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foto di Fabrizio Fenucci

 

Eugenio Finardi ricorda, nelle interviste, che da alcuni anni soffre di importanti acufeni che ne limitano la gestione dei suoni, ascoltati o suonati. Evidentemente, però, l’innato senso della musica e l’esperienza di cinquant’anni di lavoro negli studi di registrazione, così come sul palco, ne hanno fatto un rabdomante delle note. O, come accadde a Obelix, deve essere caduto in una grande pentola contenente una potente pozione magica colma di note e parole che lo ha reso il musicista perfezionista qual è.

 

Ora, dopo undici anni dal precedente lavoro di inediti, “Fibrillante”, Finardi ritorna con l’album Tutto, un titolo oggettivamente spiazzante. Breve, conciso, minimale e, allo stesso tempo, enorme per il suo significato che contiene la volontà di un abbraccio con l’infinito. Un titolo che traccia il tempo che scorre, che richiama alla mente l’apertura di un album epocale, “Diesel” (a modesto parere di chi scrive uno dei dieci album, qui a lato la sua copertina, da isola deserta…) con quel brano, Tutto subito, che rendeva palese l’urgenza del tempo in cui quel lavoro venne prodotto e proposto (1977). Da quei giorni si sono succedute altre due generazioni e il mondo è completamente trasformato nella sua componente tecnologica, migliorandolo in taluni aspetti e peggiorandolo, irrimediabilmente, in altri. Però Finardi è riuscito a mantenere una sua definitezza artistica che non lo ha cristallizzato in un cliché ma gli ha fatto intraprendere anche strade musicalmente impegnative.

 

Tralasciando un album come “Anima blues”, con un suono affine agli amori musicali giovanili del musicista milanese, come non ricordare il lavoro svolto per la creazione di album suggestivi e inusuali come “Il silenzio e lo spirito”, “O Fado”, “Il cantante al microfono” dove la profondità interpretativa viene rappresentata con l’esplosione dell’amore per la musica. Ora è il tempo di Tutto, un album che si pone come una sorta di linea di confine tra questi lavori atipici e quelli che ci si aspetterebbe dal Finardi cantautore. Un lavoro in cui emerge una sorta di stupore per la vita nella sua accezione più semplice e quotidiana e per l’immensità che ci circonda. Immensità che ci rimanda alla consapevolezza del mistero che ci avvolge e pone un confine tra quanto vediamo e percepiamo, in noi e intorno a noi, rispetto all’immensità dell’Universo. Un vuoto nel quale vivono e convivono miliardi di stelle e pianeti facenti parte di galassie la cui origine viene concepita da un evento chiamato big-bang (oppure dal “et fiat lux”) e che sovrastano la nostra piccolezza. E in questo vuoto, forse, siamo chiamati ad essere “tutto” per evitare il rischio di non essere niente…

 

Undici i brani, tutti ricchi di stimoli musicali e letterari, orientati a raccontare di sé e di noi, protesi a raccogliere stimoli interiori o ricordi per condividerli attraverso la creazione artistica con sonorità profonde e, anche, meditative. L’uso della voce affascina e si propone come una sorta di Virgilio che narra di mondi divisi tra quotidiano e spirituale. Futuro arriva come un’apparizione del suono stile anni ’80 per accompagnarci in un viaggio nel futuro attraverso i nuovi orizzonti dati dall’intelligenza artificiale (brano scelto come singolo di lancio, vedi il video).

