Quando ho letto il titolo del nuovo album di Giuseppe Anastasi, ovvero Canzoni senza click, ho pensato che si trattasse di una serie di canzoni cantate e suonate in solitudine, qualcosa di strano alla Roy Harper, oppure in un free time al limite jazzistico. Ho trovato che non è così, ma solo l’ispirazione precede un lavoro che condensa le più contemporanee strutture pop in un disincantato territorio da canzone d’autore italiana.
Anastasi è d’altronde un artista molto versatile, poiché nella sua vita è stato autore di numerosi altri cantanti/e più noti: Arisa, Noemi, Emma, Michele Bravi, per fare qualche nome del panorama più recente, ma anche Eros Ramazzotti e Paola Turci.
Insomma, un artista avvezzo alla pratica musicale italiana, anche grazie al suo insegnamento presso il Centro Europeo di Toscolano, la scuola di formazione musicale nei pressi di Terni, gestita da Mogol. La pratica nella scansione metrica come insegnante ci pone di fronte esperimenti interessanti che scardinano le normali e banali limitazione versificatorie, come avviene in Titoli di coda, che è tra l’altro il singolo di lancio del disco.
Per cui Canzoni senza click è un lavoro che si innesta sulla varietà di temi e argomenti, però tutti visti attraverso il filtro dell’individualità, non tanto della pratica collettiva. Come afferma lui stesso in alcune interviste, è un lavoro che non vuole adagiarsi sulle imposizioni moderne degli algoritmi, sulla moda che pervade la società fino a trasformarla in un unico blocco che si muove compatta, in senso artistico e filosofico. E in questo senso le canzoni sono senza click, cioè fuori tempo perché fuori dal tempo, direbbero i Bluvertigo.

Per fare ciò quindi la più semplice soluzione è quella di tornare a sé stessi, tornare a un punto di vista personale, un paio di occhiali che ci permettano di filtrare le pressioni sociali. Ma questo filtro personale è un suggerimento all’universalità: il brano Alzati con cui si apre l’album è sì rivolto dall’autore a sé stesso, ma anche un monito all’ascoltatore, per cercare di vedere il mondo come il fanciullino di Pascoli, come se si scoprisse per la prima volta. Non è un caso che il movimento orfico che riscopre il mondo prende il nome dal più grande cantore dell’antichità, Orfeo.
Musica e poesia quindi si mescolano in questo lavoro, e un brano come Neruda sta a lì a dimostrare non tanto che il poeta cileno fosse un grande paroliere, ma piuttosto una persona che sapeva guardare il mondo con occhi diversi. E così si banalizza la storia shakespeariana in Giulietta e Romeo 2.0, perché la banalità rischia di coinvolgere anche i grandi classici se non si pone un riparo.
È insomma un lavoro che si inserisce nella sperimentazione di questi anni difficili, in cui l’autorialità stessa sembra entrata in crisi. Giuseppe Anastasi cerca di rispondere a ciò non tanto mostrando del virtuosismo esasperato, ma piuttosto cercando di frenare e tornare a un più sincero rapporto con la realtà che ci circonda.
Giuseppe Anastasi
01. Alzati
02. Non mi dire mai la verità
03. Navigo a vista
04. Neruda
05. Figlia degli dei
06. Zanzare
07. La ballata del sorce
08. Giulietta e Romeo 2.0
09. Titoli di coda
Valerio Marchetti
2026
36:36
