
Il 17 ottobre scorso si è tenuto, presso la sede del Club Tenco a Sanremo, il Primo incontro nazionale delle rassegne e dei premi della musica di qualità. Un pomeriggio che ha visto raccolti i rappresentanti dei vari presìdi di tutta Italia che si occupano di canzone d’autore (tra i tanti, Premio De André, Premio Pigro, Musicultura, L’Artista che non c’era, Premio Bertoli, Botteghe d’Autore…). Moderavano il dibattito Paolo Talanca, Stefano Senardi e Andrea Scanzi. L’obiettivo dell’incontro è stato quello di far luce sui problemi che riguardano queste realtà e, in special maniera, gli artisti che arrivano alla fase finale. È stato infatti sottolineato come spesso i vincitori di questi concorsi non riescano ad entrare nei circuiti mediatici e di produzione musicale più grandi. Tra i punti posti inizialmente c’era anche quello di configurare queste realtà sempre più come rassegne e meno come concorsi, organizzare tavole rotonde di discussione e “incontri con gli artisti, riflessioni con musica sul tema della canzone d’autore, sia dal punto di vista critico che di dibattito e riflessione sulla limitatezza degli spazi mediatici per le canzoni più riflessive”. Premesse importanti.
Nel pomeriggio di discussione si è convenuto fin dall’inizio circa l’importanza di due questioni: memoria e prospettiva, per dirla fabianamente; la necessità di conservare al meglio la memoria di ciò che è stata la canzone d’autore italiana del passato, e l’urgenza di fare qualcosa affinché le più giovani e promettenti penne non si disperdano a causa della limitata capienza dei circuiti mediatici che, tendenzialmente, riservano più spazio alla musica d’intrattenimento. Più avanti troverete il Verbale integrale dell’incontro, ma prima riassumiamo sinteticamente i punti che ci sono sembrati più condivisi.

Per quanto concerne la ‘memoria’, si è concordi sulla necessità primaria di esercitare pressione presso le Istituzioni per l’inserimento dello studio dei cantautori nelle scuole. Le altre idee che sono state poste sul tavolo della discussione, mediamente, sono funzionali a entrambe le finalità. Si è parlato della volontà di creare una Radio web, e/o un canale Twitch, YouTube, dedicati ai cantautori; dell’ipotesi di creare un consorzio tra i vari premi e di conseguenza studiare modalità, misure, per favorire la circolazione dell’opera dei vari vincitori; dell’importanza di coinvolgere la Siae come attrice attiva, soprattutto in senso economico, ma non solo. Per esempio diventando promotrice a livello Istituzionale-governativo per il sostegno di questo progetto, favorendo la nascita di “norme” stabili e non una-tantum, che tutelino meglio il settore. In estrema sintesi c’è la necessità di un riconoscimento giuridico per il campo della canzone d’autore come accade per le fondazioni liriche o per il Cinema, al fine di ricevere dei ricoveri per tutte le realtà che si occupano della promozione di questo tipo di musica, compresi i live club che vivono una stagione di forte crisi.

Questo incontro ha tutto il potenziale per essere un punto di svolta importante, qualora queste proposte prendessero davvero corpo. Di seguito il Verbale ufficiale, primo atto di quello che si spera possa diventare un lungo percorso di confronto trasparente e costruttivo tra tutti gli operatori del settore.
Eppur (qualcosa) si muove, ricordavamo nel titolo parafrasando Galileo.
Già, vale la pena però attualizzarlo dicendo che “di sicuro (qualcosa) si muove”.
La Redazione de L’Isola che non c’era
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Giovedì 17 ottobre 2024
Sede Club Tenco – Sanremo (IM)
inizio ore 15.00
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DIBATTITO SULLA CANZONE D’AUTORE
“Primo incontro nazionale delle Rassegne e dei Premi della musica di qualità”
MODERATORI
Stefano Senardi, Paolo Talanca, Andrea Scanzi
PRESÌDI PRESENTI
Musicultura, Fondazione De André, Fondazione Gaber, L’Isola della Musica Italiana, Premio Bertoli, Premio Ciampi, Dallo sciamano allo showman, Botteghe D’Autore, A farla amare, Officina Roversi, Premio Pigro, L’Artista che non c’era, Premio d’Aponte, Premio Bindi, L’Isola in Collina, Rock Targato Italia
Sono assenti solo perché impossibilitati fisicamente ma hanno dimostrato forte interesse:
Officina Pasolini, Musica contro le Mafie, Premio Lauzi, Premio Gianmaria Testa, MEI-Meeting delle Etichette Indipendenti, Premio Parodi, Premio Lunezia

