Cantare e suonare le canzoni altrui potrebbe apparire come un esercizio semplice e quasi scontato. In fondo il meglio, il difficile, lo sforzo creativo lo hanno fatto altri e, pertanto, basta seguire la strada, le rotaie, il sentiero già battuto. Se poi le canzoni sono note, ancora meglio. Ma poi, a ben vedere, non tutto è così facile e scontato perché è vero che si suonano e si cantano canzoni già note, ma spesso ‘ri-fare’ è difficile tanto quanto come ‘fare’. E questo perché il confronto con l’originale è sempre un rischio e, generalmente, riproporre brani altrui in maniera calligrafica è rischioso, ma ricostruirle è ancora più complesso e portatore di possibili “guai”. Artisticamente parlando, of course.

Quindi, con una certa apprensione ho ascoltato Ad una stella chiederò un passaggio, lavoro del duo di Massimo Germini e Paolo Marrone. Un duo certamente eterogeneo ma ben rodato, che ha saputo dare una lettura interessante ed originale agli otto brani che compongono l’album dalla durata di non più di trenta minuti che, però, dimostra, che la durata di un lavoro non necessariamente è sintomo di qualità. Questa, inoltre, non è la prima collaborazione tra Massimo Germini, storico collaboratore di Roberto Vecchioni e autore per sé, e Paolo Marrone, fondatore e cantante del gruppo Favonio. Già nel 2022 avevano pubblicato “E invece non finisce mai…” un album che proponeva, con veste inedita, tredici canzoni d’amore di Roberto Vecchioni.
Ad una stella chiederò un passaggio è un album di ottima fattura in cui sono inseriti brani di artisti temporalmente e artisticamente molto distanti tra loro, ma grazie al lavoro di fino fatto e proposto da Germini e Marrone fanno emergere tutta la loro bellezza e potenza evocativa. Già l’ascolto del primo brano, Quando sarò vecchio rende possibile scoprire quanto un brano di Jovanotti possa trasformarsi nella lettura, malinconica e gucciniana, di una vita che scorre verso e nella vecchiaia. Umori, rancori, piccole gioie, recriminazioni sono tutti concentrati nel canto, austero, delle liriche e nel suono della chitarra che tintinna e trascina note per sostenere il peso del tempo che avvicina, sempre più (citando Franco Battiato) verso “la porta dello spavento supremo”.
È giocoso e allegro il clima di Parigi con le gambe aperte, dove alla ricerca delle gioie del sesso nella città un tempo “libertina” vi è il contrappunto di un accompagnamento musicale che comunque mantiene il suo alone di malinconia. Da Jovanotti al duo Ricky Gianco/Gianfranco Manfredi il passo è lungo rispetto alla tipologia di repertorio, ma la duttilità del duo non lo dà a vedere… Metti su il disco e ti arriva un uno-due che spiazza e convince insieme. Si palesa con il tintinnare del mandolino Lake Washington Boulevard dove sono i Pinguini Tattici Nucleari ad essere presi sotto la lente di osservazione e, ovviamente, Riccardo Zanotti autore, ad oggi, di tutti i brani della band bergamasca. In questo caso si tratta di una originale storia d’amore di due soggetti certamente particolare il cui epilogo ‘noir’ è quasi atteso pur nella sua leggerezza finale. Anche in questo caso il rapporto voce/chitarra/arrangiamenti è delizioso. Sembra di osservarlo, Paolo Conte, mentre (chissà) ascolta la sua Uomo camion debitamente trasformata nelle sonorità squillanti e al contempo delicate tratte dalla chitarra di Germini. Le liriche surreali ‘alla Paolo Conte’ sono lì, sul pentagramma, a farci capire che lui, l’Avvocato di Asti, è in sella da oltre cinquant’anni non per caso.

Deliziosa si staglia la versione surreale di un brano come Ex e Xanax, di Samuele Bersani, che racconta la storia e l’amore (senz’altro “soporifero”) di due giovani che non nonostante le difficoltà leggono dal libro della vita “che si può lottare come due giganti”. Anche in questo caso si coglie la limpidezza delle sonorità create dalle corde della chitarra di Germini. La canzone ambientalista ante litteram per eccellenza, Eppure soffia è della partita riportandoci alla memoria la storia artistica di Pierangelo Bertoli. L’intro è una sorta di incipit di una lezione di chitarra per poi trasformarsi attraverso le note del mandolino, mentre la voce di Marrone entra nello stato d’animo bertoliano per cantare al meglio questo iconico brano che, alla fine, si incammina come una barca verso il tramonto.
La voce di Madame è nella memoria per questa bella versione di Quanto forte ti pensavo di cui è coautrice. Il brano è il più recente del gruppo ma la versione rivisitata non ha timore di confrontarsi con l’originale grazie sia all’interpretazione da parte di Marrone che al bel lavoro chitarristico, intenso e lirico, di Germini. E si termina con Il poeta, scritta da un ‘poeta’ come Bruno Lauzi (autore che avrebbe meritato maggiore successo). Le note della chitarra rappresentano un muro di nostalgia mentre le liriche srotolano una sorata di immagini in bianco e nero per descrivere una storia malinconica nella tristezza del suo epilogo.
Dal 1963 al 2023, date di pubblicazione dei brani più distanti temporalmente presenti nell’album, ci sono sessant’anni di storia ma la bravura degli interpreti è riuscita nell’intento di cristallizzarli nel tempo presente con garbo, sobrietà, passione. Esercizio non facile di questi tempi poco propensi alla cultura dell’ascolto. Ma con il coraggio di provarci.

Paolo Marrone e Massimo Germini
Self
01. Quando sarò vecchio
02. Parigi con le gambe aperte
03. Lake Washington Boulevard
04. Uomo camion
05. En e Xanax
06. Eppure soffia
07. Quanto forte ti pensavo
08. Il poeta
Massimo Germini e Paolo Marrone
Massimo Germini: Voce, Chitarra classica, mandolino, arrangiamenti; Paolo Marrone: Voce: Copertina e fotografie libretto: Renzo Chiesa
2024
27:31
