C’era molta attesa per la presentazione del nuovo disco di Alessandro Sipolo, cantautore bresciano giunto al quarto album attraverso un percorso artistico già ricco di soddisfazioni. D’io, Matria Vaniglia è il titolo del disco, chiaramente provocatorio rispetto allo slogan “Dio Patria Famiglia”, che risale ai tempi mazziniani anche se poi venne utilizzato dal fascismo, in contrapposizione al comunismo bolscevico di Lenin. Sipolo fa chiaramente riferimento a situazioni a noi più vicine nel tempo, come si deduce anche da un’altra canzone presente nel disco ed eseguita nella serata, tra applausi e risolini, dal titolo Signorina cuorenero, riferita al nostro Premier.
Ad ospitare il concerto, nella serata di venerdì 20 Settembre, l’affascinante contesto del Teatro Sociale di Brescia, che ha presentato un colpo d’occhio notevole, merito anche del supporto organizzativo del ‘Centro Teatrale Bresciano’, che proprio quest’anno compie i suoi primi 50 anni. Sul palco con Alessandro Sipolo (voce e chitarra) una band notevole, composta da Alberto Venturini (produttore con Sipolo del disco) alla batteria e alle percussioni, la neomamma Daniela Savoldi al violoncello (è anche violoncellista al seguito di Vinicio Capossela), il grande Giulio Corini al basso elettrico e al contrabbasso, Omar Ghazouli alla chitarra elettrica e Paolo Malacarne alla tromba e al flicorno. Gli ingredienti per una grande serata di musica c’erano tutti, comprese le qualità canore di Alessandro Sipolo, cosa non scontata oggi. Il pubblico era “schierato” tutto dalla parte di Sipolo, da sempre impegnato oltre che in ambito musicale anche sul versante dell’associazionismo socio-politico (si era candidato alle elezioni cittadine dello scorso anno).
Grandi osanna e consensi ad ogni canzone, le Associazioni amiche hanno risposto presente alla serata, che ha però manifestato alcune evitabili cadute di tono dovuto proprio all’istinto politico, peraltro sempre dichiarato, del songwriter bresciano. La canzone d’autore classica, mondo nel quale Alessandro Sipolo si inserisce in maniera naturale, è una forma d’espressione che diventa arte quando riesce a mantenere dentro di sé il mistero, quando comunica idee, sentimenti, emozioni, pezzi di vita, ma lo fa in maniera poetica, senza svelarsi fino in fondo. L’approccio dichiaratamente socio-politico al concerto da parte del cantautore bresciano, dovuto alla sua formazione culturale e alle sue esperienze ha invece trasformato di fatto la presentazione del disco in una sorta di ‘comizio in musica’. Questo nulla toglie però alla bravura di Sipolo, alla sua capacità di costruire canzoni che uniscono il contenuto mai banale dei test a suoni variegati, attingendo dal cantautorato, dal folk-rock, dai ritmi latini. Il concerto ha visto l’esecuzione di tutte le canzoni del nuovo disco, con l’aggiunta di alcuni brani tratti dagli album precedenti, come Kamikaze, dal primo cd “Eppur Bisogna Andare” del 2013 (prodotto da Giorgio Cordini), suonata in apertura di concerto e Mostar, eseguita nel finale e tratta dal cd “Un altro equilibro” del 2019. Bellissimo il sound, merito anche dell’acustica del Teatro Sociale e dell’ottima amplificazione dei tecnici, che hanno saputo valorizzare la ricchezza degli arrangiamenti e la bravura della band. Una band affiatata, che ha offerto una varietà di suoni e di ritmi notevole, tra milonga, cumbia, reggae e ballate più intime, viaggiando all’unisono ma lasciando anche lo spazio ai singoli strumentisti per regalare alcuni splendidi assoli. Tra tutte le canzoni merita una citazione particolare la ballad Polansky, un brano dedicato all’amico, poeta e attivista Paul Polansky, scomparso nel 2021.

Foto di Andrea Zampatti
Alessandro Sipolo
Teatro Sociale, Brescia
20/09/2024