SALUTI INIZIALI e PREMESSE
L’incontro inizia con i saluti di Stefano Senardi, il quale afferma:
“Durante le riunioni di preparazione per il tema della Rassegna, abbiamo mantenuto fede al messaggio di Sergio Staino: “L’incontro, su tutto”. Questa primavera ci sono stati i dubbi dal punto di vista economico sulla possibilità della realizzazione di questa Rassegna. Storicamente il Club difende la musica di qualità ed essendo per di più una no-profit, non guadagnando niente, in qualche modo, pur essendo in difficoltà, si riesce a rimanere in piedi e avere una condotta morale. Siamo qui perché nel momento dell’idea dell’incontro, della crisi del non farcela, si è scelto di chiamare tutti coloro che in qualche modo continuano a provarci. Sicuramente ci sono altre associazioni oggi non presenti che hanno aderito ma non sono qui presenti. Almeno tra i più importanti si è qui per trovare soluzioni e per raccontarsi. Oggi sarebbe importante trovare dei punti di incontro comuni per fare rete”.
Prende la parola Paolo Talanca:
“Il motivo dell’incontro con tutti i ‘presìdi culturali’, coloro che fanno cernita, è quello di ritrovare i contenuti e individuare quei punti per fare rete. La musica oggi è molto cambiata, nei grandi eventi è sempre più raro che si suoni. Una volta c’era il pop commerciale, capace di creare indotto, ma c’era anche la musica riflessiva, raffinata, di qualità, umana mi verrebbe da dire. Essa è fatta, andando dietro, all’urgenza di dire cose. Dietro ai circuiti esclusivamente mercantili questo genere non esiste. Il problema economico c’è ma è risolvibile con l’andare verso una stessa direzione. Il Club Tenco è nato con questo fine e chi rimane qui anche ora persegue questo interesse. Si desidera uscire da questo incontro con qualcosa di pratico”.
Talanca ringrazia anche Andrea Scanzi per essere presente, un punto di riferimento che non solo ha una forte componente mediatica ma soprattutto la cultura e i contenuti alti. Talanca cede la parola a Scanzi:
“Grazie ai presenti, è un piacere essere presente al Premio Tenco. Ho sempre avuto come direzione l’amore per i cantautori, sono miti per la loro importanza culturale. I due punti a cui riferirsi oggi sono:
– la storia, il ricordo, la memoria: questo Paese ha la memoria breve, questo fatto, se applicata alla canzone d’autore è un reato. Un giorno Fernanda Pivano disse “finiamola di dire che De André è il Bob Dylan Italiano, è il contrario”. Abbiamo un compito fondamentale perché la musica italiana come qualità non ha niente da invidiare alla musica d’autore francese o inglese. L’Italia sbadatamente finisce sempre per dimenticarsi il quantitativo incredibile di grandi cantautori. Questo limite storico dice che il nostro patrimonio deve essere ricordato e riportato. Questo deve essere il fine di tutti coloro che hanno un palco e un microfono. Ora diventa difficile ricordare ai ragazzi questi cantautori in quanto ormai passato già tanto tempo dalla loro dipartita. L’onda d’urto della loro presenza è passata, il nostro passato è straordinario.
– analizzare il presente alla luce di quello che sarà nel futuro. Parlare della canzone d’autore oggi sottende due problemi: esiste una canzone d’autore nuova? In particolar modo under 40? Ci sono ma li conoscono in pochi perché non c’è mercato. Le radio non solo non trasmettono, la televisione non si interessa, ma soprattutto esiste un pubblico (20-30 anni) che li percepisce, comprende e non solo ascolta? Possibile che se anche nascesse un nuovo Guccini nessuno se ne accorgerebbe?».
Scanzi chiede alla platea di intervenire. Alberto Bertoli prende la parola:

