Casa del Vento

Quanto andate fieri di un album come Articolo Uno?
Più
che fieri ci sentiamo onesti come uomini e come musicisti, perché in
un periodo dove tutto sembra così vuoto, parlare di lavoro e
dell'umanità che lo circonda, è un atto artisticamente
coraggioso.
Al
di là dei testi, le canzoni dell'album colpiscono per un andamento
ben pensato e timbricamente molto vario. In che modo riuscite a
incastrare gli strumenti come violino, fisarmonica, mandolino su un
setting
d'impronta
tipicamente rock?
Cerchiamo di fondere varie sonorità e credo che le distanze tra folk, rock e pop non siano così marcate. A volte una canzone necessita di un tipo di arrangiamento o di un altro, certe volte tentare dei miscugli dà degli effetti sorprendenti. Una cosa è certa ed è evidente: non si può definire questo né un disco folk, né rock, né pop, ma un po' tutte le cose.
Come
è nata l'idea di dare voce agli operai, alle persone comuni, come
interludio tra i brani?
Lo facciamo spesso nei nostri dischi, per noi è un modo per accrescere le emozioni, belle o brutte che siano.
Siete
considerati, malgrado una consistente attività artistica, un
fenomeno marginale. Cosa vi manca per diventare una realtà
maggiormente conosciuta e apprezzata a livello nazionale?
Sarà mica il pudore della musica italiana nel considerarci un gruppo importante? Intendo promoter, festival, giornalisti, qualcuno ha preconcetti assurdi dimostrando superficialità. Qualcuno si è mai veramente fermato ad ascoltare come suoniamo, come scriviamo?
Di
recente si è fermata ad ascoltarvi Patti Smith, con la quale avete
registrato dei pezzi per il suo prossimo album. Ci parli di questo
incontro e di come si è sviluppata la questione?
Ricollegandoci alla domanda precedente. In Italia fai dieci dischi, suoni con un sacco di gente di spicco, quando hai possibilità ti esibisci in grandi eventi come quello del 12 settembre scorso al Mandela Forum di Firenze per Emergency. Nel frattempo hai pochi spazi, i promoter dei maggiori festival non ti includono mai, perché secondo loro non sei "clamoroso", i giornalisti ti considerano poco, il loro ego ha bisogno di ben altro. Poi arriva Patti Smith, si emoziona nel vedere 9000 persone che battono le mani su una tua canzone, ti fa i complimenti, ti contatta, viene un mese dopo da New York ad Arezzo perché vuole che la Casa del Vento suoni due canzoni per il suo prossimo album, che uscirà nel mondo. Ci ha detto: «la vostra capacità di comunicare col pubblico ci accomuna, avete energia, avete un suono bellissimo». Poi abbiamo lavorato alle sue canzoni, lei ha accettato di buon grado il nostro supporto, ha capito la maturità artistica e si è letteralmente emozionata. Perché ci ha ascoltato, perché non ha fatto nessun calcolo. Se invece nella musica italiana, fai tutti i tuoi calcoli, a volte i conti non tornano, perché non si possono calcolare le emozioni. Sarà il caso, per stimolare tutta la musica italiana, che in molti si tolgano il paraocchi?
I
testi delle vostre canzoni attingono dai fatti di cronaca e dal
malcostume che quotidianamente viene a galla. Vista l'aria che tira
potreste quasi comporre un album al giorno. Qual è la via di uscita
dal punto di vista sociale?
Credo
vi sia la necessità di una ricostruzione culturale. Viviamo in una
società volgare e arrogante, piena di ingiustizia. I tagli alla
cultura e alla scuola postulano un futuro sempre peggiore.
Il
padre di Diego Bianchina, l'operaio recentemente deceduto alla
ThyssenKrupp di Terni, ha dichiarato che tra suo figlio e un militare
caduto a Nasiriya non c'è alcuna differenza, sono da considerarsi
eroi in eguale misura, perché morti mentre svolgevano il loro dovere
sul lavoro.
Qual è la vostra posizione a riguardo?
Penso
che entrambi devono essere rispettati. Non capisco però l'enfasi dei
funerali di Stato, la glorificazione verso chi ha scelto di lavorare
in uno scenario di guerra. Questo non significa che io pensi male,
credo però sia necessario dare a questi giovani che decidono di
partire in certe zone la possibilità di altre occupazioni in Italia,
sviluppando certe aree del Paese che dalla crisi sono ancora più in
crisi. Se pensiamo ai soldi buttati in queste operazioni, si capisce
quanto venga sottratto a
molte altre spese, in primis per la
sicurezza nei luoghi di lavoro. E noi questo aspetto lo evidenziamo
nel nostro album.

Musicalmente parlando, qual è la soluzione a tutta la superficialità, a quest'apatia compositiva che caratterizza gran parte delle musica italiana da diversi anni?
Credo invece che ci siano tante esperienze interessanti, solo che a queste non viene dato spazio, quindi tutto il mondo della musica e quello intorno ad essa dovrebbe avere un atteggiamento più umile, e ascoltare.
Pippo
Pollina, proprio su queste pagine, ha dichiarato che a metà degli
anni '80 ha capito cosa si stava verificando e ha preferito andarsene
altrove. A voi non è mai venuta l'idea o la voglia di fuggire da
questa situazione?
Sì, ci abbiamo pensato. Pensa che qualche tempo fa, il nostro violinista tedesco (Andreas Petermann, ndr), con un altro suo progetto, senza ufficio stampa e con un solo CD autoprodotto, in una cittadina tedesca, hanno fatto 1600 paganti ad un loro concerto. So di Pippo Pollina che tra Germania e Svizzera ha potuto rendere merito al suo percorso artistico.
Quale
dovrebbe essere l'articolo 1 di un'ipotetica "Costituzione
musicale italiana"?
Sostenere gli artisti meno conosciuti.
Visti
da fuori sembrate voi stessi degli "operai musicali", di
quelli che lavorano sodo e ai quali la vita non regala niente, per
intenderci. Che idea avete dei Talent Show come X Factor e degli
artisti che vi partecipano?
Ci
fa tristezza pensare che i giovanissimi possano credere che quella
sia la musica o un percorso artistico. È solo un piano bar ben
confezionato, si fa credere ai potenziali artisti che è solo quello
un modo per emergere. E poi queste voci perfette, questi brani
smaccatamente commerciali, che poi
così commerciali non sono.
Questi ragazzi si illudono che basti andare in televisione per essere
poi seguito nei concerti. Ma non è così, se ne sono accorti anche i
gestori di club, attratti dal denaro...che hanno fatto dei flop
clamorosi! La bellezza, l'emozione vive invece anche in musiche meno
banali. In Italia non si sarebbero mai affermati i Tom Waits, Patti
Smith e tutta la musica più vera, perché è quasi tutto
omologato.
Tutte le fotografie sono di Agnese Rondoni