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I Fragment sono una formazione romana che nasce nel 2015 con l’intento di fondere le sonorità del folklore irlandese e scozzese con quelle del progressive rock. Frontman dell’ensemble è Ariele Cartocci, autore della maggior parte dei brani e responsabile della produzione artistica, nonché vocalist e polistrumentista (suoi gli interventi al bouzouki irlandese, alle chitarre elettriche e acustiche, alla cornamusa galiziana e alla bombarda). Cartocci è affiancato alla voce dalla violinista Vittoria Nagni, che ha anche realizzato l’artwork dell’album. Completano la lineup Emanuele Grigioni (tastiere e fisarmonica), Davide Bonacina (flauto basso e tin whistle), Lorenzo Beverati al basso e Stefano Vestrini alla batteria. Sono poi presenti numerosi altri musicisti che hanno arricchito il disco con i loro contributi, tra i quali è doveroso menzionare Adriano Sangineto all’arpa celtica.
Cartocci, compositore, arrangiatore, produttore e tecnico del suono, dopo essersi diplomato in pianoforte al Conservatorio dell’Aquila ha proseguito gli studi presso  il “Saint Louis College of Music” di Roma e parallelamente ha iniziato ad interessarsi alla musica folk irlandese, inizialmente suonando il bouzouki come autodidatta e poi seguendo le orme del chitarrista John Doyle e il suo peculiare stile.

I Fragment si sono esibiti in numerosi festival in Italia (Folkest, Montelago Celtic Festival, Busto Folk, Muntagninjazz ed altri) ed hanno all’attivo due album: Second Awakening, uscito nel 2018, e Over the Horizon, pubblicato lo scorso aprile. Le tredici tracce che compongono il nuovo lavoro (in realtà undici più due “bonus tracks”) sono in parte originali ed in parte rielaborazioni di motivi tradizionali. Sono presenti anche un brano dei Jethro Tull, Coronach, ed uno del già citato chitarrista irlandese John Doyle, Tribute to Donal Ward/The Currachman. Si tratta prevalentemente di composizioni strumentali, la cui cifra stilistica risiede nel connubio – presente a volte all’interno del medesimo brano, a volte nell’alternarsi delle diverse tracce – tra suggestioni di stampo progressive, connotate in prevalenza da chitarra elettrica/basso/batteria e synth, ed atmosfere irlandesi/celtiche, con l’impiego degli strumenti tipici. L’ispirazione di molti brani attinge direttamente al folklore delle isole britanniche, rievocando ad esempio figure come la “banshee”, personaggio femminile dagli occhi arrossati dal pianto, classificata tra gli spiriti malvagi perché si mostra agli esseri umani solo quando questi ultimi sono in punto di morte, o la regina di Argyll, eroina di una ballata scozzese. I brani cantati, come appunto The Queen of Argyll o Coronach, descrivono nelle suggestive liriche personaggi da fiaba – come la sovrana dalla bellezza incantatrice e dalle movenze aggraziate come quelle di un cigno, alla quale i fiori si inchinano – o paesaggi mitici: mari in tempesta, lande avvolte dalla nebbia, fertili terre dove sbocciano le rose e crescono i rovi, solcate dai passi di re e di guerrieri.

Leggenda, cultura popolare e stimoli della contemporaneità si fondono, nel susseguirsi dei pezzi, in intrecci strumentali che invitano a lasciare libera la propria immaginazione, incalzata dal talento dei musicisti e dagli elaborati arrangiamenti. Albe, tramonti, danze intorno al fuoco, cavalcate attraverso praterie solitarie, panorami nordici avvolti in nuvole e nebbia, creature sovrannaturali animano idealmente gli episodi in cui prevalgono i suoni della tradizione, con la preminenza di violino, bouzouki e flauto. Altri brani scivolano invece verso una contaminazione di stili più marcata: la title track Over the Horizon, ad esempio, è un autentico caleidoscopio di timbri acustici ed elettrici, dalla bombarda al synth. Vira poi decisamente verso il rock Nuage: qui protagonisti sono chitarra elettrica, basso e batteria, con il violino che si palesa soprattutto nella seconda parte a dialogare con la sei corde e il synth, conducendo l’ascoltatore in territori musicali inesplorati. Un relativo equilibrio tra le due anime, prog e celtica, caratterizza tracce come Fires in a Midwinter Night e Half Life, con passaggi che sembrano presi a prestito dai “reel” irlandesi e scozzesi e con la sezione ritmica arricchita da batteria e basso elettrico. Interessante anche il remix di Fiddleback curato da Alk3mic, che si sposta verso suoni tribali ed elettronici, con le percussioni in particolare evidenza.

Over the Horizon è un disco che, grazie alla creatività dei musicisti e alla loro abilità compositiva, desterà l’interesse tanto degli amanti della musica irlandese che di quelli del progressive rock, ma non mancherà di stupire anche coloro che non sono particolarmente avvezzi a questi generi, con la presa immediata che le sonorità del celtic folk possiedono sia nei brani più improntati alla danza che in quelli più riflessivi e meditativi.

Over The Horizon
Foto di Anita Habluetzel Esposito
Artista:
Fragment
Etichetta:
Autoprodotto
Elenco Tracce:
01. Fiddleback
02. Tears Of the Banshee
03. The Queen of Argyll 0
04. Over the Horizon
05. Nuage
06. Bonnie Mulligan's Set
07. Fires in a Midwinter Night
08. Coronach
09. Spiral
10. Half Life
11. Al Vaive Ancje Il Soreli
12. Fiddleback - Alk3mic remix (Bonus track)
13. Tribute to Donal Ward / The Currachman (Bonus Track)
Produzione Artistica:
Ariele Cartocci & Fragment Celtic Music
Anno di Uscita:
2024