“Dal punto di vista del Premio, per quanto riguarda la “storicità” c’è una clausola del regolamento per cui si deve interpretare almeno un brano di Bertoli, poiché l’interpretazione di un brano significa attivamente vivere la storicità del cantautorato. Inoltre, sarebbe opportuno consorziarsi (consorzio), creare quindi una rete che disponga di spazi live che uniscano tutti, una radio web che forse all’inizio sarebbe poco ascoltata, ma arriverebbe ad essere di nuovo una base per unirsi e partire. Con attività concrete si potrebbero avere dei risultati».
Risponde Senardi:
“I vincitori delle rassegne rimangono lì, non riescono a girare all’interno dei premi che idealmente sono vicini alle sensibilità culturali. Questo potrebbe essere un pensiero da portare avanti. Se fosse presente la rete sarebbe utile per avere un ricircolo di autori e canzoni. Così anche per avere luoghi di aggregazione. Ieri sono arrivati più di 1000 studenti ad ascoltare, attenti, la masterclass su Pino Daniele. Poche settimane prima questi stessi potevano non averne nemmeno sentito parlare, ma soprattutto non conoscevano la rivoluzione di Daniele. Questo è un altro tema su cui varrebbe la pena ragionare: la musica d’autore italiana dovrebbe essere materia di studio per le scuole. Questa potrebbe, anzi deve, essere un’altra battaglia da portare avanti insieme”.
Prende la parola Talanca:
“Era nei punti di discussione un logo della confederazione, qualcosa che possa dare una sorta di denominazione di origine controllata. Riferendosi al Premio De André, in piazza De André a Roma, il pubblico c’è. Quando dimostri la qualità la gente sceglie e riesce a scegliere”.
Parla Scanzi:
“Occorre tenere bene a mente quanto importante sia la scuola in questo ambito. Qualsiasi politico non può non affermare l’importanza dei cantautori. Ricordo quando Dario Fo scoprì di aver vinto il premio Nobel. Questo aneddoto ricorda come metà del paese si arrabbiò a questa notizia, ma occorre analizzare come siano eccellenza. Qualsiasi governo ascolterebbe questi testi e questi cantautori. Anche la premier Meloni ha dimostrato di essere una grande patita di Gaber”.
Viene chiamato in causa Paolo Dal Bon della Fondazione Gaber. Riprendendo l’episodio della premier Meloni.

“Lo scopo fondamentale della Fondazione è mantenere vivo il rapporto con il pubblico, soprattutto quello giovane. Abbiamo invitato alle manifestazioni personaggi popolari che avevano espresso stima verso Gaber, così che comunque i giovani che li seguono potessero entrare nell’ottica dell’imitazione: “Se lui lo ascolta posso farlo anche io”. Questi nomi sono i classici della musica italiana, come tali andrebbero avvicinati e studiati. Però non si può forzare la situazione, si possono solo creare possibilità d’incontro così che i giovani si avvicinino e si appassionino. Il presente è difficile da analizzare. Il tempo storico in cui vivevano e agivano i grandi nomi finora citati era caratterizzato da indifferenza nei confronti della deflagrazione del consumo. È stata questa razza di moltitudine di ragazzi che condividevano le stesse utopie e desideri a creare i cantautori. La risposta di Gaber, al ringraziamento per aver dato voce al collettivo, rispondeva “non l’ho fatto apposta”. Era dunque una partecipazione naturale, non forzata. Questo era il motivo di coesione. Loro scrivevano sulla spinta del disagio e così anche l’urgenza della condivisione. Questa è la grande e inesauribile risorsa di quanto hanno detto. È ancora utile per studiare il presente. Interroghiamoci però sulla domanda di oggi: c’è lo stesso dolore, la stessa coesione? Le proposte nascono e fioriscono se c’è un terreno fertile, se sono forzate non hanno futuro».
Aggiunge Senardi:
“È vero che guardando fuori dalla finestra queste ultime generazioni e la produzione artistica sale lo scoraggiamento. Ma ciò non toglie che ora non si può dire “si stava meglio quando si stava peggio”, oggi si sta peggio. Chi ha conosciuto ha l’obbligo di portare a conoscere la parte migliore del nostro passato, la scuola può farlo. In questo Paese il meglio del passato è fatto soprattutto dei nostri cantautori. Analizziamo la varietà di questi poeti: insieme sono scuole di pensiero anche diverse. Sono varietà di stimoli e osservazioni che chi ha sfiorato l’infinito ascoltandoli, conoscendoli e studiandoli ha l’obbligo di testimoniare”.
Talanca afferma:
“Un certo tipo di musica in alcuni circuiti non c’è. I ragazzi, se gli fai capire che esiste una possibilità diversa, si interessano soprattutto del lato umano. I giovani si muovono per imitazione, occorre mettere un cono di luce verso la parte umana di chi fa musica. L’imitazione ci sarà secondariamente. Occorre far capire ai ragazzi di fronte a quali giganti stanno. Funziona per imitazione ma devi dare la possibilità di esistere a quest’altra parte”.
Prende la parola Francesco Paracchini de L’Artista che non c’era:

