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Non è semplice né immediato parlare dei lavori di Michele Gazich.  Lavori di alta classe che esprimono l’urgenza e la necessità di diffondere cultura (per rendersene conto basti leggere il ricco libretto inserito nell’album che, come d’abitudine, è parte importante dei lavori di Gazich). Che poi “questa cultura” sia alta o popolare lo decide chi ascolta e, per chi scrive, credo che il lavoro creativo di Gazich sia di senso popolare nella ricerca del non fermarsi mai all’ovvio o all’immediato ma di affrontare, con coraggio, il mare aperto della ricerca di altri approdi rispetto a quelli, artisticamente, già praticati. Per leggere al meglio la specificità artistica del musicista-cantautore vengono alla mente le parole di Francesco De Gregori ne La leva calcistica del ‘68 dove si recita che “Un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia”.

 

In Gazich, queste due componenti, unite a una spiccata sensibilità e a una cultura immensa e intensa (che viene ben dissimulata nel suo discorrere in forma quasi casuale…) sono ben presenti. Ora, a distanza di tre anni dal suo ultimo lavoro solista “Argon”, pubblicato nelle spire finali della pandemia e a meno di uno dal suo omaggio (insieme a Federico Sirianni) alla figura di Michele Straniero con “Domani si vive e si muore”, arriva l’album forse più potente della sua discografia. Il titolo è chilometrico e intrigante: solo i miracoli hanno un senso stanotte in questa trincea, con il minuscolo a inizio del titolo come da rigorosa scelta dell’autore.

E ci vuole davvero tanto miracoloso coraggio a pubblicare un album composto da brani di veemente forza evocativa dove nulla è lasciato al caso, dove anche i sospiri e le note paiono sospese tra i vari strumenti nei passaggi tra il cantato e la musica (e viceversa).

 

Il percorso artistico di Gazich si dipana, al di là delle tante e varie collaborazioni, a partire dal 2008 e sono ben dodici, ad oggi, gli album presenti nella discografia dell’artista bresciano. Lavori creati con il cesello dove, per finalizzare un brano, possono essere necessari anche anni di studio, di affinamento, di perfezionamento, di ripensamenti, di decisioni sofferte, di scelte meditate. Per Gazich l’obbiettivo artistico è quello di donare a chi ascolta il massimo sforzo affinché ciò che l’esperienza e il talento generano siano percepibili come parte fondante della sua intenzione ed integrità artistica. Facile a scriversi, complesso e faticoso a realizzarsi.

 

 

Accompagnato in tutti i brani dalla violoncellista Giovanna Famulari, presente al suo fianco anche in plurime occasioni dal vivo (qui nella foto in una data al FolkClub di Torino, senza dimenticare l’altro suo “fratello” di concerti, Marco “Tibu” Lamberti, non presente in questo lavoro), “solo i miracoli hanno un senso stanotte in questa trincea” è colmo di sonorità che non lasciano indenne la parte emotiva dell’ascoltatore. Non per il (non) fragore della musica, non per la (non) potenza della voce ma per la dirompente forza evocativa che scaturisce dalla struttura di questo lavoro e dalla sua profondità di ricerca lirica e sonora. Potremmo anche spingerci a dire che nella costruzione dell’album vi è il supporto e l’ispirazione di letterati come Wolfgang Goethe e Friederich Holderlin, di un pittore come Marc Chagall, di una santa come Giovanna D’Arco, di musicisti come Ludwig Van Beethoven, del poeta e filosofo Yves Bonnefoy, dell’anarchico Paolo Finzi, dell’attrice e regista Solveig Dommartin, senza dimenticare l’influenza di Fabrizio De André e Francesco De Gregori (presenti con la rivisitazione di Oceano). Perché ciascuno dei soggetti citati è parte attiva nella costruzione di questo lavoro, ha inciso nella vita dell’artista, gli è stato vicino nell’elaborare una sua filosofia di vita, ha dato a Gazich la possibilità di comprendere che ogni vita ha una storia in cui potersi calare e ricevere luce e stimoli per non perdere mai la speranza.

 

Importante è non farsi confondere dal suono degli strumenti, che giocano sempre alla nostalgia creando atmosfere di brume e nebbie, di pioggia e tramonti, di imbrunire e silenzi. Quelli utilizzati sono strumenti dell’incantamento, strumenti suonati per “costringere” all’ascolto delle liriche affinché si realizzi un matrimonio di inscindibile bellezza tra la ricerca esistenziale e quella misteriosa che richiama alle profondità emotive dell’animo umano. Un matrimonio immerso tra le nubi sonore che richiamano lieder di teutonica fattura e liriche colme di desiderio di assoluto.

 

Foto di Paul Reardon

 

Un consiglio che ci permettiamo di dare a coloro che acquisteranno questo album è di tenere in debito conto, leggendolo con attenzione, il libretto che lo accompagna perché fondamentale per comprendere al meglio il progetto che sta dietro ad ogni brano presente nell’album. Infatti nel libretto si possono leggere le ragioni che hanno portato alla composizione di ciascuno dei brani proposti e, insieme, le date in cui liriche e musica sono state elaborate. Ci si potrà accorgere del tempo che è stato necessario per arrivare alle composizioni nella loro definizione ultima. Tanto lavoro, tanta elaborazione, tante necessità di limare, aggiustare, migliorare. Un lavoro certosino che aiuta a rendersi conto che l’arte ha due volti: è immediata oppure lenta a comporsi. In entrambi casi manifesta una delle ragioni che danno un senso alla grandezza degli uomini. Grandezza sempre messa in discussione da chi, anziché uno strumento imbraccia un’arma. È così dall’origine del tempo ma, irriducibilmente, l’arte (e gli artisti) non si arrendono…

 

Le foto sono prese dai profili social degli artisti

Artista:
Michele Gazich
Etichetta:
Fono Bisanzio / Moonlight Records
Elenco Tracce:
01. Perché Goethe è partito per l’Oriente?
02. Sanguedolce
03. Alice nel paese di Chagall
04. La resa
05. Materiali sonori per una descrizione dell’anima di Paolo F.
06. Oceano
07. La torre di Holderlin
08. Heilingestadt
09. Solo i miracoli hanno un senso stanotte in questa trincea
Produzione Artistica:
Michele Gazich
Musicisti:
Michele Gazich: voce, violino, viola, pianoforte, percussioni psico acustiche; Giovanna Famulari: voce, violoncello, melodica
Anno di Uscita:
2025
Durata:
38:16