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Dopo due cd di cover e numerose canzoni scritte per altri interpreti, Gennaro Cosmo Parlato decide di lavarsi il viso dal cerone bianco che ce lo aveva fatto conoscere in tv e offrirsi al pubblico con “Soubrette”, il suo primo disco di inediti uscito per Carosello a fine aprile. Riservato ma sicuro di sè, l’artista napoletano, ma toscano d’adozione, ci racconta i passaggi che lo hanno portato a decidere di incidere un disco di inediti. E, dopo un’analisi sullo stato sociale della donna moderna, si toglie un sassolino dalla scarpa in direzione Vaticano.

   

Da piccolo hai frequentato lo studio di registrazione dello zio, entrando in contatto con miti della canzone partenopea come Mario Merola e Nino D’Angelo. Com’era respirare quell’ambiente e cosa ti è rimasto?

Frequentare fin da piccolo quell’ambiente ha senz’altro influito sulle scelte che avrei compiuto in seguito. Ero affascinato dall’atmosfera che si respirava nello studio di registrazione e posso dire che la mia passione per la musica è nata proprio lì, in quegli anni.

Hai scritto come autore per Mina, Rettore, Fiordaliso, Aida Cooper e Valentino. Chi ti è più affine?

Sicuramente Mina. Ho scritto un pezzo (Fragile, inserito nell’album Bula bula del 2005, ndr) e gliel’ho inviato perchè pensavo che fosse adatto a lei. L’ha scelto e inserito nel suo album, e nel momento in cui ho sentito la sua interpretazione ho capito che aveva capito tutto. Aveva preso il senso del testo e lo aveva fatto suo.

Nel 2005 pubblichi il primo disco di cover italiane “Che cosa c’è di strano”; il 2006 si chiude con l’uscita del secondo album di cover straniere “Remainders”. Due progetti diametralmente opposti, sei più predisposto per la musica italiana o quella estera?

Entrambi i progetti sono nati come omaggio a due mondi che sentivo in qualche modo miei. Cantare pezzi che erano stati delle primedonne della musica italiana, tra cui Gianna Nannini, Anna Oxa, la Rettore, mi ha molto coinvolto, soprattutto perchè si trattava di reinterpretare pezzi che avevano fatto la storia degli anni ’80 in Italia. Ugualmente per Remainders,  ho attinto dalla mia esperienza musicale degli anni ’80, ma rifancendo le canzoni di idoli internazionali come Boy George, Madonna, Queen, Cindy Lauper. Entrambe le scalette sono state scelte da me, dettate da una passione di ugual misura per quei due mondi che avevano in modi diversi influenzato una stessa epoca.

L’esperienza in tv com’è stata? Come mai nel 2007 hai deciso di chiuderla?

Ho fatto tanta tv. Insieme a Chiambretti a Markette dal 2005 al 2007, sempre con lui il dopofestival nel 2007, ho partecipato a molte puntate del Maurizio Costanzo Show e fatto moltre altre cose sul piccolo schermo. Mi divertivo molto, e comunque facevo musica, per cui coniugavo la mia vocazione con il piccolo schermo. Poi semplicemente mi sono reso conto che non era più quello che volevo fare, volevo togliermi la maschera e il trucco e presentarmi alla gente per quello che ero. In più, sempre nel 2007, il programma di Piero è finito e smettere di frequentare i salotti televisivi è stata anche una conseguenza della conclusione di questo ciclo.

Cosa ti ha portato a decidere di fare un nuovo disco, questo disco?

Mi sono sempre nascosto dietro qualcuno – un interprete, o qualcosa – una maschera. Ma a un certo punto ho capito che era arrivato il momento di mostrarmi per quello che ero, di iniziare a interpretare io stesso i pezzi che avevo iniziato a scrivere per gli altri. Ci sono testi che nascono dalla mia vita, da storie di persone che conosco, che mi appartengono, e per questo motivo non posso fare altro che interpretarle da me, perchè in quel momento sono me stesso e ho voglia di farmi conoscere per quello che sono.

Com’è nata la collaborazione con la Carosello?

Conoscevo già Claudio Ferrante, e lui conosceva il lavoro che facevo per gli altri. Ci siamo sempre detti che un giorno avremmo potuto collaborare, e questo si è verificato più o meno lo scorso anno, anche in concomitanza con la scadenza del contratto con la mia vecchia casa discografica. Abbiamo ripreso in mano l’idea di sviluppare un progetto insieme e così è nato Soubrette.    

Parliamo quindi dell’album. Nel primo pezzo echi di Battiato, in Agguato a Marrakech ricordi Mango, quali sono le tue influenze musicali?

Battiato è un mio punto di riferimento, soprattutto per quanto riguarda le sperimentazioni vocali, che me sono fondamentali. E anche Ivano Fossati conta molto per le mie influenze e i miei gusti.

Proprio in Agguato a Marrakech duetti con Enrico Ruggeri. Com’è nata questa collaborazione?

