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Dopo la paternità e la soglia dei trent’anni, Matteo rallenta.

Rallenta davvero, con un album che sembra una seduta di terapia: ascolta, respira, guarda dentro. Per soldi e per amore ti chiede di fare lo stesso. Io l’ho ascoltato così, scavando nei miei ricordi, lasciando che le parole di Ernia si insinuassero tra le pieghe della memoria.

 

 

È un album che merita di essere attraversato con calma, perché ogni brano è un cassetto che, una volta aperto, spalanca un mondo. Per soldi e per amore non nasce come un concept, ma finisce per comportarsi come tale: pezzo dopo pezzo, senza clamore, si chiude da solo in una forma precisa.

 

Per Soldi E Per AmoreSi parte con Mi ricordo, un brano che è un diario della vita; dalla nascita — “Alla nascita di ognuno di noi si è aperto il cielo” — a “Le 8 in autunno fuori da scuola”, fino a “Far nascere qualcosa come chi studia ostetricia”. Ogni verso è una sensazione, un ricordo che non vuole essere dimenticato. Ernia non è solo padre, è anche Figlio di. Figlio di Milano, e in questo brano è lui stesso a sentirsi uno dei suoi prediletti, dopo i Club Dogo (che impreziosiscono il brano con un featuring), Giorgio Armani, Paolo Maldini, Silvio Berlusconi. Un mosaico di omaggi: dai nomi sopra citati a Pavese — giocando con la letteratura distillata dai suoi testi — fino alla sua seconda madre, la Strada.

Ci sono amori che finiscono, ma che lasciano tracce indelebili. Ne Il gioco del silenzio, quel silenzio punitivo continua a farsi sentire, anche se la storia è finita. Ernia riprende due dei suoi vecchi brani (Bella e Lei no) per raccontare la prima vera storia d’amore, dal sapore agrodolce, forse più agro che dolce: “Eri bella e poi lei no, forse è un dubbio che non ho”. Una ferita che non sanguina più, ma resta impressa.

 

Fellini, la quarta traccia, è un secchio d’acqua fredda in faccia ai rapper travolti dall’hype — la stessa acqua che diventa un bagno di realtà: “Non vai più lontano se guidi una coupé. Mangia finché c’è, però ricordati che un giorno morirà pure il re”. Ernia e Kid Yugi si muovono tra citazioni e rimandi — da Fellini a Scorsese, da Benny the Butcher fino a Federico II di Prussia. È proprio dal sovrano prussiano che arriva la frase sulla corona — in questo caso quella del rap game — che non è altro che “Un cappello da cui passa la pioggia”. Un’immagine che dice più di mille barre: il potere, come la fama, non ripara da nulla. Filtra, cola, si consuma. E chi la indossa resta comunque sotto la stessa pioggia di tutti.

 

Siamo a metà disco e arriva la parte più intima, dove si sente davvero il lavoro fatto negli anni di terapia. Nel brano Per i loro occhi emerge tutta la sofferenza di un amore mai gratuito da parte dei genitori, descritto con lucidità disarmante: “Ma ci amiamo ancora, sai, non gliene faccio una colpa. È che son stati educati in questa maniera a loro volta”. Qui Ernia non accusa, non condanna. Guarda, capisce, perdona. E in quel riconoscere, c’è la forza più grande. Per te è invece un abbraccio al sé bambino. Tre minuti e trentaquattro secondi per dire tutto quello che da solo non avresti saputo trovare. Una pacca sulla spalla. Una spalla su cui piangere. Non va spiegata, va sentita (dentro).

 

Da denuncia alza la voce senza gridare, un’analisi da spettatore disilluso, in cui si riconosce nitidamente la firma di Marracash: una rabbia ponderata, lucida, che cerca verità senza farsi trascinare dallo scandalo. L’ascolto continua e la serietà bussa alla porta chiedendoti Perché; è una domanda senza punto interrogativo, un monologo a due voci, quella scura di Ernia e quella energica di Madame. La risposta? “Se il mondo non cambia, cambio io”. Una frase e un concetto che può cambiare davvero la prospettiva di come guardare e vivere la quotidianità.

 

Non piangere, brano numero nove, è la ferita più dolce del disco, caratterizzata da quel “Non piangere che l’acqua fa fango” che trasuda empatia, condivisione. Con Berlino entriamo nelle ultime tre tracce del disco, ed è una dedica sussurrata di nascosto a chi resta lontano — sua sorella — ma continua a esistere in ogni verso. Segue Per soldi e per amore, la titletrack, dove Ernia mette sul piatto tutto ciò che lo muove — ambizione, affetto, contraddizione — e lascia che siano le parole a pesare il valore di ogni scelta. Non cerca risposte: oscilla tra ciò che serve e ciò che salva, tra il dovere e il desiderio. C’è una sincerità spoglia, adulta, che riassume tutto il percorso del disco. C’è la consapevolezza che si vive sempre in bilico tra guadagno e perdita, ma che solo l’amore — in tutte le sue forme — rende il cammino sopportabile. Gratitudine e rivalsa si esprimono nelle dediche che costruiscono il testo. La stessa gratitudine sfocia nel brano che stacca la punta del giradischi: Grato. Un’umiltà e una riconoscenza che non vediamo facilmente, le parole che mi ha sussurrato chi mi ama nei momenti più duri. Una traccia necessaria per tirare il freno a mano e osservarci intorno, senza dare per scontato nulla e nessuno: “E se ripenso ai Natali della mia infanzia, son stato fortunato a dir tardi: qualcuno manca”.

 

Dopo trentasei minuti di ascolto, resta un inchino scandito in due parole: «Sii grato».

 

Per Soldi E Per Amore

 

“SOLO PER AMORE Tour Live 2026” nei principali palasport italiani nel mese di marzo 2026:

 

19 marzo 2026  – data zero al Palazzo del Turismo di Jesolo

22 marzo 2026 – Palazzo dello Sport di Roma

24 marzo 2026  – Palapartenope di Napoli

26 marzo 2026 –  Mandela Forum di Firenze

28 marzo 2026 all’Unipol Forum di Milano SOLD OUT

29 marzo 2026 all’Unipol Forum di Milano

 

(Foto dal profilo Instagram dell’artista)

Artista:
Ernia
Etichetta:
Island Records / Universal Music
Elenco Tracce:
01. Mi ricordo
02. Figlio di (feat. Club Dogo)
03. Il gioco del silenzio
04. Fellini (feat. Kid Yugi)
05. Per i loro occhi
06. Per te
07. Da denuncia (feat. Marracash)
08. Perché (feat. Madame)
09. Non piangere
10. Berlino
11. Per soldi e per amore
12. Grato
Produzione Artistica:
Charlie Charles
Anno di Uscita:
2025
Durata:
36:53

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