Micaela Tempesta vince il Premio Bianca d’Aponte 2025.
A lei anche il Premio della critica “Fausto Mesolella” insieme con Nove.
Levante Madrina della XXI edizione.

Nel brusio di un ristorante all’ora del pranzo, la numerosa famiglia arriva alla spicciolata, si riconosce, si ritrova, si abbraccia, allunga la mano ad accogliere i nuovi componenti, cresce ancora. Tra la dolcezza dei sorrisi e il calore di festa che accomuna in un unico sentire cantautori, musicisti, giurati, critici, finaliste, giornalisti, organizzatori, si condivide la trepidazione di una vigilia, l’attesa di scoprire quali nuove creazioni e alchimie artistiche abbia ispirato, questa volta, la magia di Bianca. E sono già 21 anni. L’età del Premio Bianca d’Aponte, il prestigioso concorso dedicato alle cantautrici, nato dalla poesia in musica di una ragazza che continua a generare armonie di suoni e di incontri.
Il sipario si apre su Valentina Lupi, alla quale, in qualità di vincitrice dell’ultima edizione del Premio, spetta l’onore di inaugurare la nuova e, con un canto, dare il benvenuto alle finaliste. E loro, presentate una per una dalla gentilezza che profuma di antico di Ottavio Nieddu, si avvicendano sul palco proponendo un brano non in gara: Lumen (Silvia Demita), Malto (Chiara Ceccatelli), Indelicato (Giorgia Maria Indelicato), Micaela Tempesta, Nove (Roberta Guerra), Marta Maria Valerio, Testimone (Alessandra Raschetti), Giglio (Martina Giglio), Claudia Salvini, Momi (Monica Commisso).

Dieci voci diverse di intenzioni e timbri, di cui accenniamo solo, punteggiando: la sincerità di Malto, la vocalità di Testimone, l’umanità di Claudia Salvini, la lingua madre di Momi, il dolore coraggioso di Micaela Tempesta… È una prima presentazione della loro scrittura musicale e della loro poetica, in vista della gara che le attende per il giorno successivo. Poi arrivano gli ospiti: Manuela Zero, finalista qualche anno addietro di questo stesso Premio, torna al suo pubblico con l’estratto di un lavoro teatrale, dando prova di grande forza espressiva nel rappresentare, in brevi tratti, personaggi protagonisti di vite difficili, impersonando la purezza del loro sguardo sul mondo.
È poi il turno di Acquachiara, vincitrice di Music for Change, partner del Premio, e poi ancora della vincitrice del Premio gemellato Andrea Parodi, e dunque assegnataria del Premio Bianca d’Aponte Interational, Naomi Barrel, artista irlandese che con il suo violoncello suonato magistralmente e la sua voce limpida incanta il pubblico in sala. Arriva il momento di una straordinaria musicista: Carolina Bubbico. Acclamata direttrice d’orchestra, polistrumentista, cantante e docente di Canto pop al conservatorio di Lecce, si siede al piano ed esegue la sua versione in italiano del capolavoro di Gardel Volver, e a seguire una sua composizione con la quale sancisce l’uso della voce quale suo mezzo espressivo privilegiato; invita poi accanto sé un’artista, già parte della grande famiglia del Bianca d’Aponte quale ex vincitrice e assidua presenza da allora, ma che per lei in particolare rappresenta una vera sorellanza personale e artistica: è Cristiana Verardo (qui sotto nella foto), con le sue composizioni e le sue interpretazioni di grande intensità che il pubblico accoglie con entusiasmo.

Giunge il momento della consegna del Premio alla Carriera Città di Aversa, per mano del sindaco Francesco Matacena, al grande Carlo Marrale, celebre soprattutto quale autore per e con i Matia Bazar di canzoni raffinate ed evocative come Vacanze Romane o Per un’ora d’amore; l’artista, acclamato dal pubblico, gli offre le sue canzoni impreziosendole con la presenza di Silvia Mezzanotte, cantante strepitosa che, per diversi anni, degli stessi Matia Bazar fu la voce. La conclusione della serata è affidata ormai tradizionalmente agli studenti del Liceo Classico Musicale “Domenico Cirillo” di Aversa con la loro interpretazione di un brano di Bianca, scelta caduta quest’anno su quel piccolo gioiello che è Cose lontane: bravissimi questi giovani, e vederli commossi dalle parole di Bianca riempie il cuore di tenerezza e di speranza.

