Roma, Auditorium Parco della Musica, 15 aprile, 11 maggio, 7 e 29 giugno 2009
Intervista a Gianni Borgna
Presidente
Borgna, queste lezioni-concerto riportano la mente alla sua recente
attività universitaria, con le splendide lezioni di Sociologia della
musica coadiuvate dal pianoforte e dalla voce di Cinzia Gangarella…
E invece la
mia collaborazione con Cinzia Gangarella dura da vent’anni! Diciamo
dai tempi della prima edizione della mia “Storia della canzone
italiana”, che allora, nel 1985, pubblicò Laterza, e solo
successivamente fu ripubblicata da Mondadori.
Partiamo
dall’inizio, dunque.
Ci
incontrammo verso la fine degli anni Ottanta, a Modena, in occasione
di un convegno: lei accompagnava al pianoforte dei cantanti, tra cui
Miranda Martino. Nacque così l’idea di un progetto teatrale, cui
demmo proprio il titolo di “Cantando sotto la storia”!
All’inizio, poiché nemo profeta in patria, non ci esibivamo
mai a Roma ma in vari altri posti, fino ad arrivare alla grande festa
dell’Unità a Bologna. Poi finalmente a Roma al Teatro dei Cocci di
Testaccio. Fin quando non accadde una delle disgrazie della mia vita:
diventai Assessore alla cultura! E lo sono stato per tredici anni,
davvero un record. Questo mi ha tolto il tempo di fare tante delle
cose che amavo: in qualche modo sono sempre riuscito a studiare, ma
ad esempio non riuscivo a trovare tempo di scrivere; e poi come
assessore non potevo proprio continuare con gli spettacoli o cose del
genere…
Come è
terminata la sua lunga avventura all’assessorato di Roma?
Per mia
determinatissima volontà: chiesi di andare via. Qui all’Auditorium
è vero che sono presidente, ma qualcosa posso fare. Ad esempio
queste lezioni sulla canzone. Che – ho sempre sostenuto – non si
possono fare senza cantare.
Quindi
lei e Cinzia Gangarella siete gli elementi fissi del gruppo. Mancava
la voce…
Infatti,
abbiamo cercato una cantante cui affidare il repertorio degli
spettacoli – difficilissimo in quanto vasto ma soprattutto
estremamente variegato, spaziando nel tempo e negli stili – e
abbiamo trovato una ragazza bravissima, peraltro molto giovane,
Roberta Albanesi, una vera scoperta dell’Auditorium. Però, non
essendo lei conosciuta, ho pensato alla formula dell’ospite
(Miranda Martino per la prima serata, Amii Stewart per la seconda,
Stefano Di Battista e Nicky Nicolai per la terza, e Nada con Peppe
Servillo per l’ultima).
Mi sembra
però che la vostra preoccupazione per l’afflusso di pubblico si
possa dire già ampiamente superata…
Sì, è un
grande successo, inaspettato; pensavamo: chissà, piacerà, non
piacerà… E invece, ecco, per la prossima serata abbiamo già
venduto oltre centotrenta biglietti e mancano ancora più di due
settimane…
Mi viene
da pensare che l’Auditorium fino al suo arrivo soffriva dello
stesso male dell’università italiana: mancava del tutto uno spazio
per la canzone, perché tutto era misurato con la musica cosiddetta
“colta”…
È vero; e
infatti la cosa dovrebbe iscriversi in un progetto molto più vasto.
Quando venni all’Auditorium avevo pensato di offrire qualcosa di
diverso, e l’ho fatto con l’“Orchestra italiana” di Ambrogio
Sparagna e l’orchestra jazz, la “Pmjo – Parco della musica jazz
orchestra”; e anche con le tourneé all’estero dell’Auditorium.
La classica è terreno non avvicinabile, perché è del conservatorio
di Santa Cecilia, e anche loro con tutti gli altri fanno molte
iniziative. Si sta cercando di creare un grande archivio di nastri e
dischi, una biblioteca, un archivio telematico, un percorso ragionato
sulla storia della canzone, del jazz. Non è tanto difficile trovare
i partners per questo progetto: ci sono già Siae, Imaie, la
Discoteca di Stato, Rai Teche. Quello che è invece molto più
complesso è trovare le risorse economiche…
Anche
“Cantando sotto la storia” viene registrato?
Certamente,
in audio e in video.
Come
avete suddiviso i quattro appuntamenti?
Il primo
racconta il passaggio dal dialetto alla lingua italiana, sfiorando i
momenti che conducono appena prima della data di svolta del 1861,
cioè dell’Unità d’Italia, fino alla Grande Guerra. La seconda
serata si focalizzerà poi sugli anni che vanno dal 1918 al 1939,
quindi a ridosso della Seconda guerra mondiale; un momento di cui è
ben rappresentativa Mille lire al mese, brano contraddittorio
nella sua raffinatezza musicale e nel suo testo di spirito
apertamente piccolo-borghese. La terza serata descriverà il fumoso
ventennio, di fine delle dittature e di nascita delle nuove
democrazie, tra la Seconda guerra mondiale e il Sanremo di Modugno e
la sua Nel blu dipinto di blu, del 1958. La quarta fase,
infine, è quella delle origini della canzone d’autore, dal 1958,
appunto, ai nostri giorni.
Gianni Borgna
