L’età adulta comporta inevitabilmente responsabilità e doveri che da ragazzino mai avresti immaginato, quindi eccomi, in una fredda mattinata di dicembre, a portare la macchina a fare il tagliando, io, che con i motori ho da sempre un rapporto decisamente conflittuale. La buona notizia però è che esce un ‘nuovo’ disco di Vasco ma soprattutto che per la prima volta dalla pubblicazione di “Liberi, Liberi”, io lo sto aspettando con trepidazione. 35 anni dopo, eccomi quindi a schiacciare play sulla mia piattaforma di streaming preferita per gustarmi la nuova edizione del live Va bene, va bene così, che di anni ne compie addirittura 40. Una edizione ampliata e rimasterizzata, con un intero cd inedito che va ad arricchire la scaletta del 1984, rendendo giustizia a quel tour e a quelle esibizioni.

Ad aprire le danze, l’inedito che dà il titolo all’album ed ecco che.
Ed ecco che sono all’improvviso nella mia camera di preadolescente, ho finito di fare i compiti e controllando sul diario mi viene voglia di scrivere in fondo al giorno di oggi “VASCO”, che non so bene chi sia ma ne ho sentito parlare da qualcuno a scuola e sembra che sia un tipo “pericoloso”, quindi decisamente interessante. Che sia pericoloso me lo conferma poco dopo mia mamma, che leggendomi il diario si preoccupa molto di quella scritta e mi chiede “per favore non ascoltare certi cantanti che dicono cose che non vanno bene”. Ovviamente, tre secondi dopo, Vasco è il mio eroe, assoluto, più dell’Uomo Ragno e di Batman messi assieme, che tanto ormai sono grande e a 12 anni si vive quel periodo in cui vorresti fare come quelli che ne hanno 15, ma poi ti viene la voglia di dare ancora una chance a quelle macchinine e a quei soldatini, però di nascosto, senza farsi vedere dagli altri. Vasco è quindi il limite, la frontiera, la porta verso l’adolescenza, verso un mondo che a detta dei miei è pieno di insidie, ma che a me sembra tanto divertente.
Penso a tutto questo mentre lascio la mia macchina in officina e mi incammino con le cuffie ed il cappuccio tirato su, immerso nell’ascolto.
“Ti sei accorta che facciamo l’amore? Ti sei accorta si?” pian piano riemergono i motivi per cui per anni quello che usciva dalla sua bocca per me fosse oro colato, vangelo, stella polare. La capacità di raccontare con una decina di parole tutta una situazione, una roba che ho scoperto con lui e che in pochi riescono a fare come lui. Nemmeno lui riesce a farlo più come lui, purtroppo.
Come dice? La cilindrata? Sì, sì, è quella scritta sul libretto scusi, ora vado, ci vediamo tra un paio d’ore.

Colpa d’Alfredo, il segreto condiviso (pensavo) con pochissimi eletti, che come me sentivano un brivido lungo la schiena sentendo la prima strofa, senza riuscire a capire cosa fosse. “È andata a casa con il negro la troia”, sbam, una frase che mi aveva colpito come uno schiaffo e riscaldato al punto di bruciarmi come i primi assaggi di alcool a qualche cena con i parenti, qualcosa che al giorno d’oggi scatenerebbe l’ira funesta dei tanti benpensanti col dito puntato. Gli stessi, temo, che 40 anni fa si davano di gomito ascoltandola. Una volta passato lo shock per il linguaggio, pochi anni dopo questo pezzo era il simbolo delle mie tante delusioni sentimentali, dei tanti no, delle tante rinunce perché “figurati se vuole uscire con me”; ed ancora oggi è un brano che nella sua esuberanza verbale, più che di razzismo parla di frustrazione, di sogni abortiti prima dell’alba, di amicizie inopportune come i discorsi di Alfredo.
Un caffè grazie! Come? non capisco scusi! Ah già le cuffie, che scemo, un attimo che le tolgo, ecco sì, un caffè ed un pezzo di focaccia grazie.
“La sera che arriva non è mai diversa dalla sera prima, la gente che affoga nell’unica sala della discoteca. Ci vuol qualcosa per tenersi a galla sopra questa merda!”
Invece di scervellarvi e strepitare per la decadenza morale della nostra gioventù, riascoltatevi questo pezzo, stampatevi questa strofa davanti agli occhi. Non è una soluzione, non è una denuncia, non è vivaddio una terapia. È la realtà, lo era all’epoca e sotto certi aspetti lo è anche oggi. Il fatto che molti, troppi, cercassero “qualcosa per tenersi a galla” tra sostanze illecite e nocive è un dato di fatto, non si cerca un alibi, una giustificazione o una assoluzione qui, si dicono le cose come stanno e 40 anni fa stavano così per chi poteva solo immaginare come fosse la vita con qualcosa in più, due lire in tasca, prospettive, orizzonti, traguardi realizzabili.
La vita di provincia, raccontata in poche righe.

Mentre gonfio il petto davanti a cotante riflessioni, Vasco canta “una vita spericolata, di quelle vite fatte così” ed è stridente quanto buffo il contrasto col mio pensiero “oddio con sto vento mi sa che quando torno a casa mi prendo una bella aspirina se no mi viene mal di gola”; non siamo stati tutti spericolati in fondo, per quanto io adori la versione presente qui, per quanto mi stupisca nel ricordarmi perfettamente che dopo il primo “ognuno in fondo perso per i cazzi suoi” una ragazza del pubblico urli a squarciagola il suo entusiasmo. Certo siamo in tanti che avremmo voluto diventare come Steve McQueen, ma pazienza dai, sarà per un’altra volta, sarà per un’altra vita.

