
Ci sono dolori che hanno bisogno di tempo prima di essere metabolizzati. Altri non lo sono mai. Un lutto – di un familiare, di una persona amata – è il dolore che tutti prima o poi nella nostra vita dobbiamo affrontare. Il lutto, la mancanza, la morte ci mette di fronte alla fragilità della vita; di fronte al vuoto e al silenzio; di fronte al grande mistero della della vita.
Un artista può elaborare il lutto in molti modi: l’afasia totale o, al contrario, la produzione compulsiva. La staticità totale o il moto perpetuo. Altre volte occorre fermarsi, lasciare passare i pensieri, i ricordi. Fare in modo che questo magma incandescente un poco si raffreddi e diventi materiale da elaborare artisticamente. Questo è ciò che ha fatto Gian Piero Alloisio, che ha atteso più di 6 anni per poter dedicare un intero spettacolo alla sorella Roberta, scomparsa improvvisamente il 3 marzo del 2017.
Il fatto è che Roberta, per Gian Piero, non era solo una sorella, ma una straordinaria interprete (vincitrice tra l’altro di una Targa Tenco nel 2011 per l’album Janua). Come si può parlare di una sorella e di una straordinaria artista senza cadere nella retorica? Senza cadere nel dolore lancinante, che inevitabilmente sposta la percezione? La strada per Gian Piero non poteva che essere quella del teatro-canzone, quella che con il grande Giorgio Gaber proprio Alloisio aveva saputo così magistralmente percorrere. Ne è nato uno spettacolo, Questa meravigliosa vita di artisti, andato in scena a Genova – presso il Teatro della Tosse – nei giorni 3 e 4 marzo 2023 e oggi può essere ascoltato sotto forma di podcast nelle principali piattaforme di streaming musicale.

In realtà la storia, umana e professionale, di Roberta qui diventa il pretesto per fare un resoconto (quasi una sorta di autobiografia per voce e musica) dello stesso Gian Piero. Il podcast è diviso in sei parti: Tanto so che ci sei, L’energia, Il dilemma; Un ragionevole linguaggio dell’Aldilà, San Benedetto al Porto e Questa meravigliosa vita di artisti (espressione usata proprio da Roberta, per indicare la difficoltà di chi intraprende questa professione).
Tutto il racconto è quindi strutturato per binari paralleli. Assistiamo all’arrivo di Roberta in casa – a pochi giorni dalla nascita – mentre il fratello di 8 anni attende l’evento sotto il letto della madre. La difficile vita nella periferia genovese tra motorini rubati e incontri con la più variegata umanità. L’approdo agli scout, la prima chitarra elettrica, il primo amore (quello per l’anarchica Lucia, che diventerà poi sua moglie), il primo concerto di Fabrizio De André a Genova nell’ottobre del 1975 (alla presenza, ovviamente, proprio degli anarchici).
Se la periferia in qualche modo forma il ragazzo Gian Piero, complica invece la vita di Roberta. Se Gian Piero conosce l’impegno politico e in qualche modo la militanza nella difficile prima metà degli anni Settanta (mentre Franco Basaglia combatte per eliminare i manicomi e due preti “dissidenti”, il francescano Agostino Zerbinati e Don Andrea Gallo, entrano in rotta di collisione con le alte sfere vaticane fondando, il primo, la Comunità di Oregina e la Comunità del Carmine al Porto, il secondo), Roberta mal sopporta l’impegno politico e la lotta per gli ultimi. Gian Piero ha già abbandonato la casa dei genitori, ma le volte che vi torna trova una Roberta chiusa ermeticamente in camera sua a cantare sui dischi di Anna Oxa e Mia Martini. Quello, in qualche modo, era il suo modo di ribellarsi alla bruttezza della vita. Un po’ per volta il fratello scopre che “dalla sua energia” (di Roberta) uscivano piccole note che prima non raggiungeva”.
