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Quando lo vidi per la prima volta dal vivo Roberto Cacciapaglia suonava con Franco Battiato, nell’ensemble che diffondeva il verbo di “Pollution”. In particolare, ricordo il concerto che il gruppo presentò nel teatro parrocchiale della chiesa milanese di San Giovanni Bosco, alla fine di marzo del 1973 (l’album era uscito a gennaio). Aveva vent’anni, Cacciapaglia, ma già si capiva che era una sorta di genio delle tastiere e degli artifizi elettronici che lo circondavano. Questo essere a metà tra suono acustico ed elettronico sperimentale è rimasta, in fondo, la sua cifra stilistica. Da quei giorni è trascorso oltre mezzo secolo e Cacciapaglia ha potuto esprimersi in una straordinaria carriera piena di originalità, grazie alla pubblicazione di ventitré album in studio, più uno dal vivo, e la partecipazione a manifestazioni artistiche di rilievo internazionale, concerti sempre intensi e pregnanti, ispirazioni originali con la capacità di mantenere inalterata la logica che passa tra una sonata di stampo classico e i suoni elettronici ricercati e distillati con cura.

D’altra parte con il suo esordio “Sonanze” (uscito nel 1975 per l’etichetta Ohr), prodotto dal santone dei corrieri cosmici di teutonica memoria, Rolf Ulrich Kaiser, rese subito evidente quale fosse la fantasia che aleggiava intorno a quell’allora giovane musicista.

 

Ora, a due anni di distanza dal suo ultimo lavoro (“Invisible raimbows”) arriva Time to be, una raccolta di brani essenziali, costruiti con l’ausilio del pianoforte e del violoncello (salvo l’ultimo brano che vede all’opera anche l’orchestra de I Virtuosi Italiani). Un lavoro asciutto, apparentemente scarno ma, e questa dà la misura della creatività sonora dell’artista milanese, ricco di note ricche, “piene”, capaci di tenere ferma l’attenzione degli ascoltatori all’interno di un magma di sonorità ed atmosfere che rendono bene l’intenzione dell’autore di porre l’ascoltatore nelle condizioni si sentirsi parte del suono che viene percepito. Si cela, in questo lavoro, una sorta di consapevolezza con cui si viene in contatto e che è parte attiva della costruzione artistica proposta. Dieci i brani e dieci i movimenti, così si potrebbero chiamare, che danno un senso compiuto all’album che, per chi scrive, rappresenta una sorta di percorso mistico mutuato dallo scorrere dei suoni. Proviamo allora ad entrare meglio nell’album.

 

 

Sky door emerge subito con il suono del pianoforte a descrivere un’atmosfera lieve e sognante. Un brano di carattere meditativo che invita ad immaginarsi immersi in una giornata piena di pioggia. L’apertura sonora è uno sguardo verso orizzonti lontani e i ‘sentori’ di violoncello che ne accompagnano l’incedere sono piccole gemme di sostegno al cammino. Time to be è caratterizzato da note che paiono sgocciolare dalle foglie di alberi ad alto fusto; delicate e coese si intersecano con l’armonia complessiva del brano, che accompagna l’ascoltatore verso un’atmosfera che sarebbe piaciuta al recentemente scomparso David Lynch. Musica per l’anima, con un flebile suono di violoncello a cucire le note e nuvole di temporale in vista… bisogna trovare un riparo. L’intro di The age of now rappresenta, forse, questo agognato riparo (emotivo) che si manifesta attraverso un suono pianistico accompagnato dal violoncello e dal basso sintetizzato che si amalgamano, costruendo un incedere delicato a creare, quasi fosse un brano da antica corte reale del nord Europa, un’atmosfera simil medievale che, chissà, forse avrebbe visto bene la presenza dello sciabordio sonoro di un’arpa celtica.

 

La voce di Graziana Palazzo accompagna le note del pianoforte e del violoncello di Room of prayer, quarta traccia del disco. Il suono è etereo e garbato, quasi fosse da attesa natalizia, e rende manifesto una sorta di corteo mistico che si accompagna alle musiche del componimento. Silent si introduce con un’atmosfera dolce e malinconica con il suono del basso sintetizzato a battere il ritmo insieme al violoncello che ricama le sue note suggestive. Ogni nota e ogni passaggio sono pensati per dare un senso di attesa e di speranza. Il finale, con il pianoforte in primo piano, conduce su note veloci e intense, piene di colori, con il suono del violoncello, a finire, che irrobustisce e colora l’impeto sonoro del brano. Crystal, invece, si palesa con note che scivolano su un immaginario piano inclinato per meglio raggiungere gli ascoltatori. Anche in questo caso le tonalità, l’armonia e l’atmosfera hanno profumi di antiche e profonde memorie pur nella semplicità della loro linea melodica, con un suono caratterizzato da varie miscellanee sonore e riferimenti di matrice europea.