Facciamo un cenno di passaggio alla mattina del sabato in cui, dopo la conferenza stampa delle finaliste, guidata da Timisoara Pinto, e l’incontro con il presidente del NuovoImaie Andrea Miccichè, vi è stata l’attesissima presentazione del primo disco di inediti di Bianca, “Ensamble per Bianca d’Aponte”, affidata a John Vignola, che ha invitato al suo microfono i principali fautori dello straordinario progetto che porta le firme del collettivo ‘Noi siamo un arcipelago’: Ferruccio Spinetti – Direttore artistico del Premio –, Duccio Pasqua, Elisabetta Malantrucco, Enrico Deregibus, Mauro De Cillis, Cristiana Verardo. Avremo modo di dedicare al disco uno spazio più ampio su queste pagine, ma ci teniamo a dirvi qui di un momento irripetibile, dell’emozione intensa che ha permeato la sala quando si sono diffuse le note di Benvenuto anche a te, cantata dalla voce nitida e rotonda della sua autrice, accompagnata da Fausto Mesolella con la sua inseparabile Insanguinata, il ritmo staccato delle sue mani sulle corde: un applauso, infine, che di finire non ne voleva proprio sapere, che esigeva un ascolto ancora; e dunque ecco Cantico dei matti, con lo splendido arrangiamento al piano di Giuseppe Barbera, seduto riservatamente in sala ma – ricordiamo – parte fondamentale di questo lavoro.
La serata finale accende le sue luci e il palco è già spettacolo: Ferruccio Spinetti, Mimì Ciaramella, Alessandro Crescenzo e Guido Della Gatta, con Brunella Selo e la sua voce cristallina, omaggiano gli amici Fausto Mesolella e Stefano Benni con la tenera e delicata Tulipani, brano di cui sono autori rispettivamente di musica e testo. Poco dopo, ancora con la batteria di Ciaramella e il contrabbasso di Spinetti, la voce che risuona nel teatro è quella di Bianca, e la chitarra è quella di Fausto Mesolella in Anima Scalza: è standing ovation lungo e accorato di cuore e lacrime, ma anche di rinnovata promessa di eternità.

Torna poi Valentina Lupi che, con la canzone vincitrice dell’edizione 2024 Non potevi mancare tu, dà il via alla carrellata delle finaliste che eseguono, questa volta, il brano in gara: tra tutte, entrambe le giurie in sala sono conquistate dall’intensità di Micaela Tempesta con Veleno 2.0, che alla fine della serata verrà insignita del Premio Bianca d’Aponte e dal Premio della critica “Fausto Mesolella”, quest’ultimo a parimerito con Nove e la sua Anselmo. Il Premio ‘Oscar Avogadro’ per il Miglior testo è assegnato a Malto, che con il suo raccontar d’amore così autentico e semplice di 50% si merita anche il Premio ‘Na stella’ (nome che è titolo di una canzone di Mesolella) del Virus Studio, e il Premio ‘Maieutica Dischi’, etichetta dedicata alle donne creata da Veronica Marchi (qui sotto nella foto).

Il Premio per la Miglior composizione viene consegnato a Momi per Loop, mentre il Premio per la Migliore interpretazione va a Indelicato e la sua Mari. Mariella Nava sceglie di attribuire il suo Premio ‘Suoni dall’Italia’ a Giglio, convinta dalla sua C’amma fa’. Ma saranno tutte le finaliste – anche Lumen con Joni, Claudia Salvini con Un’altra cosa, Testimone con Ali di vetro e Marta Maria Valerio con Calma – a essere coinvolte per suonare dal vivo nei tanti eventi legati al Premio Bianca d’Aponte che si svolgono in Europa, oltre che in Italia, come quello già previsto tra qualche mese a Praga presso l’Istituto Italiano di Cultura. Inoltre, alcune di loro sono state assegnatarie di altri riconoscimenti, e saranno ospitate in altri concorsi ed eventi tramite i numerosi partner del Premio: oltre a quelli già citati, si annoverano Emergency, M.A.U., ReteDoc, Officina delle Arti Pasolini, Siedas, Premio Nilla Pizzi, Associazione Virginia Vita, Agrofestival, Freecom.

