Questo gruppo, nato nel 2005, ha alle spalle un numero considerevole di concerti nelle piazze non solo d’Italia e si sente: perché l’amalgama del gruppo si può dire sia perfetta, sia tra le varie componenti strumentali, tipicamente legate alla tradizione del sud Italia, sia tra la voci da quella principale di Gianfranco Riccelli a quella del controcanto femminile di Cinzia Liuzzi.
A dire il vero non è neppure la loro prima esperienza discografica, ma è certamente la più matura, quella con l’impronta più cantautorale più marcata, anche perché accanto a brani appositamente scritti da Riccelli e per lo più ispirati alla tradizione calabrese trovano posto brani d’autore di un certo spessore a partire dalla commovente Il sogno di volare di Andrea Buffa un cantautore del nord, di Lecco per la precisione: è una commovente canzone che ci dipinge la vita o meglio la morte di un emigrato che perde la vita precipitando dall’impalcatura di un cantiere, una morte assurda come recita il testo «Perché diciamoci onestamente / crepare a trent’anni è proprio un peccato / perché a quel punto almeno a quaranta / nel mio paese sarei arrivato».
Ci sono altre canzoni come Nemmeno tu un testo inedito di Pierangelo Bertoli musicato per l’occasione da Riccelli, un bel brano anche se dal significato piuttosto criptico, e poi Stracci di Dicerie che è frutto della collaborazione di Riccelli con Claudio Lolli: una storia in cui il protagonista è uno scomparso, forse morto, che ha lasciato degli stracci con dentro niente ed allora ecco partire una ridda di dicerie, un tema sempre attuale.
Gli altri brani, come si diceva, sono tutti di Riccelli, e sono pezzi di ottima fattura. Devo ammettere che per chi non comprende il calabrese stretto il significato resta spesso oscuro, non essendo presenti traduzioni nel libretto: ma a dire il vero, non accade spesso anche ascoltando musica cantata in lingua straniera? Il fascino resta comunque, perché le musiche sono molto belle ed ispirate, troviamo strumenti come i tamburi a cornice, il marranzano, la lira calabrese che donano sentori di spezie e profumi di macchia mediterranea.
Il risultato è dunque sorprendente perché i confini tra musica popolare e canzone d’autore si fanno labili e si può ben parlare di canzone d’autore popolare. Prima di chiudere vorrei, però almeno citare un altro pezzo, Terra di mari, lo splendido brano che dà il titolo all’intero lavoro e che descrive con grande poesia – «Come teste cornute / sulla terra dei mari / dove immergono reti / dalle misere barche / Come ispanici elmi / sulle terre di roccia / dove spalle ricurve / a raccogliere olive» – tutta la difficoltà del sopravvivere nelle terre di mari del nostro sud, ma potremmo dire di ogni sud del mondo. Come cantava Bertoli in Sud, «E’ sempre uguale il sud, in tutto il mondo è uguale».
Un disco che merita di essere ascoltato.
Arangara
Galletti-Boston / Edel
01. Novella scura
02. Il sogno di volare
03. La ballata della luna
04. Nemmeno tu
05. A Pippa
06. Sed libera
07. Stracci e dicerie
08. Mio caro presidente, se leggete
09. Siltango
10. I musicanti di Carlo Lucarelli
11. Rinnina
12. Terra di mari
Andrea Bondi e Giovanni Garoia
Salvatore Gerace:tamburi a cornice, organetto, zampogna, marranzano, lira calabrese
Cinzia Liuzzi: voce, cori, tamburi a cornice, shaker
Febo Nuzzarello: chitarra classica
Francesco Panarese: batteria, percussioni
Massimiliano Paternò: basso elettrico
Giuseppe Presicce: violino
Gianfranco Riccelli: chitarre, mandolino, armonica, voce
2010
47:45