 

Arriviamo così a Borderlands, brano dall’andamento veloce, come una sorta di vento spinto dalle note e dal tintinnare del violoncello, una sorta di tela tirata, stirata, lavorata dalle mani sapienti del pianista/tessitore. Il violoncello emerge come compagno di viaggio in una terra sconosciuta e il ritorno alla centralità ritmica della composizione conduce tutto verso un climax finale da marcia funebre. Ci avviciniamo alla fine del lavoro e incontriamo Alma, che volendolo raccontare con degli aggettivi potremmo descriverlo come un brano che trasmette purezza, colore bianco, profumo di lavanda. Tutte queste suggestioni paiono scaturire dall’incipit del brano che, al piano e al violoncello, aggiunge la forza della voce per un’immaginaria apertura delle porte della Terra di Mezzo, in attesa che si scateni la battaglia che vedrà protagoniste le frecce degli elfi di Re Elrond mentre uno scenario di immenso si manifesta davanti a noi…

 

 

Incipit/Moz-Art K.488 ReComposed è una rilettura dell’Incipit, appunto, del brano mozartiano con una costruzione sonora che appare nella scia un lontano tempo in cui la sperimentazione era pane iniziatico per il musicista milanese. Notazione musicale scarna ed essenziale che ci porta nel tempo in cui il grande compositore austriaco stupiva le corti di Europa ma, allo stesso tempo, viveva un potente afflato di tensione interiore. Nelle note finali ci si vorrebbe perdere…Il finale è una preghiera, Pater Noster, dove il pianoforte e la voce dolcemente declamante portano gli ascoltatori in una condizione di attenzione spirituale e coinvolgimento nella preghiera principe della religione cristiana. Si tratta di una preghiera cantata/recitata in latino da Cacciapaglia, con tutta la tensione sonora delle note del pianoforte a cui si aggiunge la struttura musicale offerta dal suono degli archi de I Virtuosi Italiani. Un ensemble, questo, caro al suo amico Franco Battiato che da loro venne accompagnato nel concerto di Baghdad, il 4 dicembre del 1992. Una bellissima conclusione che rende parola e suono manifestazione del mistero.

 

Un ottimo lavoro da parte di Roberto Cacciapaglia che con Time to be ha saputo affrontare, nuovamente, un territorio ricco di opportunità per mantenere vitale la propria creatività e ci piace chiudere questa recensione con una frase che il Maestro usa spesso dire: “Essere musica più che fare musica”. Un album (e un artista) da ascoltare in silenzio, con attenzione e coinvolgimento. Se invece volete vivere un’emozione altrettanto potente e unica, allora il consiglio è di assistere ad un suo concerto live (qui sotto le prossime date, a cui si è aggiunta proprio in questi giorni, una data a Londra, il 13 maggio).

 

 

(Foto tratte dai profili ufficiali dell’artista)

Artista:
Roberto Cacciapaglia
Etichetta:
Virgin Music
Elenco Tracce:
01. Sky door
02. Time to be
03. The age of now
04. Room of prayer
05. Silent
06. Crystal
07. Borderlands
08. Alma
09. Incipit/Moz-Art K.488 ReComposed
10. Pater Noster
Produzione Artistica:
Roberto Cacciapaglia e Giampiero Dionigi
Musicisti:
Roberto Cacciapaglia: pianoforte, voce; Clarissa Marino: violoncello e violoncello elettrico; Gianpiero Dionigi: elettronica e basso sintetizzato; Graziana Palazzo: voce in Room of prayer e Alma; I Virtuosi Italiani in Pater Noster; Alberto Martini, Antonio Aiello, Elisabetta Fable, Matteo Marzaro: primi violini; Gianluca Salsi, David Mazzacan, Andrea Marmolejo, Pietro Milzani: secondi violini; Giancarlo Di Vacri, Luca Cacciatori, Federico Gerboni: viola; Leonardo Sapere, Gionata Brunelli, Lorenza Baldo: violoncello; Daniele Carnio: basso doppio
Anno di Uscita:
2025
Durata:
39:48