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Dopo sette anni di silenzio discografico, il 28 marzo 2025 i Negrita sono tornati con un concept album di nove brani. Inevitabilmente, ho pensato a 9, il disco uscito nel 2015. Non è stato solo il numero a creare questo richiamo, ma anche titoli come Mondo politico e I tempi cambiano (testo che porta la firma di Luciano Ligabue) che già allora lasciavano intravedere un vento di cambiamento globale, pronto a soffiare sempre più forte.

 

Con Canzoni Per Anni Spietati (USM/Universal), la band sembra riallacciare idealmente quel filo rosso, rendendo più esplicite alcune riflessioni appena abbozzate dieci anni fa. Un album che osserva senza filtri il presente, raccogliendo le macerie e le contraddizioni di questi anni difficili. Chi conosce i Negrita fin dagli esordi sa quanto la loro cifra stilistica – ruvida ma gentile, sincera e allergica a ogni costruzione ruffiana – li renda un punto di riferimento raro in un panorama musicale spesso levigato e compiacente. Oggi più che mai, questo approccio diventa urgente. Raccontare il nostro tempo senza schieramenti di comodo, senza slogan, ma con la voglia autentica di comprendere e di resistere, diventa un atto di coraggio.

 

Canzoni Per Anni Spietati non è solo un disco, è un gesto di libertà: un invito a chi non si sente rappresentato, a chi rifiuta l’odio, le divisioni, la superficialità e cerca ancora un modo per riconoscersi in una narrazione più onesta. Tutto questo emerge anche dal singolo che ha anticipato l’uscita, Noi Siamo Gli Altri, manifesto perfetto di questo nuovo percorso. Sul piano sonoro, Canzoni Per Anni Spietati intreccia radici folk di respiro internazionale a virate rock, in un equilibrio maturo e potente. Ancora una volta, è la lingua italiana – diretta e poetica – a tessere le trame di un racconto che invita più ad ascoltare che a distrarsi.

 

Non mancano omaggi a chi ha fatto della musica una forma di resistenza: come la vibrante rilettura di Viva l’Italia di Francesco De Gregori, dichiarazione d’amore e dolore verso un Paese smarrito e dimentico delle proprie radici, e Song to Dylan, brano acustico che guarda al menestrello di Duluth. E proprio dall’insegnamento di Bob Dylan – in particolare da Masters of War – nasce Nel Blu (Lettera ai Padroni della Terra), che apre l’album con una lettera di denuncia coraggiosa e senza sconti verso chi si arricchisce alimentando guerre e diseguaglianze.

La chiusura del disco assume invece una nota quasi contemplativa, con Non si può fermare. A cantarla è Drigo, che la compose durante il lockdown, quando la voglia di raccontare sembrava svanita nell’isolamento, dietro le mascherine e sotto il peso del dolore collettivo. Solo con il ritorno della primavera, con il primo tepore, è riaffiorato quel sentimento di speranza semplice, di fiducia nel ciclo eterno della natura. Un brano che celebra l’estate non solo come stagione, ma come simbolo della forza della vita che resiste e va avanti, nonostante tutto.

 

 

Come dichiarano gli stessi Negrita: “Non serve chissà quale grado di sensibilità per capire quando il mondo che ti ha cresciuto sta scivolando verso una deriva tossica preoccupante. Le opzioni per un artista sono due. O si gira dall’altra parte guardandosi la punta dei piedi o prende di petto la situazione denunciando, con le armi che ha, quello che non va. Con Canzoni per Anni Spietati abbiamo deciso di non far finta di niente, conveniente o meno che sia. Buon ascolto.”

 

Ed è proprio questo il senso più grande che lascia l’incontro con questo album: ricordarci che, nonostante tutto, vale ancora la pena raccontare, ascoltare e credere che la musica possa essere uno specchio fedele dei tempi – e, perché no, l’innesco per una scintilla di cambiamento autentico. Tra i brani più fedeli allo “stile Negrita” troviamo anche Buona fortuna, soprannominata “Shalalala” nei loro archivi: un pezzo scritto nel 1999, rimasto in sospeso per anni. Nato da un’epoca di disincanto, rinasce oggi con nuova energia, dopo essere stato stravolto nella struttura e nella velocità fino a trovare la sua forma definitiva. Un brano in bilico tra disillusione e ostinata fiducia, che oggi più che mai sembra parlare al nostro presente: un monito liberatorio che invita a lasciarsi andare e a benedire tutte le destinazioni della vita. E la band ha scelto proprio una data emblematica, come il 25 aprile, per presentare il singolo con un nuovo videoclip, disponibile su YouTube al link: Negrita – Buona Fortuna.

 

Foto di Alessio Pizzicannella

Artista:
Negrita
Etichetta:
USM/Universal
Elenco Tracce:
01. Nel Blu (Lettera ai Padroni della Terra)
02. Noi Siamo Gli Altri
03. Ama O Lascia Stare
04. Song To Dylan
05. Non Esistono Innocenti Amico Mio
06. Buona Fortuna
07. Dov’è Che Abbiamo Sbagliato
08. Viva L’Italia
09. Non Si Può Fermare
Produzione Artistica:
Fabrizio Barbacci
Musicisti:
Pau: voce, cori, chitarra acustica, armonica, basso (Song to Dylan) / Tastiere - Drigo: chitarre elettriche e acustiche, voce, cori - Mac: chitarre elettriche e acustiche, cori - Ghando: piano, tastiere, cori, basso (Buona Fortuna) – Giacomo Rossetti: basso - Cristiano Dalla Pellegrina: batteria – Fabrizio Barbacci: chitarra acustica
Anno di Uscita:
2025
Durata:
35:28