Un progetto sul binomio musica-poesia, partito nel 2021 dal brano Poesia facile – dedicato a Dino Campana e meritevole di un riconoscimento al concorso “Canti Orfici in musica” organizzato dal MEI e dal Centro studi Campaniani di Marradi – ha dato vita ad un’intensa attività di ricerca e composizione, durata tre anni, da parte del cantautore bolognese Schena, che ha preso forma nel suo ultimo album, intitolato La grazia invincibile.
Musicista e bibliotecario con alle spalle un altro disco solista, “Canzoni ad uso interno”, e numerose collaborazioni, Paolo Schena ha voluto rendere omaggio in questo lavoro a tre poeti vissuti tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, musicandone i testi e rievocandone la parabola esistenziale, oltre che letteraria: Antonia Pozzi, Dino Campana ed Ernesto Ragazzoni. I tre autori sono accomunati dal fatto di aver vissuto e scritto in un’epoca di grandi trasformazioni, riflessa nel loro animo da uno spiccato tormento interiore che ha trovato nel mondo naturale un interlocutore privilegiato. “La grazia invincibile” potrebbe dunque essere considerato un concept album sul rapporto tra natura e poesia.

Il brano di apertura, Il Raggio, trae spunto da una lirica di Ragazzoni, Ascensione, che ha ispirato anche la traccia di chiusura, La Nuvola, con l’intento di dare una forma circolare all’excursus musicale. A seguire, Poesia facile mette in musica il sonetto di Campana Poesia semplice, che rievoca Petrarca nell’incipit e tratteggia un paesaggio marino solcato da vele, un sogno di libertà che consenta di evadere dalla tristezza e dalla solitudine.
Esordisce con un delicato fingerpicking Rose sfogliate, definita dal cantautore stesso come un po’ “gozzaniana”, in quanto la “regina dei fiori” è simbolo della pienezza della vita, effimera e caduca, che a volte non si riesce a cogliere e che ci sfugge tra le dita come petali ormai appassiti. In Prati i vocalizzi di Margherita Valtorta e le trame sonore degli archi e del pianoforte sottolineano invece l’idea che l’esistenza umana sia “come l’erba dei prati” accarezzata dal vento, in un’ideale fusione panica tra individuo e paesaggio, che in questo caso è quello montano caro ad Antonia Pozzi.
Si cambia registro con Le cafard, con sonorità elettropop-new wave che sembrano uscite (anche per il cantato) da un disco di Battiato degli anni Ottanta. Qui le vele sono nuovamente protagoniste delle liriche e alludono ad un viaggio per mare e alla nostalgia della navigazione. Come ha spiegato lo stesso Schena, il testo è uno dei primi scritti da Campana, inquieto viaggiatore sempre alla ricerca di nuovi lidi da scoprire. Il tema marittimo ritorna poi anche ne Il porto, luogo per eccellenza in cui sostare e trovare rifugio e sollievo alle sofferenze. Qui il sound è di bossa nova, anche grazie al significativo contributo del polistrumentista e produttore William Duarte, brasiliano di nascita; il raffinato accompagnamento del sax soprano di Roberto Serenelli impreziosisce ulteriormente il brano, che rimanda alle atmosfere di Vinicius De Moraes.
Un’altra virata in Parole contro le parole, caratterizzata da ritmi in levare e suoni che guardano al combat folk degli anni Novanta. La tematica è quella della necessità di ribellarsi allo “strapotere” delle parole: l’ironico monito di Schena è che un mondo sempre più invaso dall’”ipercomunicazione” sia necessario fare silenzio fuori e dentro di noi e ritrovare la nostra più profonda essenza nel contatto con la natura. Argomento attualissimo e sorprendente, se si pensa che il testo di Ragazzoni, in realtà, è dei primi del Novecento ed è una riflessione sull’inutilità della poesia, tema ricorrente nei crepuscolari. Ci si avvia verso la conclusione con Una remota estate, basata su una lirica di Pozzi. Protagonisti del pezzo sono la chitarra elettrica e il sax, che insieme alla base ritmica ricreano un clima nostalgico e dipingono uno di quegli scenari montuosi innevati tanto cari alla poetessa milanese. E il cerchio si chiude, come si accennava all’inizio, con La nuvola, in cui l’appassionata interpretazione di Valtorta, sostenuta dalla chitarra e dagli archi, eleva l’animo verso uno stato in cui è possibile ritrovare, anche solo momentaneamente, la pace interiore.
“La grazia invincibile” è un valido lavoro in cui Schena ha dimostrato di essere un sensibile ricercatore ed interprete, a proprio agio con generi diversi, che coesistono in una sequenza caratterizzata da una coerenza di fondo assicurata dalla raffinatezza degli arrangiamenti e dalla pregnanza della parola poetica. La “grazia invincibile” della poesia del primo Novecento, infatti, sopravvive al tempo e parla ancora in modo autentico ed ispirato agli ascoltatori di oggi.

Schena
La Stanza Nascosta Records
01. Il raggio
02. Poesia facile
03. Rose sfogliate
04. Prati
05. Le cafard
06. Il porto
07. Parole contro le parole
08. Amore senza ritorno
09. Una remota estate
10. La nuvola
William Duarte
Schena: voce, chitarra acustica - William Duarte: chitarre, basso, piano, programmazione, cori - Margherita Valtorta: voce - Oscar Martin Del Rio: batteria, percussioni - Roberto Serenelli: sax soprano e sopranino
