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Il sottotitolo di questo
splendido libro pieno di fotografie imperdibili, racconti, note di viaggio,
storie inedite, testimonianze importanti, è “Il diario ufficiale della
leggendaria tournée”. Che poi è quella del 1979, immortalata da un doppio cd
dal vivo (tra l’altro recentemente rimasterizzato e proposto in un packaging
senz’altro migliore rispetto a quello originale), una tournée che cadeva in un periodo
difficile dal punto di vista sociale e politico. Ed il libro non è reticente su
questo tema e racconta anche dell’approccio a volte ostile di una parte del
pubblico, in particolare nel concerto di Roma. Una tournée che dimostrò come
fosse possibile che le canzoni di un mostro sacro, ma nascosto, come Fabrizio De André, potessero essere
“stravolte”, portate a nuova vita, mostrate con un volto differente da quello
noto ma ugualmente affascinante. Una tournèe che dimostrò quanto un gruppo
“tosto e potente” come la PFM potesse
comunicare emozioni non solo attraverso la già nota e riconosciuta abilità
strumentale ma anche attraverso l’esaltazione della parola attraverso la
musica. Guido Harari è stato colui
che ha avuto l’idea di questo libro ed ha acceso la miccia nel corso del
concerto tenuto al Saschall di Firenze, nel gennaio del 2004, per ricordare i
venticinque anni quella tournée (eche vide la presenza, tra gli altri, oltre
che della PFM, di Vittorio De Scalzi dei New Trolls accompagnato da Mauro
Pagani). Franz Di Cioccio è stato
colui che, invece, in una sera di agosto del 1978, dopo un concerto PFM a
Nuoro, fece quella proposta “indecente” a De André che divenne, dopo molte
titubanze, una realtà artistica inarrivabile. Di Cioccio suonò la batteria in
quel tour (era ed è il suo mestiere). Harari scattò foto e generò memorie (era
ed è la sua passione). E quasi cinque anni fa entrambi decisero che quel tour
doveva essere riportato alla memoria del grande pubblico, di tutti coloro che
amano Faber, e che apprezzano la
PFM e che avrebbero dovuto essere i medium attraverso i quali
le memorie sarebbero riaffiorate: “quel tempo” avrebbe bussato nuovamente alle
nostre porte, quelle immagini e quei suoni sarebbero dovuti ritornare a riempire
non tanto i nostri ricordi ma ad alimentare l’esigenza del “sogno” che ciascuno
porta dentro di sé.

Le testimonianze proposte dal libro rappresentano l’immagine di un periodo
storico ben preciso, artistico e sociale, mentre le fotografie conducono il lettore
sui palchi, nei backstage, nel corso delle prove, nei momenti di pausa, ad
osservare il pathos dell’esibizione ed i momenti di “fuori scena” con immagini
oggi impensabili (basti pensare alla famosa fotografia del “cantautore assopito
col culo esposto a un radiatore…”). Per finire ricordiamo che in quel tour
tutti avevano un nome d’arte mutuato dal tema della tribù indiana quale loro si
sentivano d’essere. Di Cioccio era Due Orsi, probabilmente per la sua
riconosciuta tenacia che lo rendeva forte in maniera esagerata. Harari, invece,
non aveva ricevuto un soprannome ma, guardando le sue splendide fotografie,
forse avrebbe potuto essere chiamato Dito scattante oppure Sguardo penetrante.
Quello sguardo che attraversa il tempo, che supera il rimpianto per riportare,
qui ed oggi, tutta la magia di quei giorni.
Artista:
a cura di Guido Harari e Franz Di Cioccio
Editore:
Chiarelettere
Anno:
2008
n° Pagine:
240