Ass. Culturale
L’Isola della Musica Italiana

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E’ Alberto Bazzurro ad aprire gli incontri pomeridiani della prima
giornata del Premio Tenco. Insieme ad Enrico De Angelis presenta il suo libro Parlami di musica (Editrice Zona), che
riepiloga ventisei anni di attività giornalistica tra jazz e canzone d’autore
(Bazzurro collabora con “Musica Jazz” oltre che con L’Isola che non c’era). «Il
libro doveva uscire l’anno scorso, per il venticinquesimo anno della mia
attività e doveva contenere venticinque interviste, ma poi la pubblicazione è
slittata al 2008 e così ho aggiunto un’intervista, l’unica totalmente inedita
del libro, a Giovanna Marini». Molti i nomi importanti incontrati da Bazzurro
dal 1982 ad oggi, tanti anche durante le varie edizioni del Tenco, a partire da
Paolo Conte, il primo intervistato dal giornalista proprio nell’anno del
Mundial («andai a casa sua un giorno che giocava l’Italia ai Mondiali di
Spagna, così vedemmo insieme la partita e dopo la partita anche un concerto di
Jannacci trasmesso in tv, così alla fine l’intervista si fece all’una e mezza
di notte») passando per De Andrè, Paoli, Fossati, ma anche grandi jazzisti come
Roscoe Mitchell e Steve Lacy e importanti musicisti quali Astor Piazzolla e Tom
Jobim. L’incontro è anche l’occasione
per fare qualche riflessione sull’intervista come genere giornalistico in sé,
tra cambiamenti dovuti all’avvento del computer («un tempo qualsiasi tipo
poteva significare dover riscrivere tutto, mentre oggi su schermo è tutto più
semplice») e preferenze su come svolgere l’intervista («io ho sempre preferito
registrare e poi sbobinare. E’ più faticoso che prendere appunti al momento, ma
dà la possibilità di rimanere concentrati durante il colloquio e di mantenere
anche il linguaggio e lo stile di chi è intervistato»). Va invece all’incontro
con Fernanda Pivano (l’unica non musicista del libro, anche se è diplomata in
pianoforte al conservatorio) il ricordo per l’aneddoto più strano: «la
intervistai proprio qui al Tenco e le feci una domanda su “Verrà la morte e
avrà i tuoi occhi” di Pavese: mi disse che si rifiutava di considerare poesia
quel testo, per lei Pavese era quello di “Lavorare stanca” e basta e prese a
male parole la donna per la quale, secondo la vulgata, Pavese scrisse la poesia».

(Luca Barachetti)