In questo mondo sempre più liquido, dove i ragazzini chiedono a Chat GPT di comporre una canzone e tac, eccola pronta in venti secondi, uguale a milioni di altre canzoni che girano in rete, un album come quello di debutto di Paolo Zangara, Scusi dov’è il bar? è come manna dal cielo, lontano anni luce da questo mondo digitale, artificiale, artefatto e talvolta persino evaporato. L’album di debutto presenta sempre dei vantaggi e degli svantaggi. Ha il vantaggio di poter raccogliere tutte le idee partorite dal musicista fino a qual momento, e questo è un punto di partenza che garantisce indubbi vantaggi. Di contro ha lo svantaggio di far pagare all’artista lo scotto dell’inesperienza e alcuni limiti che la crescita artistica e il confronto con il mondo musicale – tra colleghi, addetti ai lavori, produttori, manager e giornalisti – riescono a colmare, se alla base ci sono idee e talento.

E Paolo Zangara sicuramente qualche numero ce l’ha.
A partire dalla sua idea artistica della musica, libera da vincoli commerciali o particolari desideri di successo, ma consolidata attorno al concetto dell’art pour l’art. Il disco è nato dopo il primo lockdown dovuto al Covid nel Maggio del 2020, ispirato, durante un viaggio notturno in automobile, dalla quarantesima sigaretta. E così, senza che nemmeno il suo autore ne avesse la consapevolezza, in quel viaggio stava nascendo Scusi dov’è il bar? Un album che prima della musica si stava costruendo attorno a delle immagini ben precise che in sequenza quasi cinematografica si stavano affastellando nella mente di Paolo Zangara: la sigaretta con il suo fumo, il bar, le immagini del passato in bianco e nero. Un passato più semplice di quello di oggi, più immediato, decisamente più analogico, nel quale la costruzione di una vita avveniva attraverso un percorso di crescita vissuto, senza sconti, sulla propria pelle. L’album è nato così di getto, i primi abbozzi di canzone strimpellati, attingendo dal jazz, dai ricordi, dalle storie di umanità in cammino. L’humus che ha reso possibile questo disco è costituito dallo spirito del jazz, quel jazz caldo e facile da masticare, lontano dai virtuosismi e dalla ricerca un po’ snob che riveste un certo tipo di jazz.
Per non peccare di presunzione Paolo si è affidato a musicisti collaudati e adatti ad un progetto artigianale come questo, costruito con pazienza tassello dopo tassello, parola dopo parola, suono dopo suono. “Bevo e fumo, e bestemmio duro. Non mi importa delle scarpe lucide”, canta Paolo Zangara in Sono quel che sono, una sorta di autoritratto in musica, mentre sullo sfondo scorrono i filmati in bianco e nero dei locali jazz di Parigi di qualche tempo fa, tra il fumo del jazz club e l’umidità della notte francese. Una canzone manifesto, che cita artisti evidentemente amati da Paolo Zangara: da Chet Baker a Mina a Ciampi a Tenco, anche se “c’è un Endrigo che mi gira in testa”. Ogni canzone è una piccola storia, nelle musiche ci trovi dentro anche un pizzico di Buscaglione, confuso tra un Caputo e un po’ di Baccini. Poi ci sono le immagini, potenti come sequenze di un film di Tavernier: il fumo, il jazz, la notte, il giorno, la luna, il cammino, il mare, le montagne. Immagini nette, bianche e nere, che vanno un po’ Senza meta, titolo della canzone che chiude l’album: “Ho camminato a lungo senza meta, inseguendo tra i vicoli, un dolore, all’improvviso poi un sax suonava note jazz”.
Un album (forse) fuori tempo, uscito nel 2024 anziché nel 1989 ma che (anzi) proprio per questo ci fa tornare la voglia di ascoltare cose passate, invocando una sorta di back to the future, per tornare a produrre canzoni “suonate” con strumenti veri, come quelli che hanno suonato i bravissimi musicisti che accompagnano Paolo Zangara, cantautore moderno che attinge dal passato ma sempre “con lo sguardo dritto e aperto nel futuro”.

Paolo Zangara
Snowdonia Dischi
01. Silenzi irrequieti
02. Non mi sembrava un capriccio
03. Dall’altra parte del mare
04. Giorni e notti
05. Parole
06. Sono quel che sono
07. Una corsa
08. Senza meta
Lory Muratti
Paolo Zangara: voce; Roberto Talamona: chitarra; Mauro Brunini: tromba e flicorno; Tarcisio Olgiati: sax; Pier Tarantino: batteria; Francesca Morandi: contrabbasso; Mauro Banfi: piano; Leila Rossi ed Elisabetta Girola: cori e controcanti
2024
36:25
