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I tre piani della mente freudiana corrispondono in ‘Psycho’ di Hitchcock ad altrettanti piani del Bates Hotel: nel piano superiore il Super-io della madre costringe Norman a essere schiavo dei doveri morali, della castità imposta dal genitore; nel seminterrato è nascosto l’Es, il corpo della madre morta in tutto il suo orrore; nel piano intermedio e nel motel stesso, l’Io di Norman tenta di essere normale, di barcamenarsi tra istinto e razionalità, salvo poi diventare improvvisamente un assassino.

 

 

La Pazza Nella Soffitta

 

 

L’album di Elisa Genghini è un viaggio tra le diverse componenti dell’essere e non a caso si chiama La pazza nella soffitta. Sono gli altri certo che ci additano come anormali, sono gli altri che vedono il totale coinvolgimento emotivo della donna in una relazione amorosa come follia, mentre dovremmo essere coinvolti in maniera superficiale come impone la società stessa in cui viviamo: nessun vero coinvolgimento, non dobbiamo sottometterci al nostro vero Es in quel caso, dobbiamo far prevalere il Super-io. E invece la protagonista dell’album usa la sua razionalità solo quando lo impone il suo ruolo di madre, in La ruota panoramica; ma anche lì ci mostra tutte le sue paure asociali, l’inaspettata inadeguatezza di ritrovarsi “madre di se stessa”. In questo gioco da pazza e da madre, la protagonista cerca appunto un equilibrio, un Climaterio, sin dalla prima traccia. Il percorso di umiltà porta per forza a confrontarsi con altre donne del mondo, con la loro normalità, col loro equilibrio che si scontra con l’io imponderabile della cantante. A differenza di me pone al centro, con asciutta ironia, il confronto con la normalità, che scade a volte in indifferenza, o nel migliore dei casi in un’agghiacciante efficienza.

 

L’indifferenza del disamore viene inoltre esplicitata in una canzone molto pavesiana, La grammatica del disamore, che mette in scena ancora una volta quanto sconvolga l’indifferenza: nelle orecchie di chi la ascolta si trasforma in stretta analisi per la grammatica sbagliata; e non c’è poi più niente da aggiungere, la canzone dura pochissimo e si rimane di stucco, un po’ come rimane la protagonista sulla porta a cercare di capire qualcosa che non deve essere in fondo capito. Sul finale però Altre primavere, pezzo che circola sul web già da un po’, lascia spazio alla speranza, alla rinascita che avviene attraverso i nostri figli, ma anche attraverso noi stessi.

 

Il tutto viene confezionato in uno stile molto semplice, alla Joni Mitchell. Però forse la semplicità prende il sopravvento in troppi punti: probabilmente si poteva osare di più nella struttura, soprattutto nelle canzoni che vogliono inscenare una follia che è solo di facciata a volte. Anche l’arrangiamento poteva arricchirsi di più. Probabilmente in quest’epoca di ipertrofia tecnologica, Genghini ci ha voluto dare un senso di autenticità da cantautorato, ha voluto mettere tutto il proprio io, appunto, nel senso più pop-olare di questo termine, senza tante contorsioni mentali alla Freud.

 

 

La Pazza Nella Soffitta

 

Le foto sono di Carol Alabresi

Artista:
Elisa Genghini
Etichetta:
Musica di Seta
Elenco Tracce:
01. Climaterio
02. La pazza nella soffitta
03. La ruota panoramica
04. A differenza di me
05. Spilli nello spazio
06. Blu Ray Batty
07. La grammatica del disamore
08. Altre primavere
Produzione Artistica:
Elisa Genghini, Federico Trevisan, Gianluca Grazioli
Durata:
26:21

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