William Shakespeare, oltre che delle 38 opere teatrali a lui attribuite, è autore di un corpus di 154 sonetti scritti per la maggior parte, presumibilmente, tra il 1591 e il 1596. I componimenti seguono lo schema del “sonetto elisabettiano” (tre quartine e un distico), che consente di sviluppare l’argomento in tre momenti successivi, con una conclusione a carattere epigrammatico. Le tematiche sono, in parte, quelle della tradizione – la transitorietà della vita, la possibilità che l’arte ha di eternare il momento, l’amore a volte non ricambiato – alle quali però il Bardo aggiunge la devozione per una figura maschile, il fair youth, generalmente identificato con il suo patrono, il conte di Southampton. La perfezione stilistica e la capacità di indagare la natura umana presenti nei suoi lavori per la scena sono condensati, in queste liriche, in maniera spesso ancor più pregnante e mirabile. Non stupisce pertanto che Anna Jencek, da sempre impegnata in attività di ricerca sul connubio tra musica e letteratura, abbia deciso di musicare ben 22 sonetti realizzando l’album Jencek canta Shakespeare.
L’artista milanese, nella sua lunga carriera, ha spaziato dall’attività musicale – come cantautrice, compositrice e docente – al teatro, in qualità di attrice, drammaturga e regista. È anche danzatrice, coreografa e insegnante di yoga e di materie artistiche, nonché organizzatrice di eventi nel campo dell’arte, dello spettacolo, della cultura e dell’educazione. Il suo album precedente Saffosonie – Cantando liriche di Saffo (link alla recensione qui) era impostato, come quest’ultimo lavoro, sull’idea di musicare componimenti poetici senza alterarne la struttura originaria.

Jencek canta Shakespeare è in realtà la nuova edizione di un disco già pubblicato nel 2012 con l’aggiunta di due inediti: la Ninna nanna delle fate, scritta per uno spettacolo teatrale ispirato al ‘Sogno di una notte di mezza estate’, e il Sonetto 18. Alle poesie, nelle traduzioni di Giuseppe Ungaretti e Sara Virgillito, si aggiungono un prologo e un epilogo, per un totale di 24 composizioni. La riedizione del 2024 vuole celebrare l’ottantesimo anniversario di nascita di Herbert Pagani, con il quale Anna Jencek ha condiviso un tratto del proprio percorso di vita – ella stessa ha festeggiato ottanta primavere nel 2024 – e il centenario di Arturo Schwarz, che ha scritto la presentazione dell’album. Per i sonetti shakespeariani l’artista ha prescelto le traduzioni di due poeti molto diversi: Ungaretti, ermetico e simbolista, che delle liriche originali mantiene lo schema metrico, ma non la misura del verso, e Sara Virgillito, che ha tradotto in endecasillabi sciolti. Jencek è autrice dell’accompagnamento musicale, che trae ispirazione dal mondo barocco con uno stile polifonico-contrappuntista; è stata principalmente utilizzata un’orchestrazione contemporaneo-elettronica, curata da Dario Toffolon, che comprende chitarre, viola, arpa e percussioni suonati dal vivo. Alcune partiture, in particolare (quelle per i sonetti XV, XXIX, CXII) sono costruite su preesistenti studi per chitarra che la musicista, quando era studentessa al Conservatorio, preparò per il proprio maestro Ruggero Chiesa.
L’ascolto si apre con il Canto di Cordelia, un brano originale composto da Anna (musica) e da Luigi Chiarelli (testo) per un adattamento del Re Lear in cui la cantautrice interpretava la figlia del sovrano. A seguire, una sequenza di sonetti accomunati dal fatto di appartenere alla prima parte del corpus shakespeariano. Come è noto, se si tiene conto della numerazione tradizionalmente assegnata le composizioni dalla 1 alla 17 contengono il cosiddetto tema dell’increase: il protagonista viene invitato a sposarsi e a generare figli per trasmettere ad altri le sue qualità morali, fisiche e, ovviamente, il proprio patrimonio, allo scopo di sconfiggere lo scorrere del tempo (altro tema ricorrente) mediante la procreazione di altri esseri simili a sé. 
La maggior parte dei brani interpretati da Jencek attinge ai sonetti dedicati al fair youth e soltanto tre pezzi della sequenza sono stati scelti tra quelli dedicati alla dark lady, dama oscura e misteriosa, incarnazione di un amore crudele e infedele, ma anche di un sentimento che vince l’età e i tradizionali canoni di bellezza. Il posto centrale nella tracklist è occupato dal sonetto 18 (Devo paragonarti ad un giorno d’estate?), uno dei più conosciuti e amati dell’intera raccolta: in esso il Bardo di Stratford celebra la capacità della poesia di eternare la giovinezza e la vita (in eternal lines to time thou grow’st). I versi vengono recitati in italiano e in inglese, con un effetto di “sovrapposizione”, come avviene in altre tracce, e ad essi viene accostata una lirica di Arturo Schwarz, Il giorno più bello. La chiusura infine, in un perfetto andamento circolare, è affidata ad un altro brano tratto da Re Lear, la Canzone del padre e della figlia.
L’interpretazione vocale spazia dal cantato al sussurrato, dalla declamazione al suadente bisbiglio e dall’italiano all’inglese, mentre l’accompagnamento musicale può essere un arrangiamento minimale per chitarra acustica o un’orchestrazione barocca, evocando atmosfere differenti, come multiforme e variegato è l’universo shakespeariano. Quest’ultimo è un pregevole contenitore, già nella produzione giovanile dell’autore a cui i sonetti appartengono, di sentimenti declinati in tutte le loro innumerevoli sfaccettature e di virtuosismi verbali che creano preziose trame di rime e di immagini destinate a vivere eternamente nella memoria collettiva (So long as men can breathe or eyes can see, So long lives this, and this gives life to thee, recita il già citato sonetto 18). E se è vero che, come afferma Arturo Schwarz nella prefazione al disco, “solo un poeta può capire un altro poeta”, Anna Jencek è riuscita efficacemente, mediante la propria sensibilità e creatività, ad addentrarsi nelle sfumature e nei meandri dei componimenti del “Cigno dell’Avon” apportandovi il proprio originale contributo di artista raffinata e poliedrica.
Anna Jencek
Moletto Music
01. Canto di Cordelia - Prologo
02. Quando quaranta inverni...
03. Quell’ore che soavi...
04. Non dalle stelle...
05. Nessuna cosa...
06. Famelico tempo...
07. Stremato da stanchezza...
08. Come potrei dunque tornare...
09. Allora che inviso alla sorte...
10. Ho veduto più d’un mattino...
11. Ninna nanna delle fate...
12. Sonetto 18
13. Non essere più preso da pena...
14. Come la tua virtù...
15. L’amore della mia persona...
16. Stanco di tutto...
17. Quel tempo...
18. Come il cibo alla vita...
19. Sgridai così la primaticcia viola...
20. Il vostro amore...
21. Quante volte quando mia musica...
22. Da quale potere...
23. Per intendersi di coscienza...
24. Canzone del padre e della figlia – Epilogo
2024
62:00
