Non può che suonare molto “americano” questo nuovo e intrigante progetto discografico di Beppe Gambetta, visto l’amore – amore ampiamente ricambiato, oltretutto – del grande chitarrista genovese verso gli Stati Uniti. Ma sarebbe fare un torto al lavoro in qualche modo di (ri)avvicinamento alla tradizione cantautorale italiana compiuto da Gambetta negli ultimi anni, descrivere questo suo nuovo disco come “americano” tout court. Terra madre – lo dice per certi aspetti già il titolo – è in realtà un album che presenta tante e diverse linee espressive e musicali. Per cui, certo, c’è il folk della tradizionale di Saint James Hospital (qui nella versione di James Baker); c’è il country di Sit And Pick With You (che vede oltretutto come ospiti artisti del calibro di David Mr. Dawg Grisman, Dan Crary, Tim O’Brien e Travis Book); c’è la ballad di Dark Yellow Thread; c’è il western della title track; e ci sono tanti musicisti americani (il disco è stato registrato nel New Jersey). Ma Gambetta allarga lo sguardo verso tutte le varie “terre madri”. Luoghi reali, di appartenenza, ma anche luoghi ideali e onirici, tanto che il disco è anche una sorta di concept dedicato al diritto a sognare un mondo migliore. Emblematica, da questo punto di vista, è Per poco o per niente, in cui il cantautore descrive la netta contrapposizione tra due umanità: da una parte colore che vogliono privare gli altri del sogno di una vita migliore, passando il loro tempo a spargere per il mondo i semi del dolore e della prevaricazione (“Vengono odiano picchiano ridono/ truffano vietano legano uccidono”) e dall’altra coloro che a quel sogno non vogliono rinunciare (“Sognano soffrono piangono invocano/ creano parlano guidano cercano”). È un tema, questo, che sarebbe piaciuto molto a Fabrizio De André. E il riferimento a Faber non è certo casuale, perché una delle vette del disco è l’amaramente sarcastica Un panino. Una canzone che si presta a più piani di lettura: da una parte Gambetta, dando voce proprio al grande cantautore genovese, mette alla berlina – e come dargli torto? – tutti coloro (anche tra i politici) che dicono di amare De André (e magari di essere stati suo amico): “Operai, prelati, professionisti,/ artisti, banchieri e anche leghisti/ tutti cari amici innamorati di me/ ma in vita non li ho neanche mai visti”. Persone che si lavano così la coscienza, perché nella vita di tutti i giorni fanno l’esatto opposto di quello cantato da Fabrizio: “Ma Piero laggiù continua a partire/ Marinella continua a morire/ e Andrea non può ancora sposare il suo amore/ e il vero tributo a De André/ vuol dire fermarsi a comprare un panino/ al povero Cristo/ che abbiam visto in Via Prè”. Ma Un panino è anche una tirata ai tanti musicisti improvvisati che si credono professionisti proprio perché suonano le canzoni di De André: “Ogni tanto mi affaccio a guardare/ e mi stupisco perché/ ogni dentista in pensione/ vuol fare un tributo a De André”. Efficace sintesi di tutto il disco è poi il canto occitano del XIV secolo, Mis amour che mette in correlazione dark ballad, De André (che in effetti l’ha anche cantata) e tradizione.
Un gran bel lavoro questo Terra madre, che dimostra – ce ne fosse ancora bisogno – tutta la grandezza anche autorale di un maestro delle sei corde, amatissimo certo negli Stati Uniti, ma di cui l’Italia ha ancora un grande bisogno. Un disco che è anche una sorta di ponte tra le canzoni tradizionali e popolari e quelle attuali, perché le terre madri travalicano lo spazio fisico e la linea del tempo.
Beppe Gambetta
Autoprodotto
01. Terra madre
02. Saint James Hospital
03. Sit and pick with you
04. Per poco o per niente
05. Dark yellow thread
06. Un panino
07. Mis amour
08. Season of suspension
Beppe Gambetta
Beppe Gambetta: Chitarre - Travis Book: Basso - Joe Bonadio: Percussioni - David Grisman: Mandolino - Dan Crary: Chitarra - Carlo Oneto: Corni francesi - FJ Ventre: BassoHoward Levy: Armonica, Piano
2024
34:00