Che poi, mica è tanto diversa la sensazione che provo adesso, sospeso tra inni giovanili e prevenzione dei malanni di stagione, rispetto a quella del dodicenne indeciso tra la musica di quelli che avevano già QUINDICI anni e i giochini usati fino all’altro ieri. La musica fa di sti scherzi, ti prende e ti sbatte indietro a rivedere tutto come un film in fast forward e tu allora sei di nuovo davanti a casa ad aspettare il tuo amico per scambiarti le prime impressioni su “Liberi Liberi” che abbiamo comprato il giorno prima oppure sei al campo sportivo del tuo paese, pieno come mai lo hai visto, in attesa che inizi il suo concerto.
Altro che soldatini, quella giornata dell’agosto 1989 fu l’ennesimo spartiacque. Lo Stadio Riva di Albenga stracolmo, la battaglia a colpi di panini e bottiglie di plastica, il sole che tramonta e la voce fuori campo che dice “il cielo lasciamolo ai passeri, noi stiamo con i piedi per terra” ed il delirio tutto attorno e dentro di te, che qualche concerto lo avevi già visto, ma una roba così mai, una roba che ti scaraventa 10 metri più avanti senza che tu muova un passo e due ore con quelle canzoni cantate come se fosse l’ultima volta che potessi emettere un suono.

“Tu sola dentro la stanza e tutto il mondo fuori” signori, a distanza di più di 40 anni, ancora una volta, giù il cappello davanti ad una strofa del genere. Solo Vasco è riuscito a raccontare così quei momenti in cui una ragazzina sente che qualcosa sta cambiando dentro di sé e nella sua idea di desiderio. L’adolescenza femminile, i turbamenti di fronte a pulsioni tanto naturali quanto proibite all’epoca (non che ora se ne parli in modo particolarmente aperto) e tu maschio alfa frustrato e wannabe che riesci solo ad immaginarti che anche quelle ragazzine che conosci e che vorresti, come dire, conoscere meglio, pensano a certe cose e ti sembra tutto un grande enorme casino. E ancora le bollicine della coca sì, ma Coca Cola, 5 minuti per uno splendido calcio nel culo a tutti quelli che avevano già classificato Vasco e quelli come lui come irrecuperabili, oltre che pericolosi.
E poi si, non credo di fare parte di quella generazione di sconvolti, che non ha più santi né eroi, ma caspita quanto è stato consolante, accogliente, perfino protettivo, sognarlo anni fa; quanto mi ha fatto sentire comunque parte di un qualcosa che non avevo messo bene a fuoco, ma mi attirava moltissimo, al tempo stesso spaventandomi. La vita adulta all’epoca non era così interessante, era molto meglio essere GRANDI, cioè non ancora adulti e noiosi come sto tizio che cammina coi cuffioni ed il cappuccio della giacca tirato su, ma FORTI come quelli di tre\quattro anni più grandi di noi.
Arrivano i pezzi nuovi, che raccontano aspetti della vita che all’epoca non conoscevo, ma che ora vedo in un’ottica diversa; “la nostra relazione è qualche cosa di diverso, non è per niente amore e non è forse neanche sesso”. Che strofa incredibile, che realismo quasi doloroso per chi si sentiva ‘dentro’ a quella canzone.

“Se qualcuno la vuole menare con quella vecchia storia sull’educazione, abbiamo già bruciato tutti i libri, bruciamo lui!” Avete già deciso che quelli come noi non andranno da nessuna parte? E allora noi vi diamo motivi per esserne ancora più convinti! e giù con quel bluesaccio che racconta i benefici del Valium! Vasco riusciva a parlare di amore e relazioni in modo romantico e divertente allo stesso tempo, mi piaci perché sei porca, ma anche una canzone per te, non te l’aspettavi eh? Diversi lati della stessa medaglia, che tu a 12\14 anni ascolti e cerchi di capire come sia possibile, cerchi di immaginarti se davvero possa capitare anche a te e poi magari ti fai troppe illusioni perché “le canzoni son come i fiori, nascon da sole e sono come i sogni e a noi non resta che scriverle in fretta perché poi svaniscono e non si ricordano più”.
Silvia, che oggi immagino essere la stessa protagonista di Albachiara, ci racconta di nuovo che quell’universo così lontano che erano le ragazze, forse così marziane non erano; erano solo un po’ più vittime di certe credenze, un po’ più succubi di certe regole (almeno quelle che conoscevo io, che le emancipate non erano tante all’epoca) ma provavano le stesse emozioni, le stesse paure, gli stessi brividi. È consolante rifletterci oggi, che di ragazze sto cercando di crescerne due e magari non del tutto, ma un po’ di più ho le idee chiare rispetto a 40 anni fa e posso gestire le cose con un filo di preoccupazione in meno.
Eh, scusi? Ok le cuffie lo so me lo hanno già detto, chiedo perdono, tanto è finito il disco, la macchina è pronta? Ok, sì non è il caso che mi spieghi cosa hanno fatto, filtro, olio, pressione, ok ok, tanto tempo di partire e mi sono già dimenticato tutto. Ci vediamo l’anno prossimo, grazie arrivederci.
Risalgo in macchina, ma prima mi volto indietro ancora una volta, a vedere quel ragazzino che scrive VASCO sul diario; avrei un sacco di cose da spiegargli, ma forse è più giusto che le scopra da solo.
Io comunque rimetto il live da capo.

Vasco Rossi
Carosello Records
2024
