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Guido Michelone vanta una vasta gamma di edizioni librarie avendo scritto volumi sui Beatles, sulla pubblicità e su altri importanti temi. Da anni con Arcana ha pubblicato una serie di volumi dedicati al jazz e dopo aver toccato varie tematiche – Il jazz e l’Italia, il jazz e le arti, il jazz-film ed altro ancora – si avventura oggi su un argomento molto interessante, il jazz e la critica italiana. Nel farlo, coadiuvato da Valentina Voto, intervista molti personaggi della carta stampata e non, che si differenziano tra loro per età, radici culturali, esperienze. Ne esce un patchwork molto interessante che potrebbe diventare una sceneggiatura cinematografica talmente sono diversi gli aspetti e le cause che hanno fatto amare il jazz a questi addetti ai lavori.

 


Storicamente la prima testimonianza è dedicata a Massimo Mila (1910 – 1988) uno dei più importanti musicologi e critici musicali italiani, oltre ad essere stato traduttore (Le affinità elettive di Goethe, Siddharta di Herman Hesse), alpinista, antifascista e intellettuale. Il venticinquenne Mila, a Torino nel 1935 assiste al concerto di Louis Armstrong, il primo in Italia. La recensione sarà entusiastica e questo, secondo Michelone, è da considerare l’atto fondativo della critica jazz italiana. Mila, va ricordato, oltre ad essere una delle penne più prestigiose del Corriere della Sera, fondò anche l’Istituto della Musica all’Università di Torino.

 

Il Jazz E La Critica – 80 Interviste A Giornalisti, Docenti E Musicologi

 

 

Tra gli ottanta esperti contattati per questo volume mi piace ricordare Arrigo Polillo (1919 – 1984) storico redattore e poi, per più di vent’anni, direttore della rivista “Musica Jazz”, mensile fondato nel lontano 1945 al termine del secondo conflitto mondiale e ancor oggi nelle edicole.

 

Questi i suoi ricordi: “Come è stato il tuo impatto col jazz ?  Tra i ricordi più belli devo menzionare un concerto a Milano di Miles Davis con John Coltrane nel 1960. I critici stroncarono Coltrane, troppo rivoluzionario, e questo dibattito andò avanti per anni. Poi con mio padre andai a Sanremo al settimo Festival del Jazz nel 1962.Non avevo ancora compiuto sedici anni ed ero molto appassionato di fotografia – direi quasi un fanatico. Avevo una macchina fotografica di buon livello – una Pentax S3, 35 mm – regalatami da mio padre e iniziai a scattare le foto per la rivista Musica Jazz. Ero un autodidatta e la qualità delle mie foto non era eccelsa. Un mio scatto però – Bill Russo e la sua orchestra – arrivò sulla copertina della rivista, fu una grande soddisfazione.

 

Oltre ai personaggi storici tra i pilastri della critica jazz, mi piace menzionare le confessioni di Franco Fayenz, Alessandro Portelli, Vittorio Franchini, Luca Cerchiari, Franco Fabbri, Marcello Lorrai, Luciano Federighi e molti altri.

 

Un volume interessante per raccontare l’importanza della musica jazz nel nostro Paese e ancora più appassionante per comprendere le cause che hanno fatto innamorare alcuni importanti critici per questo genere di musica.
Curioso, divertente e dettagliato perché ogni personaggio intervistato si mette a nudo per raccontare il proprio love supreme per il jazz.

Artista:
Guido Michelone
Editore:
Arcana Edizioni
Anno:
2025
n° Pagine:
600
Prezzo:
30.00