
C’è un signore che ama scrivere e cantare canzoni. Poi ce n’è un altro che fa il produttore. In genere funziona che il musicista scrive e canta e il produttore cerca di inserire il suo lavoro in una logica complessiva, al fine di rendere ordinato e più compiuto il lavoro che si intende proporre al pubblico. Il produttore di Euphonia si chiama Mauro Paoluzzi ed è molto conosciuto ‘sulla piazza’ discografica. Professionista attento e versatile, Paoluzzi ha lavorato con gli artisti più disparati (Patty Pravo, Gianna Nannini, Mango, Loredana Bertè, Bluvertigo, Roberto Vecchioni tra i tanti) dando a tutti il tocco della sua sensibilità tecnica con uno sguardo al lato artistico (personalmente ricordo l’ottimo lavoro di arrangiamento per l’album “Calabuig, stranamore e altri incidenti” di Roberto Vecchioni. E sin qui, tutto tranquillo…
Poi, visto che stiamo parlando di una recensione, si deve entrare nel merito dell’autore di questo album e lì… succede qualcosa di particolare. Si ascoltano le canzoni, si ascolta la voce, si percepisce una bella sensibilità e le sensazioni sono tutte molto positive. Poi si legge la cartella stampa e si pensa ad un errore di battitura: l’autore (il cantautore…) sarebbe nato nel 1932 e quindi avrebbe novantaquattro anni. Mi pare strano che quella che ho ascoltato sia la voce di un ultranovantenne. Telefono al produttore per chiedere dove sia l’errore. Il produttore, serio, mi dice che non c’è nessun errore: Detto Ferrante Anguissola è nato nell’anno indicato in cartella stampa e, pertanto, l’età è quella. Ora, credere ai miracoli è un atto di fede ma qui il miracolo è un intervento, autonomo, della genetica. E bisogna solo prenderne atto.

Euphonia, il titolo dell’album, è un termine di origine greca che identifica l’armonia del suono ma è anche un genere di uccellini passeriformi, il cui significato è “bella voce”. Entrambe le versioni del termine, quindi, si orientano verso la bellezza del suono e della voce. Questa digressione ci porta ad individuare l’idea di fondo di questo lavoro: la bellezza che vuole raggiungere, con un suono raffinato e liriche eleganti, il cuore dell’ascoltatore. E non è secondario che il suo autore, dall’età da vegliardo ma con voce e grinta gagliarda, sia stato, nel 1958, il fondatore della società Exhibo, attiva nel campo audio, video e luci. Una sorta di destino per chi, con la voce e l’arte, ha voluto cimentarsi nell’agone della creatività, nonostante gli impegni professionali.
Tra l’altro, il suo è un cognome che pesa, essendo discendente di Sofonisba Anguissola, la prima pittrice donna, vissuta nel periodo tardo rinascimentale (nata qualche decennio prima dell’altra icona femminile della pittura italiana, Artemisia Gentileschi). Sarà forse questa ereditarietà di bellezza e questa professionalità nei suoni che ha reso possibile questo interessante lavoro, il quarto della sua carriera dopo “Poligrafici, Pensionati, Trombai e Santi” del 1978 (scritto e cantato, però, con lo pseudonimo di Asterix), di “A Occhi Aperti” (pubblicato nel 2020) e di “E la voce va” (pubblicato nel 2022).

Questo nuovo album si apre con Risacca, dove spicca il suono del violino e le liriche srotolano una storia d’amore ormai svanita, con un incedere quasi buboliano. La chitarra slide ha un tratto raffinato a sostegno del suono incisivo del violino. Einsamkeit (Solitudine) ha parti di parlato in tedesco e in italiano, un racconto in cui la solitudine dell’amata in attesa del suo compagno è ben descritta dal canto e dalle note della chitarra slide. Sinfonia di mare ha un tiro prettamente country con il suono brillante di una chitarra resofonica che ben sostiene il canto delicato e malinconico. Anche in queste liriche aleggia una sorta di spirito che ci riporta ai lavori di Massimo Bubola, atmosfere che portano lo sguardo verso l’orizzonte.
Il disco prosegue con Song for Rebecca, quasi un viaggio iniziatico alla ricerca dell’amore lontano, dell’amore perduto. La chitarra e la voce si fanno compagnia in una sorta di delicata ricerca del tempo perduto mentre il violino ne scandisce l’impossibilità del ritorno. Sailor’s Woman Ballad si propone come una delicata ballata da cantare al pub ma quasi sottovoce, per non svegliare il mare su cui naviga la donna declamata nella canzone. È tornata l’allegria ci fa origliare il clamore di fuochi d’artificio ed ascoltare un ritmo alla Luigi Grechi, con il suono rotondo della slide a farci sognare. È una sorta di inno al ritorno alla festa dopo momenti di tristezza e preoccupazione.
La magia della voce è una canzone di memorie, di rimpianto e malinconia incentrata sulla potenza evocativa della voce che cerca di donare parole delicate verso la propria amata. Il suono del violino è l’ideale per abbracciare le liriche della canzone. Margherita in bicicletta propone ricordi di una corsa verso la stazione (di Soresina, cittadina in provincia di Cremona) per prendere il treno verso la propria meta (Milano). Musica allegra tra immagini bucoliche e la gioventù a fianco. A chiudere il lavoro troviamo Il dromedario e il cammello, brano che si basa su un testo dello scrittore Gianni Rodari che gioca sul giudizio (non sempre obbiettivo) nei confronti delle differenze.
Abbiamo lasciato per ultima la traccia I fiumi di Lombardia, in quanto la versione pubblicata è la rivisitazione di un brano scritto dall’autore nel 1949…ben settantasette anni fa…Lascia straniti questa distanza e colpisce il fatto che già a soli diciassette anni in Detto Ferrante Anguissola vi era l’intenzione di esprimersi attraverso l’arte. Ma così non fu anche se, in fondo, non ha mai smesso di crederci. Questo brano è una sorta di sguardo tra il malinconico e l’orgoglioso della propria terra, della pianura padana attraversato dai fiumi che danno la vita e il pane. Bello il passaggio finale della chitarra elettrica che, forse, al tempo della sua scrittura non era immaginato (e ho detto tutto)…
Un interessante lavoro, quindi, inaspettato ma ricco di spunti e di passione con un particolare complimento alla produzione davvero raffinata.

Detto Ferrante Anguissola
Terzo Millennio Records
01. Risacca
02. Einsamkeit
03. Sinfonie di mare
04. Song for Rebecca
05. Saylor’s woman ballad
06. È tornata l’allegria
07. I fiumi di Lombardia
08. Margherita in bicicletta
09. La magia della voce
10. Il dromedario e il cammello
Mauro Paoluzzi
Detto Ferrante Anguissola: voce e chitarra Mauro Paoluzzi: probabilmente tutto il resto Alessio Mieli (Deshedus): programmazioni P.S. La suggestiva copertina dell’album è stata realizzata dalla figlia di Detto Ferrante Anguissola, Cinzia, e raffigura la costellazione nettuniana dei pesci, segno sotto cui è nato Ferrante. P.S. 2 Cinque canzoni, ovvero la metà dell’intero album, hanno a che fare con il mare
2026