Giovanni ‘Giuvazza’ Maggiore in una foto di repertorio di Antonio Aquino

Non saranno gli extraterrestri a salvarci (da noi stessi…) bensì, sperabilmente, i nuovi strumenti della tecnologia digitale ai quali dovremo abituarci sperando che gli algoritmi abbiano la necessaria sapienza per indirizzarci verso il meglio. Impeccabile l’uso della voce con la chitarra di Giuvazza che si manifesta come un balsamo sonoro con il suo assolo finale. È una sorta di filastrocca Bernoulli che, per chi non lo ricordasse, è stato un importante matematico e fisico del ‘700 il quale enunciò vari teoremi riguardanti la matematica, la meccanica, la fluidodinamica. Le liriche sono seducenti e conducono l’ascoltatore in una dimensione tra il sognante e il concreto ricordando che le leggi di natura sono quelle che guidano il nostro, spesso inconsapevole, vivere. L’arpeggio della chitarra sostiene il testo e una sorta di fulminante aforisma che recita “ma se la stessa idea diventa un’ossessione, un grande ideale può essere oppressione” e ci interroga sui nostri tempi inquieti. Tanto tempo fa è introdotta dal suono della chitarra elettrica, in dinamica rock, a costruire un bel quadro sonoro. È il tempo trascorso quello narrato dalle liriche del brano. Un tempo passato troppo in fretta che dal “correre nudi nei prati” si è ritrovato con la consapevolezza, togli fiato, che “ci sono mille milioni di stelle, ma siamo soli” e che lo stupore degli anni trascorsi, non può esimersi dal recriminare su tempi in cui c’erano “tanti ideali e confusione e troppa ideologia” a condizionare tutto.

 

Una chitarra elettrica arpeggiata in maniera monocorde introduce La battaglia, un brano che ribadisce l’eterna alternanza e lotta tra generazioni, che ci riporta a quasi cinquant’anni fa dove, con Northampton, genn. ’78, il Finardi figlio affrontava il rapporto con il proprio padre. È un brano fortemente finardiano, musicalmente avvolgente, struggente e malinconico ma, al contempo, che invita genitori e figli a prendere coscienza del proprio ruolo e della propria responsabilità. Il passaggio lirico su “i figli che non chiamano mai” dà il senso del bisogno genitoriale di sentirsi ancora il centro della vita dei propri figli. Ma il tempo scorre e tutto si trasforma e si diventa adulti in un sospiro.

 

Francesca sogna è un altro brano in cui emerge il passaggio di testimone generazionale. Un passaggio che, in questo caso, è anche manifestato dalla presenza di Francesca ‘Pixel’ Finardi alla voce solista e nel duetto con il proprio genitore. Una bella voce, la sua, che supporta il cantato del padre accompagnandolo sul terreno del presente in attesa del futuro. Si tratta di uno sguardo che si si allunga sul mondo giovanile con la percezione del classico senso di colpa della generazione che afferma “noi che siamo vecchi abbiamo poco da insegnare”. Ma sentendo l’interpretazione canora di ‘Pixel’ crediamo che “qualcosa” dal Finardi padre alla Finardi figlia sia filtrato… La mano di uno che sa più che cantata è raccontata dalla voce di Finardi che, nella sapiente gestione del suo talento canoro, è oggettivamente imbattibile. La musica e le liriche si srotolano in una sorta di salmodia affrontando il tempo che scorre (con citazione di Fabrizio De André con l’inciso di “Ho visto Nina volare”) immergendosi in una sonorità oscura e piena di tensione. Si incontra la disillusione di chi non rispetta le regole (“nessuno rispetta la fila”) ma, anche, la consapevolezza del mistero della vita (“mi illumino d’immenso, universo…”). E poi, lo sguardo si alza al cielo e, nuovamente appare, “…ho visto Nina volare…”.

