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Non è né un titolo-manifesto né una promessa di salvezza.

La Nascita è piuttosto un ritorno, uno sguardo all’indietro per capire dove — e quando — qualcosa si è incrinato, per rivedersi nudi, ripuliti dallo sporco degli errori. The Niro, come un fotografo, cattura ogni movimento emotivo e lo sviluppa in undici scatti sonori, ciascuno legato a un momento vissuto, ma capace di parlare a molti.

 

Dentro queste canzoni c’è il tempo che stiamo vivendo: fragile, disorientato, attraversato da conflitti che sono insieme interiori e globali, personali e politici. La Nascita non osserva questo tempo dall’esterno, lo abita. Ne restituisce le crepe, le esitazioni, il bisogno ostinato di senso.

 

 

 

L’ouverture del disco è emotiva, come si aprono certi ricordi: con delicatezza, ma senza protezioni. La voce di The Niro entra subito in uno spazio intimo, quasi sospeso, e lo attraversa senza mai alzare il tono. È una voce che non chiede attenzione, la merita.

 

È messo a tema — nitidamente, in Nessun rimpianto — il bisogno di muoversi, di conoscere, di non restare immobili anche quando il rischio è quello di sbagliare strada. Ma esiste anche il momento in cui fermarsi diventa necessario, in cui la solitudine smette di essere fuga e si trasforma in protezione, in spazio di ascolto, come accade in My Desires. The Niro abita entrambe le tensioni senza mai risolverle davvero, lasciandole convivere dentro le canzoni, così come accade nella vita.

 

Il suono accompagna questo movimento con grande misura. Gli strumenti acustici respirano, l’elettronica è presente ma mai invasiva, usata come collante emotivo più che come dichiarazione estetica. Tutto è essenziale, calibrato, tenuto insieme da un equilibrio che restituisce l’idea di un lavoro costruito con pazienza e attenzione. Il fatto che Davide Combusti, in arte The Niro, suoni ogni strumento e, per la prima volta, curi anche la produzione non è un dettaglio tecnico, ma una scelta narrativa: La Nascita è un disco fatto in solitudine, e quella solitudine si sente, si deposita, diventando spazio di riflessione e sensibilità.

 

 

Anche l’alternanza tra italiano e inglese risponde a una necessità espressiva più che a una strategia. Le lingue diventano strumenti emotivi, cambiano quando serve cambiare prospettiva, quando una parola ha bisogno di un altro suono per arrivare più a fondo. Così il disco attraversa confessioni intime e sguardi più ampi sul mondo, senza mai tracciare un confine netto tra il privato e il pubblico: le due dimensioni si contaminano, si riflettono, spesso coincidono.

 

Dentro La Nascita c’è rabbia, ma non è mai esibita. Tarantola è il brano più viscerale, nato da quel sentimento, con un cambio di lingua e di prospettiva che ribalta i ruoli tra vittima e carnefice, fino alla consapevolezza che sottrarsi alla tossicità è l’unico vero atto di rinascita.

 

C’è la constatazione amara di un’assenza di empatia sempre più diffusa e la difficoltà di restare integri in un tempo che sembra premiare l’opposto. Ma c’è anche un sogno luterano che resiste, ostinato: l’idea che la bellezza, la fratellanza, una forma di umanità condivisa non siano definitivamente perdute, anche se oggi appaiono fragili, marginali.

 

L’album racconta anche la necessità di ripartire non da una tabula rasa, ma da ciò che è stato ferito, messo in discussione, perso lungo il cammino. Non parla solo di un’esistenza individuale che cerca di rimettere insieme i propri frammenti, ma di una condizione condivisa, di un’umanità che tenta di riconoscersi di nuovo mentre tutto intorno sembra chiedere il contrario.

Più che un disco, è un atto politico.

 

foto tratte dai profili social ufficiali dell’artista

 

Artista:
The Niro
Etichetta:
Esordisco/Audioglobe
Elenco Tracce:
01. La Nascita
02. Nessun rimpianto
03. So Odd
04. Bergman
05. My Desires
06. Tarantola
07. I have a dream
08. Borderline
09. Amsterdam
10. Ulisse
11. Rainy Days
Produzione Artistica:
Arrangiamenti e produzione artistica di The Niro; Produzione Esecutiva di Paola Cimino per Esordisco
Musicisti:
Testi e Musiche di The Niro; Tutti gli strumenti sono suonati da The Niro; Cori aggiuntivi su "I have a dream" di Marilicia Piccaluga; Federico Mantova solo chitarra in "Amsterdam"; Mix: Francesco Lo Cascio eccetto "Borderline" di Fabio Ferri; Mastering: Giovanni Versari; Recording Vox and Drums al Millenium Audio Recording di Fabio Ferri
Anno di Uscita:
2025