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Il paradiso delle Trottole

Le nuove fiabe sonore della Banda Putiferio

La recensione de L'Isola

In tempi di crisi, ogni idea è tesoro: la Banda Putiferio non si accontenta di fare un cd di carne e plastica, non solo approda al recital con Children Solution (feat. Gianluca Mercadante, Sara Rossi e tutte le canzoni di questo ‘album’), ma si espande anche nel fumetto, avvicinandosi pericolosamente all’ibridazione tra musica e arte sequenziale – un passo dell’evoluzione verso “l’opera d’arte totale” che neanche Wagner avrebbe mai previsto. Iperboli a parte, il quintetto (espandibile) ha dato tutto se stesso per questo Il paradiso delle trottole, sorta di concept incentrato proprio sul putiferio, sulla rivoluzione che prima latita poi erompe.

L'invito è quello di “rubare le favole dai cinque colori”, di strappare la poesia da ogni atomo e rivoltarla come un calzino. Per questo, l'opera – così possiamo chiamarla – si divide in tre atti. Il primo è Insetti, dedicato ai più piccoli e insidiosi portatori di caos conosciuti: da Il grillo e la formicuzza, polka popolare comitragica, illustrata da Luca Enoch, allo schizofrenico manifesto cha-cha-cha di Putiferio, per concludere con l'eterna lotta tra zanzara e uomo di Le ragioni della zanzara. Il secondo atto, Fiabe sonore, è dedicato alla soffocante omologazione da capitalismo: La settimana di Orfeo, un tuffo nella routine lavorativa, in netto contrasto con lo slancio (aereo) di Ciro che vola (apice della fusion fumetto-musica by Otto Gabos); e infine L'uomo che comprava tutto, emblema di una trasformazione dormiente che aspetta di esplodere.

Il terzo e ultimo atto, Bambini cresciuti, dedicato all'infanzia, inizia con l’altissimo monologo Fui Feto di Antonio Rezza, metafora dell’infanzia fagocitata dal becero mondo adulto; I bambini di via Pellegrini è una ballata di bullismo e disparità sociali (con espansione iperrealista di Marco Manini). Freak Antoni si preoccupa di porre la pietra tombale su ogni aspirazione fiabesca con Trent'anni dopo (illustrata dal tratto essenziale di Massimo Giacon), mentre la tarantella oscura de L'Infantelenco dipinge un'umanità infantile piegata e sfruttata dal mondo adulto. L’epilogo Ciuffettino apre in extremis alla speranza, con l’inquieta preghiera di un bambino (grande) perso in un insensato paese dei balocchi.

La Banda Putiferio non lesina nulla, né in produzione né in chiarezza del messaggio, unendo il meglio del fumetto italico alla crema dei musicisti sulla piazza (scorrere i credits per credere): il risultato, per brio e ispirazione, è da annale.


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