
Partiamo dal ‘contorno’, ossia dalla forma, che nel caso di questo album di Paolo Ambrosioni (il primo in italiano dopo due lavori in inglese) è decisamente sostanza stessa delle canzoni e del messaggio. Vulnerabile, nella sua versione in cd, ci offre con la musica anche un corposo libretto con i testi (che io renderei obbligatori in ogni album) e con dieci quadretti della pittrice Angela Marinelli che dà colore alle canzoni, fermando su tela le emozioni che le stesse le hanno ispirato. Emozioni che è giusto condividere, perché il terzo album dell’assistente sociale torinese (già finalista nel 2016 e semifinalista nella recente edizione del Premio L’Artista che non c’era) parla proprio di questo, di emozioni, di fragilità e soprattutto di persone.
Privilegiato grazie al suo lavoro, Paolo vede il mondo da una prospettiva particolare e delicata, quella di chi riceve costantemente richieste d’aiuto ed è dotato quindi di un paio di occhiali virtuali, che gli offrono un punto di vista mai scontato e decisamente attento agli ultimi.
Se anni fa cantava “il blues dell’assistente sociale”, raccontando in note il peso che spesso la categoria deve portare sulle spalle, Paolo oggi racconta i diversi mondi che si trova davanti e trova nella fragilità un punto comune a tutti. Fragili, vulnerabili ed umani, siamo tutti noi e lo sono i protagonisti di queste canzoni. Storie di debolezze, errori, rimpianti, su cui Paolo pone l’attenzione in modo delicato ed intelligente, mai giudicante, ma sempre accogliente ed empatico. Canzoni nelle quali i personaggi camminano su un filo, con il rischio di cadere in un vortice di domande senza risposta, circondati da sguardi solitari, senza anima e stupiti dall’abbruttimento della società.

Siamo noi è dedicata proprio alle colleghe ed ai colleghi, con un testo scritto a più mani, proprio in occasione della Giornata Mondiale del Servizio Sociale di alcuni anni fa, un brano che racconta l’ostinazione e forse l’illusione di chi prova ad essere artefice di un cambiamento, non importa quanto grande, non importa a che prezzo. Ma la fragilità umana si manifesta molto spesso tra le quattro mura domestiche, dove le domande su noi stessi e sull’altro si fanno insistenti, pressanti e spesso ci portano risposte scomode e sgradite; si manifestano nel rendersi conto di essere più soli di quanto pensassimo, nel capire di avere un maledetto bisogno di qualcuno a cui aggrapparci quando i venti della contemporaneità soffiano forte e in direzione (ostinata e) contraria alla nostra, qualcuno con cui costruire una relazione solida e con cui non arrendersi alle difficoltà.
Ecco allora che anche un break strumentale (7) permette a Paolo di andare incontro ai nostri affanni, con una chitarra che “piange dolcemente”, per dirla alla Graziani, e sembra sciogliersi in uno di quegli abbracci che si danno solo a persone speciali.
Dal punto di vista sonoro Paolo esprime appieno le sue passioni, il rock, il folk, un respiro americano nelle melodie, una bella eleganza nei suoni, un cantato incisivo. Lo accompagnano con maestria Antonio Tedde (chitarre), Giorgio Bancale (piano, tastiere), Sebastiano Leonardi (basso) e Mario Zita (batteria).
Vulnerabile si chiude con un brano ‘al plurale’, Viviamoci, un invito, un’esortazione, un desiderio. Una coppia che davanti ad un vinile ed una tavola da sparecchiare si concede una verifica su ciò che è stato e cerca di guardare a quello che sarà. Si tratta di assunzione di responsabilità, di senso del dovere e della convinzione che quello che si vuol salvare meriti assolutamente di essere salvato. Il tutto nello stesso equilibrio precario che ci portava, ad inizio album a camminare su un filo; non abbiamo grandi alternative davanti, il sipario si sta alzando e non possiamo fare altro che andare in scena, impreparati, spaventati, vulnerabili, ma vivi.
Paolo Ambrosioni
Autoprodotto
01. Cammini sopra un filo
02. Siamo noi
03. Io/tu
04. Tutto chiaro
05. Un’altra volta
06. Testa e lacrime
07. 7
08. Credimi
09. Blu
10. Viviamoci
Paolo Ambrosioni
2024
41:04
