Terzo
capitolo del viaggio incominciato con la canzone tormentone “Vorrei
cantare come Biagio”; viaggio che ha permesso agli ascoltatori,
estimatori e non dell’artista romano, di frequentare le numerose
stanze musicali che in quest’ultimo disco, Grand
Hotel Cristicchi, vanno a comporsi come in un
albergo immaginario, in cui le storie quotidiane rivivono, raccontate
o vissute direttamente da ipotetici ospiti che, spesso, si trovano
coinvolti come spettatori e altre come protagonisti.
Un crogiolo
di vicissitudini raccontate con ironia ma anche spesso con lucido
realismo, come in “Tombino”,
che ci fotografa il triste vivere quotidiano dei bambini sotto i
cunicoli delle città, in quella Bucarest mai nominata ma spesso
avvicinata a qualsiasi città europee, dove quegli stessi bambini,
seppur alla luce del sole, vivono nell’ombra dei pensieri della
gente. Altre volte un amaro aprire gli occhi sulla nostra vita che
scorre e non sempre ci permette di fermarci per assaporare quei
delicati momenti che visti all’indietro ci fanno rammaricare di non
averli apprezzati: allora sarebbe bello vivere
“La vita all’incontrario”, canzone
quasi parafrasi del film “Il curioso caso di Benjamin Button”.
Ad ogni
apertura dei brani che compongono l’album si aprono appunto le
tante porte di un albergo, in cui una moltitudine passa, magari nelle
stesse giornate, senza conoscersi, ma essendo parte di una stessa
realtà, che bisogna sforzarsi di cogliere, rendendosi conto che
spesso la “scatola accesa” vende solo false illusioni (“Meteora”)
e troppo spesso solo disinformazione (“Meno
male”), in un mondo in cui ciò che ci
circonda sembra spesso solo una suppellettile e non parte di noi, e
che quindi perde valore, come quell’ambiente malato in cui nuota il
“Pesce amareggiato”.
In questo
disco si vede sempre più luminosamente che quelle che negli altri
dischi sembravano solo favole ora echeggiano di ambientazioni troppo
poco fantastiche e sempre più realistiche: il sogno “favolesco”
sembra essere piuttosto quello di fermare alcuni comportamenti di una
società egoista perfino verso se stessa. La stessa scelta di
affidarsi a suoni poco elettronici e più acustici è forse dovuta
alla necessità di ancorarsi a sonorità semplici che lascino ampio
spazio all’ascolto dei testi, apparentemente disincantati ma
profondamente intensi. Un contenitore pieno di sensibilità verso la
famiglia vicina, i propri figli (“Insegnami”)
e verso l’allontanamento dalla famiglia, quello vissuto dagli
anziani che magari rivivono in quelli che da fuori appaiono come non
luoghi, quegli ospizi che ci conducono a ballare “L’ultimo
valzer”. Ma l’allegrezza
non riesce ad abbandonare la musica di Simone Cristicchi e così
rispolvera un pezzo che sa di tradizionale, dove si confondono il
passato spontaneo da trattoria e il presente, e così quello che era
un prete in “Volemo le Bambole”
diventa “nell’oggi” il premier, e le ragazze in carriera o da
copertina (ricordate “Gne gne” di Giorgio Conte? ) fanno
l’occhiolino alle contemporanee “escort”.
Il sorriso
continua anche nelle tracce nascoste, dove l’autore sembra proprio
volerci lasciare con un pizzico di ottimismo. Rock (“Genova
brucia”), pop, etnico, direi addirittura
classico, vista la folta presenza di fiati ed archi e perché no rap
(non è un caso la presenza di Frankie Hi Nrg Mc).
Un lavoro
decisamente maturo che in alcuni pezzi verrà certamente criticato da
una parte di pubblico che lo vorrebbe magari più disimpegnato
politicamente. Un disco di scelte!
Simone Cristicchi
Sony Music
01.
Overgnure
02.
Il pesce amareggiato
03.
Meno male
04.
La vita all'incontrario
05.
L'ultimo valzer
06.
Tombino
07.
Insegnami
08.
Meteora
09.
Volemo le bambole
10.
Quattro minuti e 28 secondi
11.
Genova brucia
12.
Come la neve
Ghost
tracks:
01.
Bruno
02.
Radio Flavia
Francesco Miglicci – Francesco Musacco
Simone Cristicchi – voce, chitarre, mandolino, laud cubano
Francesco Musacco – tastiere, pianoforte, arrangiamenti archi, programmazione
Olen Cesari - violino
Enrico Gabrielli – clarinetto basso, flauto traverso, sax, tiger, arrangiamenti fiati
Alessandro Canini – batteria
Andrea Rosatelli – basso, contrabasso
Coro dei Minatori di Santa Flora – cori
Emiliano Terreni – voce in “Overgnure”
GNU Quartet :
Stefano Cabrera (violoncello)
Roberto Izzo (violino)
Francescas Rapetti (flauto traverso)
Raffaele Rabudengo (viola)
2010
42:20