 

Siamo a metà disco e arriva Onde di probabilità. È quasi un’incursione nel mondo della fisica, con una sonorità da corrieri cosmici (“che stanno su in Germania”) e il desiderio di immergersi in un viaggio che, partendo dall’infinitamente piccolo, vuole arrivare a incontrare l’infinitamente grande. È la disponibilità ad aprire la propria mente per superare ogni pregiudizio con la consapevolezza che, probabilmente, lo sforzo sarà vano ma che vale la pena tentare. Sono “accordi finardiani” quelli che aprono I venti della luna per un brano di memoria e di speranza (“sogno mia madre alla finestra”) dove il vento è visto come veicolo salvifico che pulisce l’aria, il tempo, la storia. Un vento che, nel racconto evangelico, introduce lo Spirito Santo. Il vento come portatore di storie, misteri e segreti. Il vento come elemento di vita che, poeticamente, lo si vuole fare soffiare anche in un luogo, la luna, che non ne conosce la presenza. Massiccio attacco di panico è un esauriente dispiegamento di valenza canora del cantautore milanese nell’utilizzo della voce dopo una vita passata tra sala di incisione e palco. La chitarra elettrica accompagna le liriche, scandite con precisione e tensione, in maniera ficcante e nonostante il titolo drammatico alla fine ci si accorge che “tutto è una risonanza e l’Universo è una danza” e il panico…scompare.

 

Foto storica di C.T., archivio outsiderartnow.com

 

Il brano più potente dell’album è Pentitevi. Un brano racchiuso in un bozzolo di passato dove riappare la figura materna cantare la mozartiana ‘Regina della notte’, del tempo in cui tutto era in ordine e “l’inverno nevicava e la scuola cominciava”. Un brano che riporta alla memoria la figura di un personaggio originale, Carlo Torrighelli – conosciuto come C.T. – che, negli anni ’70, girava in Milano con un triciclo in cui poneva tre cani (la Bella, l’Umanità e l’Amore), un megafono, dei cartelli scritti a mano, una latta di vernice e pennelli con cui tracciava, sul selciato, scritte che ammonivano i cittadini della presenza di onde che, provenienti dalle chiese (ma non solo) uccidevano le persone (qui in una foto di repertorio). Il suono si sviluppa come una musica da processione e la voce di Finardi, per ben quattro volte, richiama al pentimento “che la fine del mondo è vicina, che l’alba è lontana”. Un richiamo da brividi che, come punto di caduta, ha l’inconsapevolezza che “niente sarà come prima, ormai è tardi” e, allora, è meglio fare finta di niente, procurarsi “cocaina, pillolina, ragazzina e fare mattina…”. Ma la fine del mondo, intanto, si avvicina.

 

Tutto, un album arrivato tre anni dopo l’esperienza di “Euphonia Suite” (album-raccolta e un lunghissimo tour), termina con La facoltà dello stupore. Pianoforte monocorde e parole che alludono alla fine di un percorso per iniziarne un altro “lasciando che la mia mente vaghi senza sapere dove andrà a finire”. Sono parole di un uomo in ricerca che dichiara “sto cercando le assonanze che mi fanno risuonare”. È la ricerca del sé e delle ragioni dell’amore, vestendo di poesia i ricordi dell’incontro con la persona amata. Il suono, dolcissimo, accompagna memoria, desiderio, rimpianto, riflessione sul senso dello stupore. “Non possiamo che abbandonarci alle onde del destino, camminando mano nella mano che l’orizzonte è vicino”. Forse è l’orizzonte che rappresenta il termine della vita ma, se fosse, rimane immutato il desiderio di capire le ragioni della presenza terrena e così è inevitabile che il verso finale non poteva essere che una ulteriore richiesta di comprendere il senso più alto del vivere, che è amare. “Ho bisogno di silenzio, in questo gran rumore, ho bisogno di capire la natura dell’amore”. Si chiude così un album di grande potenza evocativa dove è possibile scorgere ritagli di una vita, quella del suo autore, che dopo cinquant’anni di carriera è riuscito a non dimenticare la sua originalità compositiva producendo un album di particolare tensione emotiva, con il supporto fondamentale del fido Giovanni “Giuvazza” Maggiore che cura anche la produzione artistica.

 

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Il 16 maggio partirà il tour TUTTO ’75-’25, uno spettacolo che come dice il titolo raccoglie 50 anni di carriera di Eugenio in cui troveranno spazio i brani del nuovo album e i suoi brani storici.
Il tour è organizzato da IMARTS – International Music and Arts.