Penso che Enrico abbia una delle voci più particolari del panorama musicale italiano. Lo conoscevo già grazie all’ambiente televisivo, e quando ho scritto questo brano ho subito pensato alla sua voce per creare un contraltare adatto alla mia. L’ho contattato proponendogli il duetto, lui ha accettato ed è nata la canzone.

In Soubrette canti: “gioca a far l’attrice ma la trovi dentro a un bar …” si riferisce a qualcuno in particolare?

Quella canzone è dedicata a tutte le ragazze di oggi, quelle trentenni sole che sono prese dal lavoro ma sono insoddisfatte perchè in realtà non riescono a trovare l’unica cosa che manca loro, cioè un uomo che stia al loro fianco. Queste donne, e tra le mie conoscenze ho avuto modo di vederlo, quando arriva sera si agghindano e passano di locale in locale cercando di fare nuove conoscenze. Ma purtroppo gli uomini di oggi o sono già impegnati o omosessuali, e queste donne sono costrette alla solitudine, che mascherano con un’ostentata sicurezza.

“Napoli” la consideri “sconvolta dalla storia”. Com’è il rapporto con la tua città, nonostante tu non viva più lì?

Ora ho un rapporto abbastanza tranquillo con la mia città natale. Ci torno spesso e la vivo appieno. Mi rendo conto sempre di più, però, che, anche alla luce dei recenti fatti di cronaca che l’hanno coinvolta, è una città che viene usata male da tutti. Le città sono fatte per essere usate, ma purtroppo non sempre viene fatto in modo corretto. Ma non dimentichiamo che Napoli è una città meravigliosa, e che la mia canzone alla fine è piena di speranza, e mi auguro che le sue sorti si risollevino, per la gente che la vive onestamente, perchè se lo merita.

Nel brano Sabrina dici “Che la papessa se ne faccia una ragione”. Come vivi la quotidianità in uno stato, come quello italiano, in cui la presenza del Vaticano è così, passami il gioco di parole, presente?

Che dovrebbero farsi i… “fatti” loro. So che scriverai un sinonimo più annacquato di quanto ti ho detto a voce… ma la verità è che quei signori ne dicono tante e dovrebbero usare meglio l’imponente cassa di risonanza che hanno. Vogliamo forse ricordare quando hanno detto che il preservativo è inutile per prevenire l’AIDS, quando lo sanno tutti che al momento è l’unico metodo di prevenzione? Purtroppo i politici italiani non hanno la forza di discorstarsi da queste dichiarazioni. Non sono come Zapatero che ha messo bene in chiaro di governare uno stato laico e ha fatto in modo che la Chiesa non entrasse nel merito delle sue decisioni governative. Il Vaticano dovrebbe fare un tour per i vari stati del mondo, ma purtroppo risiede stabile in Italia e complica la vita, soprattutto, a molti italiani…

Passiamo ad un altro brano, Albatross, dedicata a Giuni Russo.

Reputo che Giuni sia stata una grande artista italiana, putroppo in vita non troppo spesso considerata. L’ho sempre stimata sia come cantante che come donna, e quando sono venuto a conoscenza di un progetto seguito da Maria Antonietta Sisini per mantenere viva la sua memoria, ho pensato di inviarle una canzone che avevo scritto pensando a Giuni. Lei è stata ben felice di “approvarla” e l’ho inserita nell’album.

Sono solo due i pezzi non scritti da te: Soubrette scritta da Alessandro Orlando Graziano e Alberto Annibali e Perché tutto muore di Maria Pia Tuccitto. Come ti sono arrivati i loro pezzi?

Conoscevo Alberto Annibali tramite una nostra amica in comune, la cantante Carla Boni. Mi sono arrivati diversi pezzi scritti da lui, ma appena ho sentito Soubrette gli ho subito  detto che quella canzone doveva essere mia, sentivo che mi apparteneva. Per quanto riguarda Maria Pia, invece, la apprezzavo e conoscevo già per le sue collaborazioni con Irene Grandi e Vasco Rossi, tra gli altri. Le ho chiesto di scrivermi un pezzo per il nuovo album e in un poco tempo è nata una canzone molto bella, tra le mie preferite di questo nuovo lavoro.

Qualche altro aspetto artistico che ci siamo dimenticati di evidenziare del disco?

Per esempio che considero Soubrette un disco elettronico. Racconta essenzialmente un panorama fatto soprattutto di storie di donne, ma anche di storie complicate come quelle di due ragazzi omosessuali che ancora oggi devono superare tante difficoltà per vivere serenamente la loro vita. Nelle undici tracce posso dire di raccontare l’amore in ogni sua forma, ed è proprio l’amore il messaggio ultimo dell’album, amore come forza motrice per ogni avvenimento.

Un’ultima battuta?

Ci troviamo qui nella sala riunioni in Carosello, davanti alla tela del grande Francesco Curci, e spero tanto che ce la mandi buona!

Artista:
Cosmo Parlato