“Ricordo che un primo tentativo di fare rete tra i vari Premi fu fatto con la nascita della FIOFA, almeno quindici anni fa. Quell’iniziativa non decollò mai veramente, anche perché nasceva senza il coinvolgimento di alcuni tra i Premi più prestigiosi. Otto anni fa poi è stato fatto un nuovo tentativo con I-company: dieci premi si sono uniti ma di nuovo senza grande successo. Inutile ora ripensare ai motivi, meglio concentrarsi sulle prospettive che si aprono oggi. Però uno dei punti chiave che fin dall’inizio era ben chiaro tra i fondatori era quello di creare una “Vetrina di Festival” e NON una gara tra Premi! Ogni realtà coinvolta avrebbe avuto spazio per far conoscere la propria specificità e far suonare un esponente, vincitore o meno che fosse. Un’idea nata in primis da L’Isola che non c’era, Premio Bindi, Pigro, Bianca d’Aponte, Lunezia… e che ritengo sia valida ancora oggi. Pensando invece a come strutturare ex-novo questa “rete”, uno dei soggetti centrali che non può mancare è la SIAE, un Ente che ha dimostrato di investire (anche perché lo prevede il suo statuto, credo) sulle nuove produzioni. Gli sponsor privati arriveranno, ma dopo… quando saranno sicuri che esisterà una rete di Premi (o di presìdi), di realtà che operano in maniera unitaria. Altrimenti il rischio e che ci saranno, come ora, solo tentativi personalizzati a cui ogni Premio/Concorso tende.
Facendo un discorso più ampio, tutti i format televisivi sono concentrati sulle cover, ma come si fa a non capire che c’è spazio, un grande spazio per valorizzare artisti e gruppi che scrivono cose nuove? Esistono decine e decine di contest, è vero, e noi qui ne siamo una dimostrazione seppur parziale, ma appunto manca un riconoscimento unitario che certifichi il lavoro di scouting che viene fatto con lunghi mesi di ascolti, giurie, esibizioni live. Chi ha contatti diretti con i vertici della SIAE affronti questo argomento. Se è vero come è vero che è un Ente nato per tutelare la creatività, e allora che abbia tra i suoi obiettivi primari la difesa e la valorizzazione di artisti/gruppi che scrivono “cose nuove”. Detto questo, la Siae da sola non basta, occorre anche un booking importante che vada contro corrente, che dia spazio ai vincitori di questi Premi mettendosi a disposizione con una giusta remunerazione.
Ultima cosa. Prima si parlava di sensibilizzare il mondo politico. Giustissimo. Aggiungo che non abbiamo molto tempo per farlo. Questa è l’ultima generazione di politici su cui agire, perché chi oggi ha in mano le leve del potere (in senso lato e nello specifico) ha almeno 40, 50 anni se non di più. La stragrande maggioranza di loro è cresciuta, emotivamente, ascoltando musica e certamente anche la grande canzone d’autore. Su questo punto dobbiamo far leva, visto che le prossime generazioni di politici non so quanto saranno sensibili a questi ragionamenti. Chi ha in mano gli Assessorati, i Comuni, le Regioni, i Ministeri deve capire che i locali, gli auditorium, le associazioni musicali sono luoghi di cultura, non entità di svago”.
Senardi aggiunge:

“Occorre muoverci in maniera organica così da creare aspettativa e attesa. Occorre fare un discorso organico di preparazione, di individuazione di nomi. Quest’estate ci sono state decine di feste delle grandi radio in cui sono usciti sempre gli stessi artisti con canzoni degli stessi autori. Questi artisti vivono in una bolla che una volta esplosa li lascerà anche senza concerti. In questi grandi concerti televisivi non ci sono musicisti. Significa che la musica non può crescere”.
Scanzi ricorda: “Bisognerebbe concentrarsi non solo sulla storicità ma anche sul futuro. Presenta poi il Premio Ciampi. Parola ad Antonio Vivaldi, presidente di giuria del Ciampi”.