Per tutti gli aggiornamenti: (www.internationalmusic.it/artisti/eugenio-finardi)

 

 

16 maggio – Fiorano Modenese (Modena), Teatro Astoria Data Zero

www.vivaticket.com/it/ticket/eugenio-finardi-tutto-75-25/264344

 

6 giugno – Tissi (SS), Via Roma

Ingresso gratuito

 

8 giugno – Gimigliano (CZ), Piazza Aldo Moro

Ingresso gratuito

 

13 giugno – Bisaccia (AV), Piazza Duomo

Ingresso gratuito

 

14 giugno – Trinità d’Agultu (SS)

Info a breve

 

22 giugno – Pantani di Accumoli (RI), Festival dell’Appennino

Ingresso gratuito – INFO: www.festivaldellappennino.it

 

4 luglio – Fezzano (SP), Artigliè Festival

Ingresso gratuito – INFO: www.festivalartiglie.it

 

5 luglio – Loano (SV), Piazza Italia

Ingresso gratuito

 

9 luglio – Milano, Castello Sforzesco

Info a breve

 

10 luglio – Ragusa, Sagrato d’Autore

Info a breve

 

25 luglio – Segesta (TP), Segesta Teatro Festival

www.segestateatrofestival.com

 

27 luglio – Ledro (Trento), Festival delle Palafitte

Ingresso gratuito

 

28 luglio – Bormio (Sondrio), Piazza del Kuerk,

La Milanesiana

Ingresso gratuito

www.eventbrite.it/o/la-milanesiana-ideata-da-elisabetta-sgarbi-33615787791

 

30 luglio – Canale d’Alba (CN), Piazza Italia

Ingresso gratuito

 

31 luglio – Livorno, Effetto Venezia Festival

Ingresso gratuitowww.livorno-effettovenezia.it

 

2 agosto – Jesi (AN), Festival Pergolesi Spontini

www.festival.fondazionepergolesispontini.com

 

4 agosto – Scarlino (GR) – Acoustic duo

www.ticketone.it/event/eugenio-finardi-castello-di-scarlino-20113509

 

11 agosto 2025 – Binari (SS), Piazza Umberto I

Ingresso gratuito

 

19 agosto 2025 – Castellana Grotte (BA), Piazza Garibaldi

Ingresso gratuito

 

27 agosto 2025 – Arcidosso (GR), Piazza della Riconciliazione

Ingresso gratuito

 

28 agosto 2025 – Gubbio (PG), Gubbio Doc Fest

www.gubbiodocfest.com

 

7 settembre 2025 – Monopoli (BA), Festival Ritratti

Ingresso gratuito

 

8 settembre 2025 – Soleto (LE), XXV Festival Concerti del Chiostro – Acoustic duo

Info a breve

Artista:
Eugenio Finardi
Etichetta:
EFsounds / Warner
Elenco Tracce:
01. Futuro
02. Bernoulli
03. Tanto tempo fa
04. La battaglia
05. Francesca sogna (feat. Pixel)
06. La mano di uno che sa
07. Onde di probabilità
08. I venti della luna
09. Massiccio attacco di panico
10. Pentitevi
11. La facoltà dello stupore
Produzione Artistica:
Giovanni “Giuvazza” Maggiore
Musicisti:
Eugenio Finardi: voce, piano Wurlitzer, pianoforte, percussioni, chitarra elettrica, string loop, beat; Giovanni “Giuvazza” Maggiore: chitarre, pianoforte, tastiere, shynt, beat, basso elettrico, lap steel OSPITI Paolo Costa: basso elettrico (tracce 1,3,5,8,9,); Francesca ‘Pixel’ Finardi: voce (traccia 5); Fiamma Cardani: batteria (traccia 11)
Anno di Uscita:
2025
Durata:
39:08