L’ultima serata è anche quella degli altri grandi ospiti e – tra tutti – della madrina del Premio. Si comincia da una sorpresa: la prima e l’ultima vincitrice del Premio Bianca d’Aponte, cioè Veronica Marchi e Valentina Lupi, salgono sul palco per presentare una canzone scritta a quattro mani, brano di grande presa che rispecchia un’energia creativa ed espressiva formidabile. Ecco poi salire sul palco il violinista Edoardo Amirante che, accompagnato al piano da Alessandro Crescenzo, intona appassionato una melodia di Bianca, E qualcosa inventerò. Bungaro torna puntuale sul palco del Premio (nella foto in alto la sua esibizione di quest’anno, con a fianco Rakele e sullo sfondo Guido Della Gatta), familiare e sorridente, voce dolcissima e meraviglioso il canto: il pubblico lo abbraccia forte di calorosi applausi.

E infine, il sospirato momento della madrina dell’edizione 2025: Levante. Colpisce subito, di questa sensibilissima artista, l’emozione e la consapevolezza di essere su di un palco molto speciale; ringrazia la mamma e il papà di Bianca Giovanna e Gaetano, e Gennaro Gatto per l’accoglienza, e Ferruccio Spinetti, e tutti coloro che l’hanno voluta in questo luogo. Si appresta poi a interpretare il brano di Bianca da lei scelto, senza celare in alcun modo il senso di intima responsabilità che prova nell’intento di restituire al pubblico ciò che Bianca voleva comunicare: e canta Via da me.
Con una forza emotiva sbalorditiva, esprime tutto il dolore che questo brano contiene in sé: missione compiuta, Levante, ma davvero; una sintonia perfetta tra Bianca e il suo pubblico grazie a un’interpretazione carica di amore e di rispetto. Fa un passo indietro da sé stessa anche quando canta alcuni dei suoi successi, peraltro mostrando di padroneggiare il palco con grande professionalità, comunicativa e grinta, ma ci tiene a premettere che non intende usare troppe parole per presentarli, perché, dice, “io sono qui per Bianca”. Ancora, si dedica con sincera empatia alla premiazione delle finaliste, soffre con loro, gioisce per loro, resta loro accanto. Una gran bella dimostrazione di umiltà, che sempre è arricchimento e crescita comune.

A chiudere la grande festa finale risuona, però, un triste accordo in tonalità minore quando Gaetano d’Aponte prende il microfono e pronuncia parole amare: non può darci – dice – il consueto arrivederci al prossimo anno, perché la volontà politica dell’amministrazione comunale e regionale non è sufficientemente solida da permettere ancora il perdurare di questo meraviglioso evento; molte sono state le proposte di accoglienza – ci informa il papà di Bianca – e le stanno valutando tutte, e ne sono molto grati.
Ma l’accordo suona cupo e dolente. Bianca è un gioiello aversano, che ogni anno, con la sua luce, fa risplendere la sua città natale in queste giornate, sempre generative di nuova bellezza. Se si dovrà trovare un’altra casa per Bianca, che sia; ma resta il rammarico profondo di dover rilevare quanto desolante sia, troppo spesso, il contesto che circonda chi si attiva per promuovere la cultura attraverso l’arte, trovandosi a lottare come David contro il gigante Golia: un intero mondo che, evidentemente, ha ben altre priorità.
Si spengono le luci, ci si avvia per un’ultima cena insieme e per gli abbracci, una volta ancora, in attesa di tornare a incontrarci, chiamati da Bianca. Ovunque sia.
servizio fotografico a cura di Giorgio Bulgarelli
AA.VV. - Premio Bianca d'Aponte 2025
Aversa, Teatro Cimarosa
25/10/2025
