i cavalli?
06. Come Woody Allen
07. Sara e le altre
08. Gargantua
09. Misanthropy Village (feat. Stefano Di Battista)
10. Bateau-manouche
11. Le cavallette
12. Vai a giocare
13. Umano poco umano
14. Hikikomori
15. Credits
Piji
Piji - voce, chitarre manouche, chitarre acustiche, programmazione Gian Piero Lo Piccolo - clarinetti e sassofoni Egidio Marchitelli - chitarre elettriche, chitarre manouche Max Rosati - chitarre elettriche, chitarre acustiche, programmazione Francesco Saverio Capo - bassi, contrabbassi, backing vocals Andy Bartolucci - batterie Dario Troisi - pianoforti Lewis Saccocci - tastiere e synth
2026
66:59
