Avviso ai naviganti di musica: quand’è che finiremo di andar sempre di corsa, se poi si rischia di lasciarsi scappare nuovi artisti stra-interessanti? Da sempre sappiamo che la fretta è cattiva consigliera e, oltremodo, rallentando i ritmi assurdi ne beneficia anche la salute. Ora, se avessi ascoltato in fretta e furia Gold and Mess, lo splendido esordio di Strea (Irene Ettori), avrei sicuramente perso un’occasione. Quella di approcciarmi ad un’analisi più profonda, che arriva nell’imo dell’anima, aggraziata dalla luminosa voce dell’artista bresciana, sparsa con eleganza nei nove brani dell’album, tra cui due cover: le riproposizioni centrate ed identitarie di Running up the Hill di Kate Bush (utilizzato come singolo promozionale di tutto il lavoro) e di The lost song Pt.II degli Anathema. Lasciatemi però fare una veloce riflessione sul concetto di ‘cover’. Uno può pensare che non ci voglia molto a cucire un nuovo vestito a brani noti e invece la situazione è più complessa, in qualche modo affascinante, a patto che l’approccio sia quello di ridare una nuova vita rispetto all’originale senza stravolgerli, ma rendendoli personali. Strea riesce nell’intento e anche nei “suoi” brani troviamo come filo conduttore uno mood raffinato che è già un suo stile preciso. In July, ad esempio, emerge palesemente il talento di Irene, che spazia dal placido al graffiante senza esitazioni ed incertezze, la suadente e grintosa Ophelia è sorretta dal basso sottotraccia del grande Colin Edwin e l’incantevole Hazel ingolosirebbe Elisa (uno dei suoi miti?) se le arrivasse alle orecchie, ma si possono captare in generale pure segnali di Tori Amos e Alanis Morissette.

Insomma, ora un po’ di coordinate le avete con l’aggiunta di scie filo Ani di Franco e Pj Harvey. Un bel sentire, no? Quindi, avanti che c’è ancora posto per godersi l’eclettico power-mood della titletrack, che mostra bei muscoli d’ugola, la cangiante e dinamica Bright side, con tanto di gagliarde rifiniture di steel-guitar e piano incalzante senza invadere l’orchestrazione coriacea in essere e l’arpeggiante piglio di Rise, che muove passi sonori decisi e compatti. Valido risulta anche l’unico atto in italiano Stanze, in veste di bonus-track e secondo noi non sarebbe inopportuno includere, in futuro, altri episodi in lingua madre.
Strea merita sicuramente un’attenzione particolare, in quanto le belle voci non vanno relegate nell’oblio generale ma, bensì, accese per dare bagliori qualitativi ad uno scenario attuale piuttosto ombroso e discutibile. Quindi, non limitiamoci ad ascoltarla solo in…Strea-ming, eh?. A buon intenditor….

Strea
Vrec Music Label
01. Gold and mess
02. Hazel
03. Running up that hill
04. Bright side
05. Ophelia
06. Rise
07. July
08. Stanze
09. The lost song Pt. II
Strea: voce, testi e musica (tranne traccia 3 e 9) - Colin Edwin : basso in “Ophelia” - Nicola Sanzogni: chitarre e musica - Nicola Panteghini: chitarre - Alessandro Pedretti: batteria - Francesco Free Savazza: tastiere e piano - Emanuele Agosti: basso - Daniele Piovani: tastiere in “The lost song Pt. II”
2024
40:03
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