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C’è un groove che pulsa, un’anima che danza tra soul e R&B, un’energia che ti cattura al primo ascolto e ti trascina in un paesaggio urbano fatto di luci al neon e incroci musicali. 

È con questo passo deciso che i Melty Groove firmano il loro debutto discografico, Free Hands, un mosaico sonoro in cui pop, funk, rock e gospel convivono con naturalezza, come se la contaminazione fosse l’unico orizzonte possibile.

 

 

Il titolo è già una dichiarazione d’intenti: “a mano libera” non sono soltanto i brani che compongono il disco, ma anche la copertina illustrata da Alice Costa, le registrazioni e l’approccio artigianale che permea l’intero progetto. Ma c’è di più: Free Hands gioca con l’assonanza “fri/ends”, un vezzo italofono che mette al centro il legame affettivo tra i tre musicisti – Alice Costa (basso e voce), Edoardo Luparello (batteria) e Carlo Peluso (tastiere).

 

«È un disco che invita ad esprimere sé stessi senza la paura del giudizio degli altri, ad essere fieri della propria identità senza essere vittime del conformismo», raccontano i Melty Groove. Ed è proprio questo il fil rouge che attraversa le sette tracce: la libertà, intesa come espressione artistica e personale, come consapevolezza e come abbandono delle paure.

Ogni brano è una tappa di un viaggio. A partire dal protagonista che abita l’album, il Femminile.

 

 

Seven si apre come un vicolo al crepuscolo, come il passo lieve di un gatto attraversa la notte, sinuoso, magnetico. In quel movimento silenzioso si riflette il Femminile – forza antica e moderna insieme, fatta di fascino, astuzia e desiderio – con atmosfere che intrecciano blues, trip-hop e rimandi agli anni ’20. Breathing è un vento leggero tra i palazzi di città, il passo di chi sogna senza permesso intrecciando ritmi che respirano insieme. È il Femminile che danza nella routine, trasformando il quotidiano di un musicista moderno in poesia, dentro un mix di ritmica vintage e slanci pop. La sensazione che si prova nell’ascolto di Have no fear è un raggio di sole tra le fessure della città: ogni nota è una risata libera, il guizzo di astuzia di chi sa affrontare il mondo senza paura.

 

 

I’m free è invece un lampo che si accende nel cielo notturno, il Femminile che rompe le catene, raccontato dalle voci che si liberano e dalle percussioni. Trigger è un cuore che batte forte e inarrestabile, dove il funk e il pop si rincorrono sensualmente, guidati verso la libertà. E poi troviamo Proud, brano che si apre come un’alba di voci intrecciate: il gospel del Castagnole Community Choir (qui in alto in una foto di repertorio) e l’organo Hammond di Alberto Marsico sono le ali che innalzano il Femminile in un inno di consapevolezza e orgoglio condiviso.

 

Nel mezzo spicca la “hypercover” di Amore che vieni, amore che vai di Fabrizio De André; una trasformazione in chiave etnica e progressive che guarda a oriente e alla PFM, capace di conquistare la giuria del ‘Contest Cantautori per De André’ di Torino, dove i Melty Groove hanno ottenuto il 1° premio come miglior cover proprio con questo brano.

 

In definitiva è difficile incasellare Free Hands in un unico scaffale (e poi, perché mai dovremmo farlo?), ogni brano rivela strati sonori che parlano di soul, jazz, world music e rock progressivo, sempre tenuti insieme da una forte identità e da un groove già ben identificativo se pensiamo che stiamo parlando di un disco d’esordio.

Ma questo non è solo un debutto discografico, è un manifesto di indipendenza, in cui il corpo e la voce si intrecciano per restituire una musica libera, artigianale, vissuta.

 

Con alle spalle anni di live in Piemonte, Svizzera e Francia, e una serie di hypercover che hanno anticipato la loro estetica, i Melty Groove arrivano a questo primo disco con la maturità di chi ha già trovato la propria strada. Free Hands è, prima di tutto, una scelta: suonare senza etichette, vivere la musica senza confini, raccontarsi con mani libere.

 

E se la musica convince, anche l’occhio trova la sua parte. L’artwork, curato da Alice Costa, non è un semplice involucro, ma un viaggio parallelo a quello sonoro. La copertina colpisce subito per quelle mani stilizzate, tentacoli e pianeti che si rincorrono in uno spazio cosmico dalle tinte viola e arancio, in perfetta sintonia con il titolo e con il senso di libertà che anima l’album.

 

 

Il colpo di scena arriva aprendo il CD: il packaging si rivela un vero e proprio poster illustrato, una mappa immaginaria che guida l’ascoltatore attraverso le sette tracce, ognuna rappresentata come un pianeta di un sistema orbitale. 

Una cura nel design sorprendente che rende l’esperienza fisica dell’album qualcosa di unico, raro nel panorama odierno dominato dallo streaming.

 

Così i Melty Groove consegnano al pubblico un’opera che non si limita a riempire le playlist digitali ma possiamo dire che è un’esperienza completa, fatta di suono, immagine e liberazione. Un disco che chiede tempo e restituisce respiro.

La libertà ha un suono nuovo che nasce a Torino.

 

Artista:
Melty Groove
Etichetta:
Autoprodotto
Elenco Tracce:
01. Seven
02. Breathing
03. Have No Fear
04. Amore che vieni, amore che vai
05. I’m Free
06. Trigger
07. Proud
Produzione Artistica:
Melty Groove
Musicisti:
Alice Costa (basso e voce); Edoardo Luparello (batteria); Carlo Peluso (tastiere); Castagnole Community Choir e Alberto Marsico (Hammond) traccia #7 Sound engineer: Simone Ferrero Artwork di copertina: Alice Costa
Anno di Uscita:
2025
Durata:
27:05