‘L’orso bianco era nero‘, l’ultima fatica letteraria di Roberto Vecchioni, è un volume alquanto particolare. Costruito come un mosaico di immagini letterarie, frammenti di studi, appunti e intuizioni dove il senso non è mai univoco e non vi è la scorrevolezza d’un romanzo, fin dalle prime pagine (e ancor prima, dalla copertina) cattura l’attenzione del lettore permettendogli di avventurarsi in un vero e proprio labirinto, quello della Parola.
Edito da Piemme, il libro è un’opera fuori dagli schemi: non si tratta certamente di un saggio accademico quello che il Prof. Vecchioni ci propone, ma di un viaggio affettivo e a tratti enigmatico, lirico ed anche filosofico, insomma, quasi una dichiarazione d’amore verso il linguaggio.

Come recita il sottotitolo – Storia e leggenda della parola – il tema centrale del libro è quella straordinaria invenzione capace di creare realtà, legami e conoscenza. Troviamo infatti impresso sulla quarta di copertina: “La parola (e l’arte in genere) è l’unica vera invenzione umana, tutte le altre sono scoperte, dalla ruota al bosone. C’erano già, c’erano già tutte, bisognava solo impossessarsene. La parola no, è nata dal nulla.”
La parola è qui raccontata (fin dalla sua origine) come organismo vivente, non solo intesa come mezzo di comunicazione ma come forza interiore che diventa strumento per toccare, scardinare, generare vertigine, illuminare, dare voce al sogno.
“(…) la parola come diversità o unità; la parola come torto o ragione; la parola come maestra o allieva, come teorema o postulato, definitiva o ballerina, indefinita o determinata: messaggera spietata dell’idea” (p.46)

Dice lo stesso autore: “Voglio solo farvi innamorare della parola” e sicuramente sa come riuscirci. Ogni parola ha un suono, un carattere, un’origine che ne determina la forza evocativa e Vecchioni nell’atto di raccontare, oltre che naturalmente di cantare, letteralmente ci affascina. ‘L’orso bianco era nero’ del resto non è un semplice titolo e nemmeno un’etichetta, ma un ossimoro poetico che introduce il lettore a un mondo dove la parola è viva, ambigua, potente. Serve probabilmente a destabilizzare il lettore, a suggerire che la realtà non è mai univoca e che il linguaggio può dire il contrario di ciò che appare. È una chiave di lettura, un curioso primo passo dentro un universo affascinante, enigmatico e talmente vasto che – come accade in tutti i labirinti – permette al lettore anche di perdersi.

A volte seguire il filo che Vecchioni ci suggerisce si fa impegnativo e può accadere di imboccare un percorso che conduce ad una pagina bianca, quasi come fosse uno specchio immaginario. Allora è bello fermarsi, tornare indietro di qualche foglio, confrontare gli appunti scritti a mano dall’autore con quelli segnati da noi stessi a matita di lato, e ricominciare il viaggio. Non è un libro da leggere d’un fiato, chiaramente, ma da assaporare e quasi “meditare” di pagina in pagina, staccando magari (un momento o un giorno) fra un capitolo e l’altro.
La forma scrittura del libro è inevitabilmente ibrida: si tratta, potremmo dire, di un mix tra saggio, autobiografia intellettuale e diario di viaggio. È un’opera ricca e stratificata, che affronta diversi temi con profondità e passione. Tra questi, il linguaggio come strumento di connessione tra i popoli, le diverse epoche e la storia.
Secondo Vecchioni la parola non descrive la realtà ma la crea, diventando ponte tra l’antichità e la contemporaneità, la filosofia e addirittura la pubblicità. In un’epoca dominata dalla comunicazione effimera e dalla massificazione del consumo, Vecchioni invita a riscoprire il valore autentico del linguaggio affrontandone le diverse sfaccettature, dall’espressione poetica al gioco enigmistico, dal teatro ad un personale codice emotivo.
Riprendendo il mito di Prometeo e la caverna di Platone, ad esempio, il libro riflette anche su come la parola possa creare illusioni, speranze cieche, e allo stesso tempo mascherare o rivelare la verità. Vecchioni esplora l’universo della parola citando, fra le altre, figure come Eschilo, Galilei, Leonardo Da Vinci, Rimbaud, Pessoa, Leopardi, e addirittura De Gregori. Lo stile narrativo alterna lirismo e ironia, citazioni colte e commenti più colloquiali in un susseguirsi di profondità e leggerezza.
Possiamo quindi dire che l’autore, attraverso queste pagine, non cerca di spiegare il linguaggio ma lo racconta in modo appassionato, solleticando il lettore a riscoprire il valore autentico del dire, il suo significato intrinseco ma anche il dubbio e la contraddizione.
“Tu sei dentro me
Che mi canti e mi culli
Mi addormenti e mi svegli
Camminando sui fogli
Labirinti e misteri
Nascosti nei pensieri
Li trasformi in farfalle”
Parola, 2018 (da L’Infinito)
foto di Valeria Bissacco

In occasione dell’uscita del prezioso cofanetto vengono annunciate le nuove date di “Tra il Silenzio e il Tuono Tour” nei teatri più prestigiosi del Paese che partirà il 6 marzo dal Teatro Brancaccio di Roma per proseguire in tutta Italia:
13 marzo – Milano Teatro Dal Verme
24 marzo – Legnano Teatro Galleria
02 aprile – Genova Teatro Ivo Chiesa
15 aprile – Assisi Teatro Lyrick
20 aprile – Bergamo ChorusLife Arena
22 aprile – Torino Teatro Colosseo
29 aprile – Catania Teatro Metropolitan
30 aprile – Palermo Teatro Golden
04 maggio – Bologna Teatro EuropAuditorium
Calendario in continuo aggiornamento
Roberto Vecchioni
Piemme
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