Che cos’è la diversità? Forse è una ricchezza di colori e suoni, un antidoto alla monotonia, un viaggio attraverso sfumature che raccontano mondi diversi. Diversity, l’album di debutto della cantautrice lecchese Diletta Longhi, risponde attraverso il linguaggio universale della musica a questa domanda, con una raccolta di brani che attraversano jazz, world music e soul, guidando l’ascoltatore in un percorso variegato e profondamente umano. Artista eclettica, Longhi è anche insegnante, scrittrice e compositrice e in questo suo primo lavoro discografico riversa la summa delle sue esperienze e influenze. Il risultato è un mosaico di culture e generi che spaziano dal reggae al jazz (classico, tradizionale e spirituale), dal soul all’hip-hop, per arrivare al pop e al rock.

Dall’ascolto della voce calda e accogliente di Longhi, che guida il percorso degli otto brani, emerge una sincerità naturale e priva di artifici. L’album si apre con Under Water, una traccia che immerge l’ascoltatore in un mondo ovattato e avvolgente: il fruscio dell’acqua richiama le nostre origini, il conforto e la serenità dell’elemento primordiale. Poi, il viaggio si sposta verso atmosfere più esotiche con We Belong to the Forest, un brano dalle sfumature reggae che richiama terre lontane. Il messaggio trasmesso è chiaro: ritrovare il rispetto e l’armonia con la natura. La title track, Diversity, infonde un’energia vibrante e ci trasporta in un altro tempo, evocando l’atmosfera intima di club jazz e locali d’oltreoceano di qualche decennio fa. Con un mix di modernità e nostalgia, questo brano ci invita a riscoprire il fascino del suono puro, autentico e immediato. La diversità si manifesta anche nella varietà di strumenti impiegati dai musicisti che provengono da diverse zone dell’Italia e nei timbri vocali, come in A Change Is Meant to Come, dove Longhi duetta con Nicola Scagliozzi, polistrumentista che nell’album suona basso, contrabbasso, chitarra e percussioni e ha curato gli arrangiamenti. Il ritmo funky jazz dà corpo a una riflessione su cambiamento e speranza, con un groove che cattura. Voglio un mondo vero, l’unico brano in italiano, si distingue invece per la potenza del testo e lo stile hip-hop elegante e soulful, in cui Longhi invita a riflettere su tutto ciò che intossica il mondo e l’umanità, rispecchiando un desiderio di originalità e verità.
L’album si chiude con Canción de Cuna, una delicata ninna nanna in spagnolo che avvolge l’ascoltatore, quasi a volerlo riportare a una dimensione intima e universale, chiudendo il cerchio. La copertina che racchiude l’album, infine, rivela un artwork di Nerina Fernandez, che rappresenta il profilo di un volto femminile con gli occhi chiusi, avvolto di spirali colorate. Un ensemble illustrativo che spicca su sfondo blu e mette in risalto il rosso della chioma che visibile, per metà, copre lo sguardo simbolizzando l’invito a guardare oltre le apparenze. In un’epoca in cui la produzione di massa la fa da padrone, questo album si fa notare come un’eccezione, offrendo uno spazio di meditazione e consapevolezza, un messaggio di speranza e di armonia, un invito a riscoprire il valore della pluralità.

Diletta Longhi
Birdbox Records
01. Under Water
02. We belong to the Forest
03. Diversity
04. Looking into Myself
05. A Change is meant to come
06. Sometimes
07. Voglio un mondo vero
08. Canción de Cuna
Lorenzo Vella | BIRDBOX RECORDS
Diletta Longhi: lead vocal - Nicola Scagliozzi: bass, double bass, el. guitars, percussion, backing vocals - Antonio Cicoria: drums - Flavio Buccino: african and south american percussion, kora - Francesco Mascio: electric and classical guitars - Giuseppe Sacchi: piano, Rhodes, synth - Luigi Acquaro: tenor sax - Roberto Solimando: trombone - Raimondo Esposito: trumpet, flugelhorn
2024
33:26
