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Eugenio Ripepi

Il teatro-canzone. Storia, artisti, percorsi

Cos’è un nuovo genere artistico? Chi determina la nascita di un nuovo genere artistico? In che modo ne viene rilevato il suo valore? Diciamoci la verità, molto spesso accettiamo passivi la nascita di un nuovo genere artistico, salvo poi renderci conto - qualche anno dopo o persino qualche mese dopo - che in realtà di nuovo non vi era nulla, ma si era trattato banalmente di una nuova moda effimera. Altre volte ancora, invece, sempre per superficialità, chi si occupa di arte (compresa la musica, naturalmente) tende ad etichettare come appartenente a un nuovo genere artistico anche chi quel genere lo sta solo “sfiorando”. 
Solo che per dissipare questi dubbi varrebbe la pena leggersi il bel saggio che Eugenio Ripepi (attore, regista e cantautore) ha dedicato al teatro-canzone. Prima di avventurarsi nella genesi del nuovo, appunto, genere, Ripepi si sofferma proprio a rispondere alle domande che ho evidenziato nell’incipit. E lo fa con piglio sicuro, di chi d’altronde si è occupato della materia per anni; non tralasciando anche di evidenziare come alcuni artisti, che la critica frettolosamente annovera come esponenti del genere, di quel genere non facciano parte.

Ma procediamo con ordine. Cosa è il teatro-canzone? Ripepi affronta la questione partendo - come in una sorta di litote - da ciò che teatro-canzone non è: “Teatro-canzone non è una semplice alternanza di parole e musica su un palcoscenico, come in passato si è provato a sostenere anche nell’ambito di una proposta di legge. Sarebbe un ritratto troppo approssimativo, tanto da abbracciare una quantità di performance poco imparentate con questo genere-non genere”. Insomma, non basta alternare alle canzoni dei testi recitati. Già da qui si evince la fermezza dello studioso nel determinare quello che per lui è essenziale distinguo tra ciò che è e ciò che non è. Ma allora, appunto, cosa è teatro-canzone? Prima di tutto occorre la presenza sulla scena di una sola persona (un musical non è teatro-canzone, per intenderci), una persona che sappia essere al tempo stesso attore e cantante. Occorre che lo spettacolo proposto abbia del materiale del tutto inedito e scritto appositamente per quello spettacolo. Ma ancora non basta, perché si parli davvero di teatro-canzone, occorre che lo spettacolo abbia una chiara impronta di impegno sociale, che smuova insomma le coscienze dello spettatore: “Teatro-canzone è una struttura intima, evocativa, che permea l’impegno e lo traduce in intrattenimento, chiamando una comunità attorno a un individuo, come nel teatro di narrazione, ma con la musica dentro e non, semplicemente, attorno”. 

Come si può intuire, Ripepi in questo è rigorissimo. talmente tanto che alla fine - e qui forse sta uno dei temi discutibili del libro - per lui gli unici veri rappresentanti del genere appaiono Giorgio Gaber - che con Sandro Luporini è il vero “inventore” del genere - e Gian Piero Alloisio (e in parte Simone Cristicchi). E tutto il resto, ci si potrebbe domandare? Tutto il resto fa parte di quella pletora di sottogeneri che sfiorano il genere senza esserlo davvero. Da questo punto di vista, molto interessante è il lungo excursus storico che Ripepi fa. Si parte dal café-chantant che sfocia nel tabarin e che ben presto lascia spazio al teatro di varietà (e qui un capitolo è doverosamente dedicato all’immenso Ettore Petrolini). Il vero prodromo del genere è pero rappresentato dall’esperienza milanese dei Gufi (Nanni Svampa, Gianni Magni, Roberto Brivio e Lino Patruno), del Derby e ovviamente di Enzo Jannacci (autore che davvero fugge da qualsiasi definizione). 

Come tutti sanno, gli ideatori del genere teatro-canzone vero e proprio saranno però Sandro Luporini e Giorgio Gaber. Secondo diversi studiosi non tutte le opere del duo, però, sarebbero da annoverate nel genere. Secondo loro, l’esperienza valeriana di teatro-canzone terminerebbe alla fine degli anni Settanta, quando verrebbe meno un certo impegno politico. Secondo questa linea interpretativa, infatti, tre sarebbero le linee guida delle prime opere dell’autore milanese (e del collega-pittore livornese): la motivazione civile e sociale; le condizioni logistiche che raccolgono una comunità intorno a un luogo teatrale; la fruizione immediata dei contenuti, profondamente diversa dalla situazione di un concerto. Ripepi si domanda - a mio avviso a ragione - se però tale netta separazione abbia davvero un fondamento: “Alla luce delle tematiche di impegno affrontate sempre con coraggio da Gaber-Luporini, si può davvero dividere nettamente a colpi d’accetta un periodo di questa loro produzione autorale da un altro? È giusto dire che il teatro- canzone iniziato nel 1970 con Il signor G. finisce nel 1978 con Polli d’allevamento, come si è scritto? Può uno spettacolo come Anni affollati, che all’interno contiene la citata Io se fossi Dio, non essere considerato politico, ma di “evocazione”, pur essendo del 1981?”. Va da sé che la risposta per il Nostro è un convinto no.Segue un ampio capitolo dedicato a quello che Ripepi, come detto, considera l’unico vero erede di Giorgio Gaber, Gian Piero Alloisio. L’artista ovadese ha collaborato per ben 14 anni con il duo Gaber-Lupoini apprendendo tutti i trucchi del mestiere. Ma Alloisio è stato - ed è tuttora - artista a tutto tondo, cantautore capace di scrivere pezzi memorabili (basti qui citare Venezia, ripresa poi da Francesco Guccini), ma anche uomo di spettacolo (non a caso il suo gruppo si chiamava Assemblea Musicale Teatrale).

Già, ma gli altri, allora? A parte Simone Cristicchi (a cui è dedicato un capitolo), Ripepi non ha timore nell’inserire le opere, per esempio, di Marco Paolini ed Ascanio Celestini come progetti che solo sfiorano il genere teatro-canzone e questo, naturalmente, senza togliere nulla alla loro grandezza.

Vi sono infine, quegli artisti che hanno saputo introdurre nella canzone un forte elemento drammatico e teatrale, senza giungere però al vero teatro-canzone. È il caso della canzone teatrale di Domenico Modugno, del recitato su musica di Piero Ciampi, dei recitativi di Fabrizio De André e Francesco Guccini, della metafisica teatrale di Vinicio Capossela e della recitazione cantata di Alessandro Mannarino.

È un libro, questo Il teatro-canzone. Storia, artisti, percorsi (edito da Zona), di cui si sentiva l’esigenza; un lavoro documentatissimo e scritto con grande passione, da uomo di canzoni e di copioni. E che ha il merito, cosa non da poco oggigiorno, di non cadere mai nell’apologia.

 

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In dettaglio

  • Artista: Eugenio Ripepi
  • Editore: Zona Music Books
  • Pagine: 120
  • Anno: 2019
  • Prezzo: 14.00 €

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