“Il non riconoscimento non è nuovo al premio Ciampi. Anche a Livorno Piero Ciampi era sconosciuto. Lavorare in emergenza non è una novità per noi. Il Premio ha ricevuto tanti supporti da giovani intelligenti, forse non fenomenali ma buoni. Anche su Piero Ciampi i giovani lavorano perché continuano a produrre cover. Essere un po’ carbonari può essere utile. Il tema canzone d’autore è da analizzare, ritengo che l’autorialità possa essere diversa. È cantautorato se si evoca qualcosa della realtà poetica anche senza le parole. Ci si scontra con la realtà economica che demoralizza e soprattutto mette in difficoltà tutte le realtà. Da qualche parte ci sono altri Piero Ciampi, basta trovarli”.
Ancora Scanzi:
“Sottolineo il fatto che non si suona più. Non deve essere un tema marginale, occorre prendere atto che per un giovane è normale ascoltare alcune canzoni con alcune sonorità. Saranno almeno quindici anni che non tornano protagoniste nelle canzoni i musicisti. Un ventenne non lo sa. È un mondo che sta scemando e non è conosciuto nelle nuove generazioni”.
Parla Ezio Nannipieri di Musicultura.

“Vale la pena approfittare della presenza nello stesso luogo di tanti addetti ai lavori qualificati per cercare di individuare un minimo comune denominatore, un centro di gravità attorno ai quale riunire in coro le nostre singole voci per renderle più comprensibili e convincenti nei confronti del pubblico, degli artisti, e in tutte le sedi opportune, a cominciare da quelle istituzionali. Questo minimo comune denominatore sta a mio avviso nella centralità da riconoscere sempre e comunque all’Artista e alla sua opera. Sembra la scoperta dell’acqua calda, ma nella realtà quotidiana questa centralità è spesso bistrattata, se non calpestata.
È in nome di questo valore che, come gruppo di difensori delle ragioni, storiche e contemporanee, della forma canzone, possiamo essere riconoscibili, propositivi, contribuire a temperare i limiti di una percezione economica del mondo che, anche nell’ambito dell’arte povera della canzone, prevale oggi su altre rappresentazioni.

Dare centralità all’Artista e alla sua opera significa da un lato contribuire a tenere viva nelle nuove generazioni la memoria di chi ha scritto pagine memorabili del grande libro della nostra canzone, dall’altro offrire supporto e opportunità concrete a chi potenzialmente è in grado di scriverne di nuove. Per esempio tutelandolo da distorsioni e pressioni che se irrompono troppo presto nel percorso di un giovane artista possono comprometterne la maturazione, così come non devono essere posti dei vincoli contrattuali ai ragazzi che partecipano alle manifestazioni. Quel che si dovrebbe fare è mettere a disposizione spazi fisici e mediatici, risorse economiche che consentano a un giovane artista di testare il proprio progetto secondo modalità che non umiliano la sua dignità. Fortunatamente esiste un pubblico che non è disposto a vivere di soli prodotti musicali da scaffale, che è stanco di omogeneità, che chiede di poter scegliere fra più alternative. A quel pubblico non possiamo rivolgerci con toni nostalgici, è nostro dovere proporgli panoramiche culturalmente oneste e il più possibile variegate degli sviluppi della canzone di oggi. Fare tutto questo ha un costo, e il sostentamento finanziario delle nostre attività è emerso essere un problema comune, chiudo quindi con una piccola proposta.
Perchè non richiedere che i benefici dell’Art Bonus (che come sapete consente forme di mecenatismo a fronte del recupero del 65% come credito di imposta del sostegno economico elargito) possano riversarsi anche sulle nostre attività? Per quale ragione la tutela della dimensione artistica della canzone dovrebbe esserne esclusa? C’è un nuovo Codice dello Spettacolo dal Vivo in fase di gestazione, sarebbe il caso, sotto forma di neonato marchio della “Canzone di Origine Controllata” di fare sentire la nostra voce in quella sede”.
Si dà la parola a Luca Zannotti:

“Vorrei mettere l’accento sull’importanza di un riconoscimento del cantautorato come patrimonio collettivo. Da questa consapevolezza si otterrebbe un riconoscimento e un peso maggiore nel settore come entità da sostenere in materia pubblica. Le fondazioni lirico-sinfoniche hanno ottenuto 183 milioni di euro. Non c’è un contrappeso nei confronti delle rassegne e dei festival del cantautorato. Il pubblico non è un problema per chi ce l’ha fatta ma per i piccoli numeri, per coloro che portano avanti spesso le scuole di questi grandi contenitori. Includere significa tutelare. Abbiamo bisogno di una legge che si concentri sui festival e sui live club. C’era una legge ma è stata lasciata silente, morta. La cultura come la sanità ha bisogno di un aiuto perché non può completamente autosostenersi. Le spese non riescono ad essere risolte dal pubblico. Il sistema normativo è per di più strettissimo nei confronti degli spazi pubblici e non può essere sostenuto. È il sistema normativo che dovrebbe sostenere queste realtà, così che possano poi crescere. È importante che il sistema pubblico e legislativo sostengano e riconoscano come cultura il cantautorato. Le tutele nascono da un testo legislativo”.
Francesco Caprini prende la parola.

“Rock Targato Italia nasce dall’esigenza di fare concerti in diretta. Negli anni ‘80 il playback la faceva da padrone e ora è tornato nelle reti televisive. Occorre fare in modo che i festival diventino mezzi di comunicazione. Ogni festival deve tenere conto delle forze in campo. La radio non è sufficiente, occorre avere anche una piattaforma che possa permettere comunicazione. È sbagliato parlare ai ragazzi tramite il nostro linguaggio, occorre individuare il loro. Bisogna rendersi conto che i giovani spesso non hanno l’alfabeto per poter comprendere completamente ciò che le rassegne vogliono portare. Partire quindi dall’alfabeto rendendosi conto che ci continueranno ad essere cambiamenti soprattutto nelle comunicazioni. Ringrazio tutti i presidi culturali che sostengono la musica e la mantengono viva partendo dal basso. Tema principale sono le economie, sono vent’anni che i liberi professionisti o le agenzie richiedono proposte per aiutare e sostenere le attività culturali partendo dal basso. La rete dei premi è una realtà che si è già tentata, ARCI aveva tentato di unire i festival fatti a suo nome, che però si è sfilacciata di mano in mano. Questo per lo più a causa delle pressioni economiche. I privati aiutano, i territori anche ma manca una realtà grande, come la SIAE, che unisca e che deve intervenire. Ci vorrebbe equilibrio nei fondi dati alla cultura, la richiesta unica potrebbe aiutare in questo”.
Nini Giacomelli del Festival ‘Dallo sciamano allo showman’

“Siamo una piccola realtà e ci scontriamo con tutte le difficoltà fin qui descritte. Mi preme segnalare anche la fatica enorme che facciamo ogni anno per avere in Rassegna giovani e meno giovani cantautori che non passano abitualmente per radio e tv, perché in questo caso non si raccolgono contributi per realizzare la serata. In questi casi spesso dobbiamo autofinanziarci. Se si riuscisse ad avere più finanziamenti per questo settore sicuramente potremmo “fare” di più. Chi invece potrebbe fare di più – e fin da subito – sono i cantautori più noti che, lavorando in rete, potrebbero abbassare i loro cachet o perlomeno arrivare a fare come i Coldplay, che “donano” un 10% per iniziative che supportino i nuovi cantautori. Aggiungo un’altra cosa. Sul nostro territorio, provincia di Brescia, abbiamo trovato delle difficoltà ad “entrare” nelle scuole per parlare di cantautori, spesso per una chiusura dettata dal Preside ma anche per l’ottusità di alcuni insegnanti”.
Riccardo Benini del Premio Pierangelo Bertoli:

“Ci sono tentativi di unione e forse potrebbe nascere una proposta concreta. Per arrivare alla norma occorre prima di tutto partire dal conoscere. Iniziare quindi da una commissione – magari fatta proprio da Talanca, Scanzi e Senardi – che inizi a decidere i premi validi. Questi premi mettano una somma minima per mettere su un evento comune per iniziare a farsi conoscere”.
Anna Graziani dal Premio Pigro:

“Noi – come Pigro ma credo di parlare per tutti quelli che organizzano un Premio e che hanno aderito a questo incontro – facciamo tutto quello che possiamo per tenere in vita la musica cantautorale. Lo facciamo con grandi sacrifici e mi chiedevo cosa facessero i grandi cantautori per aiutarci a farlo! Visto che non è stata ancora citata, segnalo l’iniziativa del Nuovo Imaie, uno tra i soggetti più sensibili e che da molti anni danno una mano concreta ai nostri Premi, che tramite un bando annuale finanzia una tournée per i vincitori che rientrano in determinati parametri”.
Prende poi la parola una speaker radiofonica di una radio web di Ivrea:
“Abbiamo organizzato un laboratorio di scrittura che ha fatto emergere una ragazza di dodici anni. I giovani ci sono, le scuole ci provano ad intervenire”.
Interviene Daniela Bonanni di ‘Spazio Musica’ di Pavia.

“Io vorrei mettere l’accento su un altro soggetto che è parte integrante di questo ragionamento. Mi riferisco ai live club e uso solo due parole per esprimere il mio concetto: vanno aiutati. Un diciottenne oggi dove va ad ascoltare la musica? Ci si lamenta di questi ventenni pericolosi e pericolanti, ecco, torniamo a riempire la vita di questi ragazzi. È dai piccoli e medi locali che bisogna ripartire. Valida anche l’idea dei Coldplay che hanno deciso di dare il 10% alla realtà inglese. Diamo segnali per chiedere questo anche in Italia”.
Scanzi:

“È infatti fondamentale il ruolo dei musicisti affermati nei confronti di chi non ce la sta facendo. Pierangelo Bertoli aiutò uno sconosciuto che oggi conosciamo come Ligabue. Stefano Ronzani è stato un giornalista che ha ispirato il brano Il giorno di dolore che uno ha. Qui raccontiamo la musica e spesso non ci si ricorda dei divulgatori musicali. Quest’anno abbiamo perso Ernesto Assante, Sergio Staino e Massimo Cotto. Ci avviciniamo alla chiusura di questo incontro e devo dire che è stato un dibattito vivo e partecipato, tra gli spunti più significativi provo a riassumere così:
– esigenza di creare una Radio web dedicata ai cantautori (e/o canale Twitch e/o canale YouTube);
– creare un Consorzio tra i vari premi (già accaduto 8 e 15 anni fa senza esito)
– proteggere i vincitori dei vari premi, che poi senza aiuti evaporano subito. Creare quindi una nostra rete di appoggio per i premiati, tramite inviti a club e altri premi analoghi;
– lottare in ogni modo per avere i cantautori come materia di studio nelle scuole (è risultato il punto più “votato”);
– è fondamentale il ruolo della Siae, che deve dare importanza agli autori e quindi mettere soldi. Ci vuole a tutti i costi qualcuno che metta i soldi (siae o società di booking) o i premi e le rassegne muoiono;
– diventa fondamentale ottenere un riconoscimento giuridico per la canzone d’autore, così come accade ad esempio per le fondazioni liriche (che beccano 180 milioni di euro). Il riconoscimento giuridico aiuterebbe anche i live club ora agonizzanti”.
Senardi ringrazia per la riunione:
“Anche chi l’ha indetta ha i suoi dubbi ma occorre dare risposte ai giovani che arrivano. Si ha il dovere di provare a rimanere in contatto, creare una piattaforma con il verbale e le conclusioni dei temi principali. Ciascuno in maniera diversa ha messo in questi interventi una passione. Non si voleva risolvere tutto in due ore ma far partire una scintilla. Voleva essere un abbraccio e un abbraccio è stato”.
Chiude Talanca:
“Ringrazio la verbalista e i giovani volontari che ci sono al Tenco. Domenica ci sarà l’elezione del nostro nuovo Direttivo dei prossimi tre anni. Lì certamente incaricheremo qualcuno del Club per seguire i lavori di questi incontri e rinnovare le azioni per arrivare a qualcosa di concreto. Grazie a tutti”.

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Alleghiamo anche le considerazioni che Giordano Sangiorgi del MEI – Meeting Etichette Indipendenti ha mandato via mail non avendo potuto partecipare fisicamente all’incontro.
Intanto desidero ringraziare il Club Tenco per questa idea e proposta che credo vada colta e sviluppata al meglio come non mai in una fase storica difficile come l’attuale: credo quindi che il mettersi in rete tra organizzatori e promoter di buona volontà che da anni valorizzano la musica di qualità sia indispensabile. Così come è indispensabile mettersi in rete per fare circuitare i vincitori dei singoli premi e sostenerli organizzando una serie di eventi dal vivo.

