Nell’attuale panorama musicale italiano, Franco Boggero sembra avere l’andatura e le movenze di un alieno, catapultato nel nostro paese da una sorta di Altrove, o quanto meno da un’altra epoca. Sarà perché Boggero ha la fortuna (?) di frequentare la musica come una sorta di outsider, praticando nella vita di tutti i giorni altro mestiere, altra arte: l’Arte, appunto. Fino al 2020 è stato, infatti, storico dell’arte per il Ministero della cultura, curatore di diverse mostre e per decenni personaggio di spicco della Soprintendenza. Va da sé che uno così ha una capacità di lettura diversa da molti di noi. Uno sguardo quasi indagatore; ma un indagatore alla Adamsberg, il celebre ispettore-spalatore di nuvole uscito dalla penna di Fred Vargas. Un indagatore, insomma, che non ha nessuna pretesa di capire la realtà, e che eppure – involontariamente – la realtà sa cogliere proprio nei suoi interstizi più nascosti. Perché il suo sguardo ha visto (o in questo caso ascoltato) un dettaglio che ai più era sfuggito. Dettaglio che si deposita nella sua mente per poi uscire fuori quando meno ce lo si aspetta, quasi fuori contesto. E quindi capace di rivelare essenze del tutto impreviste.
La poetica di Boggero sta in qualche modo tutta qui: narrare brandelli quotidiani e apparentemente del tutto prosaici. Solo che proprio quel brandello così banale apre squarci improvvisi di illuminazione. Diventano, insomma, occasione di riflessione ben più profonda. Propria di chi la vita la guarda e la ascolta a modo suo. E se insisto sul tema dell’udito è perché Boggero è un accumulatore seriale di lapsus linguae, di modi di dire, di frasi carpite in un bar, di epigrafi. Tolte, però, dal loro contesto tali lacerti acquistano tutt’altro valore. Non a caso questo suo nuovo disco, Quasi un’abitudine, si apre con una splendida rilettura di un pezzo “minore” di Jannacci (vero punto di riferimento), Passaggio a livello: due probabili amanti sono fermi a un passaggio a livello; lei finalmente sembra parlare di sé, sembra svelarsi (“Mi hai parlato di te in un modo che io non conoscevo”); ma d’improvviso l’attimo è interrotto dal treno che ha ripreso la sua corsa; a breve le barriere si alzeranno e la macchina dei due si rimetterà in moto; l’incanto è spezzato: lei ritorna a rifugiarsi nel suo “mutismo” intimo e lo fa con una domanda che – anch’essa – rompe l’incantesimo: “Poi mi hai chiesto se era un merci”.

D’altronde brandelli di conversazioni sono disseminati in moltissime canzoni. Prendo a mo’ d’esempio Un posto come Genova, dove l’Io narrante sembra mettere in guardia l’amica da un pretendente tanto apparentemente simpatico, quanto profondamente insulso, che ripete frasi malinconiche quanto banali: “«Lo scirocco, vedi, è un vento, quasi sùcido…»/ «Ci vorrebbe un’altra tazza di te»/ «Non mi piace come ho messo giù la macchina/ con la fretta di passare me la potrebbero toccare»”. E si sarà notato come, da una parte, la prosa della quotidianità si incastri alla perfezione nella lirica della frase musicale e, dall’altra, Boggero ci riporti inserti dialettali, tipici appunto del quotidiano (“sucido”). Laddove, poi, il tutto sembra assumere valenze troppo “seriose”, Boggero alleggerisce il dettato con voluti abbassamenti ironici: “In amore dare-avere avere-dare non importa,/ me l’ha detto una signora di Torino che poi è morta” (Con i piedi nell’acqua). Anche se poi sicuramente serpeggia in tutto il disco un’aria di languida malinconia, tra rimandi all’infanzia (Quasi un’abitudine) e il pensiero di un futuro che sembra inesorabilmente accorciarsi: “Uno lo sa/ che ci sarà un’altra estate,/ ma resta lì/ a prender su/ l’ultimo sole./ Invece poi si porta via/ soltanto la malinconia/ di non saper/ se tornerà/ un’altra estate” (Un’altra estate). E non può che muoversi lungo la strada dei ricordi anche la bellissima A bruciarsi i capelli nei libri, cantata in coppia con l’amico Augusto Forin, scomparso poco dopo la registrazione del brano. Malinconia che, infine, si respira anche quando Boggero lascia la penna, nella stesura dei testi, all’ottimo Gianni Priano, che sembra davvero qui una sorta di suo alter ego.
Musicalmente il disco è fortemente intriso di Jazz (tra rimandi a Jannacci, come detto, e Conte), ma non mancano anche influenze blues (Un posto come Genova che vede alla chitarra Paolo Bonfanti), al tango (Psicotango, scritta da Michele Cogorno) e al folk (la sorprendente Con i piedi nell’acqua).
Certamente l’approccio qui risulta molto più minimalista rispetto ai due dischi precedenti, dal momento che quasi ogni brano presenta solo tre strumenti; anche se molti sono, in realtà, i musicisti coinvolti nel progetto, tanto che il disco riporta con autore Franco Boggero & Co.
Notevole, infine, è la rilettura di Aquellas pequenas cosas di Serrat, nella versione italiana curata da Gino Paoli, Lorenzo Raggi e Stefano D’Orazio.
Franco Boggero, insomma, dopo essere approdato nella cinquina finalista delle Targhe Tenco con il disco d’esordio, Lo so che non c’entra niente, conferma con stile, arguzia e umorismo di essere lo spalatore di nuvole della musica d’autore italiana.
Franco Boggero
Gutenberg Music
01. Passaggio a livello
02. La notte si mangia i rubini
03. Un posto come Genova
04. Luce che passi sotto
05 Nei bassifondi
06. Con i piedi nell'acqua
07. Quasi un'abitudine
08. Tre febbraio
09. Psicomago
10. Noi qui a pancia in su
11. Se sono solo non ti scrivo
12. Aquellas pequeñas cosas / Un'altra estate
13. A bruciarsi i capelli nei libri
Federico Bagnasco
Federico Bagnasco: contrabbasso - Marcello Bergero: chitarra - Massimo Bernaschi: fisarmonica, piano - Paolo Bonfanti: voce e chitarra - Antonio Bottero: chitarr - Michele Cogorno: chitarra - Augusto Forin: voce e chitarra - Paolo Malfiori: basso elettrico - Germano Jori: sax alto e soprano - Matteo Nahum: chitarra - Alessandro Paolini: synth - Giovanni Peirone: fisarmonica - Franco Piccolo: chitarra - Francesco Saitta: batteria - Daviano Roila: voce - Marco Spiccio: pianoforte
Produzione Esecutiva: Primigenia Produzioni
Registrazioni e Mix: Alessandro Paolini/Bagoon Studio, Genova
Mastering: Bruno Cimenti per Primigenia Produzioni
Foto di copertina: Melissa Boggero - Foto interna: Piero Fantoni
Grafica: Giorgio Finamore
2024
42:00