Abbiamo, quindi, l’incontro con il Maestrone Guccini, nel 1977, che come risaputo ingaggerà l’Assemblea Musicale Italiana (il gruppo di Gian Piero) per una serie di concerti e inciderà diversi brani dello stesso Alloisio (fra tutti, Venezia). Proprio del 1977 è l’approdo della AMT sul palco della Rassegna Tenco. Ad accompagnarli – vestita da clown – la tredicenne Roberta. Sarà la sua prima uscita pubblica. Per la prima volta i due mondi si incontrano artisticamente.
Altro incontro fondamentale sarà, poi, quello con Giorgio Gaber. Alloisio, infatti, collaborerà in pianta stabile con la coppia Gaber-Luporini per diversi spettacoli di teatro-canzone. Ma l’incontro sarà particolarmente importante anche per Roberta (ancora una volta le strade dei fratelli vengono ad incrociarsi). Gaber, Alloisio, Luporini e Guccini scrivono, infatti, lo spettacolo Gli ultimi viaggi di Gulliver, che verrà messo in scena dallo stesso Gaber nel 1981 e vedrà Roberta quale interprete.
Mentre Gian Piero – siamo nel pieno degli sfavillanti anni Ottanta – collabora con Gaber (e si separa da Lucia), Roberta diventa la corista di Sabrina Salerno. Un’esperienza che lei – anche dopo la Targa Tenco – ricorderà sempre con grande gioia.
Nel 1989 Gian Piero diventa “ragazzo-padre” a 33 anni e Roberta zia. Ed è dagli anni Novanta che le strade di Gian Piero e Roberta si intersecano, tanto a livello umano, quanto a livello professionale. Roberta muove i primi passi del nipotino Giorgio; Gian Piero riconosce in Roberta una interprete altissima: “Mi piaceva scoprirla per la prima volta come cantante di valore e come la propensione per i dannati della terra in fondo in fondo avesse contagiato anche lei. Eravamo in linea con l’amore che si trova sulla strada degli autori genovesi”. Il podcast finisce sulle note di Barbun (scritta da Vittorio De Scalzi) cantata da Roberta Alloisio, regalandoci l’ennesima emozione.

Questa meravigliosa vita di artisti è uno splendido viaggio nel cuore dell’uomo e dell’artista Gian Piero Alloisio. Una persona continuamente in bilico tra razionalità (il suo impegno politico e sociale, tra Marx e Bakunin) e pensiero magico (la sua attrazione per la sincronicità junghiana, data anche dalla numerologia, il riferimento al libro cult Il mattino dei maghi di Pauwels e Bergier). Due mondi apparentemente inconciliabili e che invece coesistono perfettamente. Così come accadeva a Roberta. Il simbolo, in qualche modo, della congiunzione degli opposti è l’attenzione – di entrambi – per i Tarocchi di Marsiglia, strumento per capire meglio la realtà interiore ed esteriore, sapendoli usare (anche a livello artistico).
Quanto ci manca Roberta, la sua voce, il suo sorriso, la sua solarità velata a tratti di malinconia. Grazie a Gian Piero per farla continuare a vivere dentro di noi.
Tutte le canzoni sono di Gian Piero Alloisio, tranne “Rumore di fondo”, musica di Umberto Bindi, testo di Gian Piero Alloisio, “Il dilemma” di Giorgio Gaber e Sandro Luporini, “Barbon” di Vittorio De Scalzi e “Io e Jean Gabin”, musica di Gian Piero Alloisio e testo di Max Manfredi.
Le basi musicali di “Viaggio a Pavana” e di “È arrivata la peste” sono state registrate a Genova presso “Zerodieci Studio” di Roberto “Robbo” Vigo da Gabriele Ruggeri.
Il podcast “Questa meravigliosa vita d’artisti” è prodotto da Gian Piero Alloisio, Chiara Alloisio e Simonetta Cerrini per A.T.I.D. ed è stato missato nello studio “Creuza” di Genova da Aldo De Scalzi. Assistente audio: Marco Matta. Content Editor: Giorgio Alloisio. Simonetta Cerrini ha letto le introduzioni e i crediti. La copertina è di Chiara Alloisio.
Il podcast è disponibile su Spotify, Spreaker, Apple Podcast e Amazon Music/Audible.