Oggi lo scouting delle grandi case discografiche non avviene più attraverso i festival, i contest, le rassegne. C’è oramai in questa fase storica un divario insanabile tra mercato musicale dell’intrattenimento in mano alle major e circuito di musica di ricerca e innovazione, si tratta di due mercati con pubblici totalmente diversi tranne rare e storiche eccezioni. Serve una istituzionalizzazione dei secondi a tutti i livelli (dal MIC al singolo Comune passando per le Regioni) per tutelare e sviluppare il patrimonio culturale del paese, utilizzare un sito e un social di riferimento per la promozione dei secondi utilizzando al meglio gli strumenti attuali a disposizione, serve rilanciare una piattaforma istituzionale come il sito della Canzone Italiana del MIC con annesso ascolto streaming, dove inserire una radio web insieme all’ascolto in streaming, alternativo alle piattaforme digitali monopoliste attuali che direzionano tutte verso un unico e omologante modello di mercato musicale, cancellando tutte le biodiversità musicali.
Bisognerebbe poi realizzare una mappa dei Premi visibile e aggiornabile on line e creare una rete di scambi inserendo per ognuno un punto di riferimento fisico che si occupi di questo. Si realizzerebbe così una sorta di Coordinamento che possa essere riconosciuto poi con la firma di tutti noi anche dal MIC chiedendo un incontro a favore della nuova musica d’autore come Rete e con la proposta del riconoscimento di tale filiera e di un marchio. La Siae deve essere obbligatoriamente coinvolta insieme al Nuovo Imaie in tale processo, così come si deve chiedere al MIC l’attivazione di progetti speciali per la musica d’autore legata agli under 30 come si fa per il jazz, cori e bande, etc favorendo produzioni, festival, laboratori di scrittura, progetti nelle scuole comprese quelle di musica.
Altro punto che vorrei segnalare è la necessità di un riconoscimento attraverso leggi e normative dei FESTIVAL E DEI CLUB da parte delle Istituzioni: per il primo con l’ampliamento del FUS a tutti i festival nessuno escluso di tutti i generi integrando con la possibilità di accedere all’Art Bonus. Aggiungo che è indispensabile una legge che riconosca i club come elemento integrante del patrimonio culturale italiano supportandoli con tax credit e sgravi fiscali per chi fa musica dal vivo e scontistica sui diritti per la promozione dei giovani esordienti. Utile anche la creazione di una rete di Club interessata ad ospitare i vincitori dei Premi e Festival e Contest legati alla Canzone d’Autore di qualità.

Vorrei fare una veloce riflessione anche sul senso intrinseco dei Concorsi. Le gare non sono un elemento discriminante, anzi per i giovani possono essere uno stimolo. Certo, senza obblighi o forzature, è una strada da intraprendere insieme a quella di entrare – scrivendo al Ministero della Pubblica Istruzione – in modo ancora più organico nel mondo delle scuole. Oggi le gare vengono prese spesso come scuse per fare una rassegna e nessuno oramai pensa che chi ha vinto abbia la strada spianata mentre chi ha perso non abbia più chance; quindi il concetto stesso di gara si è modificato nel tempo e quindi se non c’è è meglio, ma se è presente non succede nulla di diverso in linea di massima. Tra le altre cose dovremmo tendere a valorizzare i festival, rassegne e contest che non fanno pagare i giovani artisti per le iscrizioni.
Inoltre, tra gli elementi innovativi che inserirei, oltre a un laboratorio di scrittura permanente per nuovi autori e autrici under 30, segnalerei che tale rete possa attivare un contest dedicato alle giovani etichette emergenti legate alla nuova area trap/rap/pop/urban invitandole a creare nuove produzioni di nuova musica d’autore collaborando con loro magari ad un lavoro di indirizzo di alcuni dei loro giovani artisti emergenti.
Per il resto mi trovo totalmente d’accordo sugli spunti del decalogo e riporto il parere segnalando che la stessa nota che si invia al Ministero della Cultura va inviata per un incontro anche a Siae, Nuovo Imaie e ultimo ma non ultimo alla Rai, presidio del servizio pubblico.
